UN TARTUFO RARO

Una grande notizia: si è aperta la strada allo sviluppo della coltivazione di tartufi nel mondo. Si, avete capito bene, il tartufo oggi si può coltivare. Come? Utilizzando, in una piantagione al di fuori della loro area di distribuzione naturale, le piantine preventivamente micorrizate con Tuber magnatum. La micorrizazione è una tecnica che consiste nel far attaccare l’apparato radicale della pianta – per esempio della quercia – da funghi che creano con essa una situazione di scambio reciproco: il fungo trae gli zuccheri derivanti dalla fotosintesi dell’albero, il quale a sua volta riceve acqua e sostanze minerali dal fungo.

 

 

I tartufi sono appunto funghi sotterranei che vivono in stretta associazione con particolari alberi. Ci sono 180 specie di tartufi nel mondo, ma solo alcune di esse presentano un interesse gastronomico ed economico. I più conosciuti sono il tartufo nero pregiato, il tartufo estivo o autunnale e il tartufo bianco pregiato, meglio conosciuto come Tartufo bianco d’Alba, raccolto principalmente in Italia.

Per quest’ultimo, la micorrizazione controllata è stata difficilissima da sviluppare; motivo per cui fino a oggi veniva raccolto esclusivamente in ambienti boschivi naturali, sfortunatamente in quantitativi molto inferiori rispetto alla domanda. Una collaborazione tra INRAE, l’Istituto nazionale di ricerca francese, e i vivai Robin, iniziata nel 1999, ha condotto alla messa a punto di un metodo affidabile per la produzione su larga scala di piante micorrizate con T. magnatum.  Le prime si sono ottenute nel 2003 e sono ora commercializzate dai vivai citati.

Per saperne di più abbiamo fatto alcune domande a Christine Robin, Direttrice Commerciale di Robin Pépinières.

 

Non tutte le piantagioni in cui sono state messe a dimora le piantine hanno funzionato. Quali sono le difficoltà?

Una delle piantagioni ha iniziato a produrre i primi tartufi nel 2019, quattro anni e mezzo dopo la messa a dimora delle piantine micorrizate. In realtà si tratta di un tempo brevissimo, che non ci aspettavamo. Le nostre piantagioni sono giovani e siamo solo all’inizio della produzione.

 

Quando si parla di corretta gestione della piantagione, cosa s’intende?

Per ottenere dei buoni risultati è importante seguire scrupolosamente i consigli di coltivazione in tutte le fasi, poiché gran parte dei casi di insuccesso è dovuta all’incuria. Da parte nostra offriamo assistenza al produttore durante tutto il percorso – prima e dopo la vendita – a partire dall’analisi per accertare le proprietà congenite del terreno fino alla preparazione della piantagione e a tutto il lavoro di coltivazione e mantenimento.

Da un punto di vista tecnico, nella piantagione che ha iniziato a produrre tartufo bianco la coltivazione è stata fatta con lavoro meccanico del terreno, ogni anno nel mese di marzo, vicinissimo alle piante (15/20 cm intorno alla pianta e 15 cm di profondità), potatura leggera annuale sui rami principali, irrigazione ogni 2/3 settimane in assenza di pioggia significativa con micro-aspersione. In generale, per le piccole piantagioni il lavoro può essere anche manuale intorno alle piante e l’irrigazione può essere fatta con aspersione, mai con metodo a goccia.

 

 

La zona d’impianto influisce sulla qualità del tartufo?

Il tartufo bianco ha delle esigenze specifiche, per cui alcuni territori risultano più adatti di altri. Il parametro essenziale per ottenere dei buoni risultati è verificare che le condizioni del terreno e quelle pedoclimatiche siano idonee prima di preparare la piantagione, attraverso un’analisi del terreno in un laboratorio specializzato nella tartuficoltura. Per quanto riguarda la qualità del tartufo ottenuto, la pezzatura dipende molto dal terreno e dal suo mantenimento in termini di lavorazione del suolo e irrigazione.

 

I tartufi che si ottengono sono tutti di prima qualità?

La domanda che riceviamo più spesso è se il tartufo in coltura abbia caratteristiche diverse da quello spontaneo. La risposta è assolutamente no, perché si tratta di un prodotto che cresce nel suolo. L’unico accorgimento che viene utilizzato è creare la piantina riproducendo le condizioni pedologiche e climatiche necessarie e utilizzando cure colturali appropriate. Su areali estremamente vocati le qualità sono esattamente le stesse, proprio come succede per il tartufo nero pregiato.

 

Una produzione più consistente influirà sul prezzo del prodotto?

È difficile fare una previsione poiché siamo ancora in una fase iniziale e bisogna considerare che la richiesta di questo tartufo è così tanto superiore alla quantità fornita che i prezzi possono raddoppiare da un anno all’altro, in base al raccolto. A oggi tutti i tartufi bianchi vengono trovati nei boschi; quindi possiamo soltanto ipotizzare che fra qualche anno, quando la produzione in piantagione inizierà a essere significativa, questo potrebbe aiutare a limitare le variazioni di prezzo da un anno all’altro.

 

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it

 

 

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