VITIGNI INTERNAZIONALI

Mario Soldati aveva già visto tutto. Con più consapevolezza, la storia avrebbe raccontato qualcosa di diverso rispetto, per esempio, allo scandalo del metanolo. Nel suo Vino al vino, scritto negli anni ’60 e sottotitolato Alla ricerca di vini genuini, Soldati sostiene: «Non possiamo che compiacerci del benessere e degli enormi progressi che la rivoluzione industriale ha portato all’Italia nell’ultimo ventennio.

 

 

Ma questo progresso lo abbiamo pagato, lo paghiamo e lo pagheremo con una quantità inevitabile di guai minori, tra cui uno dei maggiori consiste nella decadenza del vino. Ed è doloroso che l’Italia, quantitativamente la prima di tutte le nazioni produttrici, si affacci al mercato europeo e mondiale del vino, in cui qualitativamente, ahimè, non è considerata nemmeno la seconda. È doloroso che proprio un momento come l’attuale coincida con quello della decadenza, o almeno della minaccia di decadenza, del vino italiano. Doloroso perché oggi i veri vini genuini, i non super lavorati vini italiani sono, secondo me, i migliori del mondo… Quando è che gli italiani hanno incominciato a tagliare i legami con la campagna? Da quel momento, con velocità fulminea e catastrofica, gli italiani hanno dimenticato tutto ciò che, sul vino, conoscevano perfettamente. Oggi non sanno più riconoscere quando è buono e quando non lo è. Trangugiano con paurosa disinvoltura, e talvolta con tragico entusiasmo, il contenuto di bottiglie che i nostri nonni non avrebbero esitato un istante a vuotare nel lavandino».

 

Il nostro patrimonio vitivinicolo

Nel 1966 viene pubblicata la prima raccolta in cinque volumi Principali vitigni da vino coltivati in Italia, curata dai maggiori ampelografi italiani e promossa dal Ministero dell’Agricoltura. Le varietà censite all’epoca erano 243.

Nel 1969 viene istituito il Registro Nazionale delle Varietà di Vite che oggi supera le 600 varietà registrate.

Sono numeri che raccontano un patrimonio ricchissimo di biodiversità ma quello che ci sta in mezzo è un lungo cammino di (ri)scoperta.

 

Vitigni internazionali: quali sono e cosa significa

I vitigni internazionali sono varietà di uva coltivate in molti Paesi del mondo; per questo non sono legate in modo esclusivo a un territorio specifico. Alcuni esempi: Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Syrah. Il territorio e l’ambiente pedoclimatico determinano differenze gusto-olfattive tra un luogo e l’altro, pur mantenendo le caratteristiche riconoscibili proprie del vitigno.

Quelli internazionali hanno avuto un ruolo importante nella trasformazione del vigneto italiano, segnando una battuta d’arresto nella crescita e nello sviluppo di quelli autoctoni.

 

L’espianto dei vitigni autoctoni e il boom delle mode di gusto

Mentre gli internazionali venivano scelti per caratteristiche come redditività e adattabilità, gli autoctoni, meno produttivi e più difficili da coltivare, anche per la maggiore esposizione a malattie fungine, venivano espiantati.

Non solo. Queste vinificazioni diventano riconoscibili e rintracciabili ovunque.

Riescono in qualcosa di semplice e allo stesso tempo raro: mettono d’accordo le necessità produttive e l’evoluzione del gusto.

È difficile stabilire con precisione quanto di questo processo sia stato guidato dalla necessità e quanto da un adeguamento a un gusto dominante. Certamente, entrambi gli elementi hanno dato il loro contributo: da un lato, l’esigenza di produrre vini in quantità per un mercato sempre più ampio; dall’altro, la ricerca di un gusto “rassicurante”, riconoscibile.

 

Il processo di cambiamento e il ritorno alle varietà locali

Occorreranno eventi come lo scandalo del metanolo e personalità come quella di Mario Soldati per incidere profondamente sulla percezione del vino. E una nuova coscienza sociale per spingere la domanda verso un consumo genuino.

Le varietà locali tornano così a trovare spazio. Vengono reimpiantate, studiate, osservate con uno sguardo nuovo. Esistono vitigni antichissimi di cui, fino a poco tempo fa, non si conoscevano le potenzialità né dal punto di vista agronomico, né da quello enologico.

Nasce così un rinnovato interesse per i vitigni rari che oggi rappresentano un ambito di ricerca sempre più vivo.

 

Alcune cose passano, altre restano… o ritornano

La diffusione dei vitigni internazionali e il successivo ritorno di interesse per quelli autoctoni non sono due fenomeni opposti ma parti della stessa storia che racconta comunque un processo di crescita.

Una crescita che riguarda il vino, la sua produzione, il suo racconto e la sua percezione.

È stata la società a spingere il vino a migliorare oppure è stato il vino, mostrando i suoi angeli e i suoi demoni, a costringere la società a cambiarne la storia?

Forse non esiste una risposta definitiva, tuttavia questa resta, nel suo complesso, una storia positiva di evoluzione del vino e del gusto.

 

Elisa Alciati

elisa.alciati@cibiexpo.it