INGALERA

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Ecco a voi il primo e unico ristorante in Italia realizzato all’interno di un carcere ma aperto al pubblico sia a mezzogiorno che di sera. Lo staff è composto dai detenuti del carcere di Bollate, guidati da uno chef e un maître professionisti, che permettono loro di imparare la lavorazione dei cibi e a voi, se ne sarete un giorno ospiti, di restare sorpresi dalle ricette esclusive e ben fatte. Mettersi in gioco, nella veste di professionisti, è per i tanti detenuti giovani che accoglie Bollate un’occasione di riscatto. E farlo in un ristorante, significa da un lato imparare una professione molto richiesta e di grande attualità, dall’altro dare continuità agli studi che alcuni di loro, grazie all’Istituto alberghiero Paolo Frisi, stanno facendo intramoenia.

 

 

tiramisuingalera

 

 

“Il ristorante nasce per offrire ai carcerati regolarmente assunti” scrive l’avvocato Ilaria Livigni per movimenti metropolitani “la possibilità di ritrovare o apprendere la cultura del lavoro, un percorso di formazione professionale e responsabilizzazione, mettendoli in rapporto con il mercato, il mondo del lavoro e la società civile. Questa possibilità di lavoro è data ai detenuti dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che permette di lavorare fuori dal carcere dopo aver scontato almeno un terzo della pena: le condanne dei ragazzi sono lunghe, il traguardo della libertà spesso lontano ed il percorso di rieducazione ed inserimento sociale quanto mai complesso.

I numeri sembrano parlare chiaro: dei 400 detenuti ammessi al lavoro fuori cella, nei diversi carceri italiani, ben 200 vengono da Bollate. E la formula sembra funzionare: in Italia il 68 per cento degli ex detenuti torna a delinquere, una percentuale altissima che fa molto riflettere sull’utilità dell’esperienza carceraria.

A Bollate, che attualmente ospita 1.130 persone, il tasso di recidiva scende ampiamente sotto il 20 per cento, una percentuale che allinea la struttura ai carceri più virtuosi del nord Europa. Insomma, sembra proprio che l’impegno in percorsi formativi e professionali, concretamente attuati, sia il miglior viatico contro la recidiva dei detenuti e, soprattutto, un vero passo avanti verso il principio di rieducazione della pena, così difficile da attuare, ma così importante per una crescita armonica della nostra società. 

Per entrare al ristorante non servono permessi: è solo consigliato prenotare, perché l’affluenza è quasi sempre da tutto esaurito. Insomma, proprio come un locale qualsiasi in cui si mangia bene“.

E se vi venisse voglia di guardare i giudizi dati dagli avventori su internet scoprireste un plauso generale.

Esaltazione per l’iniziativa o esperienza culinaria che merita davvero? Ci andremo e ve lo sapremo dire presto!

 

 

 

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