Oggi è a disposizione dei ricercatori un dispositivo miniaturizzato destinato allo studio di nuovi farmaci per le patologie cerebrali.
Un paio di anni fa, CiBi aveva dedicato 2 articoli al progetto europeo DIANA, appena finanziato dall’ERC (European Research Council). Al Politecnico di Milano erano nati i laboratori speciali MINERVA e ATHENA, diretti dalla professoressa Carmen Giordano, destinati allo sviluppo di dispositivi capaci di migliorare la capacità di previsione dei processi biologici che si effettuano non in un organismo vivente (cioè “in vivo”) ma in provetta (ossia “in vitro”).

Oggi, dopo 2 anni di ricerca portata avanti con Neuro-Zone s.r.l. – partner industriale impegnato nella scoperta di farmaci per patologie neurologiche e neurodegenerative – e con Diego Albani – studioso di neuroscienze dell’Istituto Mario Negri di Milano – il Politecnico, utilizzando la stessa tecnologia sperimentata in MINERVA e ATHENA, ha sviluppato una piattaforma che consente di riprodurre funzionalità complesse di organi su dispositivi della dimensione di un vetrino da microscopio. La piattaforma, Chip4D Brain, rappresenta un ulteriore tassello verso lo sviluppo di modelli in vitro evoluti, capaci di riprodurre alcune delle caratteristiche fondamentali dei sistemi biologici, come ad esempio la tridimensionalità o la presenza contemporanea di diversi tipi di cellule, e quindi di sperimentare e valutare in laboratorio l’efficacia di nuovi farmaci. Nello specifico, la Chip4D Brain è in grado di simulare, integrandoli in un unico sistema (in vitro), la barriera emato-encefalica, che protegge il cervello dall’aggressione di molecole e agenti esterni, e un modello di tessuto cerebrale. Questo consente di valutare la capacità di alcuni farmaci di attraversare la barriera citata e raggiungere efficacemente le aree del cervello da curare. Non solo. La piattaforma ha un’altra caratteristica importante: ha infatti implementato modelli cellulari già impiegati da Neuro-Zone, rendendoli più prossimi al profilo biologico di un paziente grazie all’uso di cellule staminali umane ricavate da donatori, poi isolate, processate e quindi rese “comprabili”.
Le ricerche e le sperimentazioni portate avanti da DIANA sono di forte attualità: in futuro, le patologie cerebrali – come la malattia di Alzheimer o il morbo di Parkinson – avranno certamente, un notevole incremento. Sfortunatamente, il tempo per sviluppare farmaci efficaci è lungo, gli investimenti economici altissimi, e il tasso di fallimento, per la sola malattia di Alzheimer, è oggi prossimo al 95%.
Marta Pietroboni
