10000 ORTI PER L’AFRICA. IL PROGETTO SLOW FOOD PER GLI ORTI COMUNITARI E UN PERCORSO DI FORMAZIONE PER I GIOVANI AFRICANI

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mille orti in africa

 

Il Progetto prende ispirazione dalle parole chiave di tutta l’esperienza di Slow Food: pulito, buono, giusto.
Gli orti sono modelli concreti di agricoltura sostenibile, attenti alle diverse realtà (ambientali, socio-economiche e culturali) e facilmente replicabili. Si tratta di orti scolastici, comunitari, familiari.
Saranno orti buoni, perché vogliono garantire prodotti freschi e genuini, che valorizzano i prodotti locali, salvaguardando le ricette tradizionali; puliti perché rispettaranno l’ambiente, poiché gestiranno in modo sostenibile suolo e acqua e tuteleranno la biodiversità; giusti poiché saranno il frutto di un’esperienza comunitaria, che riunisce generazioni diverse e contesti sociali diversi  promuove le conoscenze e le competenze degli agricoltori, in modo da migliorare la loro autonomia e favorire la sovranità alimentare, dando alle comunità la possibilità di scegliere cosa coltivare e mangiare.
Lʼidea alla base del progetto non è la mera realizzazione materiale degli orti, che pure rappresenterà una parte, ma sarà piuttosto la visualizzazione pratica di quello che secondo Slow Food deve essere uno dei nuovi paradigmi che ci consentiranno di tracciare un nuovo modello di sviluppo capace di dare risorse a tutti rispettando la terra.
Infatti la realizzazione degli orti significherà sì permettere alla comunità di lavorare un pezzo di terra per sfamare la scuola o le famiglie del paese, ma anche e soprattutto costruire una rete di giovani africani che possano finalmente prendere in mano il riscatto del loro continente. Così accanto agli orti e alla loro nascita e cura ci saranno iniziative di formazione e mobilità internazionale di giovani africani, periodi di studio finanziati da borse di studio presso l’Università di Slow Food a Pollenzo per conoscere meglio il sistema alimentare mondiale e le sue storture: un percorso per acquisire gli strumenti affinché possano davvero prendere in mano, da protagonisti, la politica alimentare e non solo nel loro paese.
Perché, come non si stanca di sostenere Carlin Petrini “lʼAfrica sarà la culla del nuovo rinascimento mondiale, e che potremo dirci orgogliosi di avere dato il nostro contributo in questo senso. Come Europei abbiamo il dovere di restituire una parte del maltolto sottratto in secoli di prevaricazione e dominio, armato e non, e il paternalismo che ha contraddistinto la maggior parte della cooperazione finora non è più percorribile.”

E. P.

Fonte: Chiamamilano

 

 

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