L’UVA DA TAVOLA

Bianca, rossa o nera, con o senza semi; ecco una piccola guida per conoscerla meglio. Regina indiscussa dei portafrutta di settembre è l’uva da tavola, di cui il nostro Bel Paese è il primo produttore al mondo e un grande consumatore. Alcune varietà derivanti dalla pianta di Vitis vinifera, la più diffusa in Italia e in Europa, possono essere utilizzate indifferentemente per la produzione di uva da mensa o di vino. Cambiano però la tecnica di coltivazione e il momento della raccolta.

 

 

 

 

È il caso ad esempio del Moscato d’Alessandria, detto anche Zibibbo, vitigno con cui si produce il famoso Passito di Pantelleria. Prima che la produzione di questo vino divenisse celebre, la pianta era utilizzata quasi esclusivamente come uva da tavola nella Sicilia occidentale.

 

L’uva americana, o uva fragola, che deriva dalla Vitis labrusca, è usata principalmente per la produzione di uva da tavola e solo in alcuni casi è sfruttata per la produzione di vino fragolino, che però non può essere venduto in Europa per un divieto che risale al 1931, introdotto per contrastare l’affermazione dell’uva americana a scapito di quella europea. L’uva da mensa ha solitamente la buccia più sottile e la polpa più carnosa ed è più dolce rispetto alla sorella utilizzata per produrre la bevanda tanto cara al Dio Bacco.

 

Le varietà principali sono bianche: l’Italia, la Pizzutella e la Regina. Tra le rosse spopola la Red Globe, tra le nere la Black Magic. Queste ultime sono il risultato dell’ibridazione di diverse cultivar, studiate per conferire determinate caratteristiche all’acino, in particolare dolcezza e croccantezza. Sono state create anche delle varietà apirene, ovvero senza semi (seedless), consumate però più all’estero che in Italia.

 

Tra le varietà ibride più curiose troviamo la Cotton Candy®, dall’acino verdognolo, il cui sapore ricorda quello dello zucchero filato. C’è poi la varietà nera Moon Drop®, una seedless con acini allungati di colore blu intenso, dolce e croccante. L’uva Koshu ha invece gli occhi a mandorla: vitigno autoctono giapponese, sfoggia splendidi acini rosa brillante. Storicamente utilizzata come uva da pasto, è da pochi anni sfruttata anche per la produzione d’interessanti vini.

 

Consigli per gli acquisti: osservate i grappoli e badate che i raspi siano ancora verdi; se l’uva è stata raccolta già da molto tempo sono secchi. Se è fresca, è bene tenerla a temperatura ambiente. Oppure in frigorifero in un sacchetto di carta (la plastica favorisce condensa e muffe). Si conserva per circa 10 giorni.

 

Margherita La Francesca

lafrancesca.m@gmail.com