AGRICOLTURA E BIODIVERSITÀ – SEMI E GENETICA

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Una delle sfide più importanti dei nostri tempi è come fare a conservare e gestire in modo efficace la diversità genetica in campo agricolo e nella produzione di cibo, come proteggere questo capitale naturale che sostiene la prosperità economica e il benessere umano.

L’Italia è il Paese europeo più ricco in biodiversità per la varietà nelle tipologie di habitat, nelle conformazioni geomorfologiche, nelle caratteristiche climatiche e per la straordinaria ricchezza di culture e tradizioni locali.

 

Il futuro dell’agricoltura

Gli impressionanti progressi della ricerca scientifica e della tecnologia ci mettono a disposizione strumenti inimmaginabili fino a 50 anni fa per attuare una vera rivoluzione nell’agricoltura tradizionale.

L’obiettivo ambizioso è quello di ottenere il massimo di efficacia nel rispetto della sostenibilità, riducendo i costi e aumentando la qualità dei prodotti.

 

Il miglioramento genetico delle varietà vegetali consiste nella selezione e valorizzazione di caratteri ereditari che rispondano alle esigenze dei produttori e dell’industria. Ne sono un esempio la resistenza a stress idrici e termici, l’efficienza nell’assorbimento e utilizzo dell’acqua e dei nutrienti dal terreno.

La manipolazione del DNA e le recenti tecnologie di genome-editing (ad esempio il famoso sistema CRISPR/Cas9, una tecnica di taglio e cucito delle sequenze di uno o più geni), da molti vissuti come minacce e oggetto di tormentati dibattiti per le rilevanti implicazioni etiche, stanno di fatto aprendo nuovi scenari applicativi nei processi di miglioramento genetico delle colture vegetali e risultano più rapidi ed efficaci delle tecniche tradizionali di incrocio e selezione di mutazioni spontanee.

 

Recuperare e conservare il patrimonio esistente – banche e collezioni

La “collezione globale di organismi viventi” dell’umanità è organizzata in una rete complessa di circa 1750 centri di raccolta e conservazione di semi, piante e parti di esse sparsi in tutto il mondo.

Si tratta di banche di semi (denominate anche banche del germoplasma), orti botanici e coltivazioni in situ supportate in gran parte da centri di ricerca e università, a cui si aggiungono iniziative locali su piccola scala.

 

Sulla lontana isola di Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard tra la Norvegia e il Polo Nord, nelle profondità delle viscere di una montagna di ghiaccio si nasconde una vera fortezza.

Oltre le porte di acciaio si snodano freddi corridoi che ospitano una banca del tutto eccezionale: la più grande collezione mondiale di agrobiodiversità che ospita più di 930000 varietà diverse e narra più di 10000 anni di storia dell’agricoltura.

 

E’ la Svalbard Global Seed Vault, uno speciale caveau in cui al posto di gioielli, denaro e opere d’arte è depositata una vasta collezione di semi a cui l’umanità può accedere in caso di eventi apocalittici o di catastrofi.

Qui, alla temperatura di circa -18°C, i semi possono sopravvivere quiescenti per migliaia di anni.

La banca è stata inaugurata ufficialmente nel 2008 e il progetto, promosso e finanziato dal governo norvegese, è sostenuto dalla FAO.

Ogni sito “periferico” invia duplicati della propria collezione al centro delle isole Svalbard, che rappresenta una specie di copia di “back up” in caso di guasto. Una risorsa fantastica di varietà di sementi, molte delle quali sono antiche e non sono più utilizzate al momento.

(il seguito nel prossimo articolo)

Fonte: Dr.ssa Simona Baldassa, Biologa Molecolare e Microbiologa, Collaboratrice dello Studio ABR  

 

 

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