IL CIBO E LA COSTITUZIONE

Roberto Benigni l’ha definita la Costituzione più bella al mondo non più tardi di qualche anno fa e noi, oggi, ci sentiamo in qualche modo di accodarci a questo giudizio. Complessa, difficilmente riformabile, frutto dell’unico grande compromesso nella storia del Paese tra le forze politiche italiane, la Costituzione italiana contiene un respiro di libertà ineguagliabile a causa della storia e dello sforzo con cui si è arrivati a costruirla.

 

 

 

 

Durante questa festa della Repubblica, noi di Cibi abbiamo voluto sfogliarla con attenzione per capire se il cibo è un diritto tutelato dalla Carta. No, non c’è.

 

Crediamo i padri costituenti fecero uno sforzo di fede nella forza del nostro popolo e privilegiarono uno sguardo di ampio respiro e uno sguardo di libertà vera sul futuro. Un investimento straordinario di cui dovremmo raccogliere i frutti.

 

Il diritto al cibo è un diritto moderno, quasi contemporaneo. La sua prima apparizione è stata nella Carta fondamentale dei Diritti Umani, a sottolineare la sua universalità a fronte di tutta una serie di differenze sul tema che il mondo affronta. La difficoltà di accesso al cibo è una problematica grave e persistente in molti Paesi del globo.

 

Nella nostra Costituzione è un diritto derivato, vale a dire ricavato da questo principio della Carta fondamentale dei Diritti Umani e da altre fonti legislative internazionali. In questo senso, il nostro Stato si impegna a ricevere (e fare tesoro) le norme internazionali nel proprio ordinamento. Oltretutto, il nostro Stato ha l’obbligo di promuovere l’uguaglianza formale (cioè reale), rimuovendo tutti gli ostacoli che permettono il godimento di un diritto, anche quello al cibo.

 

Oggi, fortunatamente, godiamo di questo diritto senza preclusioni per un atto di amore e libertà. Viva l’Italia, viva la Costituzione più bella del mondo!

 

Gabriele Gatti

Gabriele.Gatti@cibiexpo.it