ORANGE WINE

Ma non è solo una questione di colore. Facciamo il punto con Alexis Paraschos.

 

 

Alexis, per chi non vi conoscesse vediamo brevemente la vostra storia.

Papà Evangelos, di origine greca, giunge a Trieste per gli studi in farmacia. Qui conosce Nadia, la mia mamma, che a Gorizia conduce insieme alla famiglia un suo albergo-ristorante. In questa complicata terra di confine, quando molti tentano di fuggire dall’agricoltura, Evangelos si dedica alla vigna. Siamo nel 1997 alla nascita della cantina e nel 2003 alla prima vendemmia.

 

Oggi, insieme a nomi come Gravner e Radikon, siete un riferimento nel mondo degli Orange wine. Chiariamo subito questo primo punto: vino naturale e vino del contadino.

Il vino Orange è spesso associato al vino naturale e, di conseguenza, al vino del contadino, senza tenere conto che il vino una volta era un’esigenza alimentare che perciò guardava alla capacità immediata di sfamare: quantità e disponibilità del prodotto in tempi brevi. Un vino Orange, con fermentazioni spontanee, illimpidimento per decantazione e magari lunghi affinamenti, richiede tempo e genera costi. Per cui no, non è il vino del contadino. È certamente un vino naturale ma d’avanguardia; vini della qualità di oggi non erano alla portata di un’ottica contadina.

 

Orange wine non è solo una questione di colore, vero? Cosa distingue un Orange da un bianco macerato?

Questo fatto del colore e del nome “Orange”, dato per la prima volta da una rivista inglese per indicare un vino di Gravner, ha distolto dalla realtà. Un vino Orange si riconosce al palato; è qui che lo distinguiamo da un bianco macerato. L’Orange wine è un vino di struttura e di tannino con sentori olfattivi, non necessariamente intensi, legati al mondo dei bianchi. Ma tutto dipende dal vitigno e dalla vocazione del terreno. Per questo, tutti i vini bianchi si possono macerare ma non tutti possono essere vini Orange.

 

Orange One, dedichi il nome di questo “quarto colore” a un tuo vino e lo definisci “il vero bianco goriziano”, perché?

È un uvaggio che sta a ricordare il vino di una volta ed è un vino ricco, opulento che “spinge da tutte le parti”: acidità, salinità, tannino e profilo aromatico.  Chiamarlo Orange One per me è un rivendicarne la proprietà, una proprietà territoriale, identitaria; è raccontare la storia di questa terra di confine e dell’unico modo che conosco di fare il vino. Per me potremmo chiamarlo anche semplicemente vino. Perché questo, per me, è il vino.

 

Elisa Alciati

elisa.alciati@cibiexpo.it

 

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