PIÙ PESI E PIÙ MISURE

L’organismo è soggetto a variazioni, anche evidenti, durante il corso della giornata. Di solito non si tratta di depositi adiposi, ma di fisiologiche conseguenze di processi metabolici a breve termine. Il peso corporeo che si misura durante il giorno non è un valore statico ma una variabile dinamica, soggetta a fluttuazioni circadiane (cioè variabili nell’arco delle 24 ore) che possono oscillare tra lo 0,5% e il 2,5% della massa totale in un individuo sano. Tali variazioni sono interpretate (spesso erroneamente) come variazioni nella massa adiposa o muscolare; tuttavia, esse derivano prevalentemente da modificazioni del bilancio idrico-salino, delle riserve di glicogeno, del contenuto gastrointestinale e delle risposte ormonali.

 

 

Uno dei principali determinanti delle variazioni di peso a breve termine è lo stato delle riserve di glicogeno epatico e muscolare. Il glicogeno è un polimero del glucosio (simile all’amido presente nei vegetali) utilizzato da fegato e muscoli come riserva energetica pronto uso. La caratteristica fondamentale del glicogeno è la sua natura idrofila: ogni grammo stoccato nei tessuti lega circa 3-4 grammi di acqua. Un adulto medio può immagazzinare tra i 400 e i 600 grammi di glicogeno; di conseguenza, una deplezione (diminuzione, ndr) delle riserve per restrizione o intensa attività fisica, o un loro rapido ripristino (iperfagia glucidica) può causare una variazione di peso immediata compresa tra 1,5 kg e 2,5 kg, dovuta quasi interamente all’acqua associata.

Il bilancio idrico-salino è strettamente regolato dalla concentrazione di sodio. Un’assunzione dietetica elevata di sale da cucina (cloruro di sodio) altera temporaneamente l’osmolarità (la concentrazione totale di soluti, ndr). Per mantenere l’equilibrio osmotico, l’organismo attiva meccanismi di ritenzione idrica attraverso l’ormone antidiuretico (conosciuto anche come vasopressina o ADH): questo fenomeno porta a un aumento temporaneo del volume plasmatico e dei liquidi presenti nei tessuti.

Si può osservare nella specie umana un incremento ponderale di 0,5-1 kg il giorno successivo a un pasto particolarmente ricco di sodio, che viene poi smaltito non appena i reni siano in grado di ripristinare il corretto rapporto elettrolitico (fondamentale, per l’omeostasi corporea, la capacità degli organismi viventi di autoregolarsi per mantenere costante l’ambiente interno). Inoltre, il peso che misuriamo include (ovviamente) anche tutto ciò che si trova all’interno del tubo digerente. La massa degli alimenti ingeriti, il volume di acqua bevuta e il peso dei residui in attesa di evacuazione (chimo e feci) influenzano direttamente la misura.

È necessario, in tale ambito, considerare anche alcuni fattori concorrenti, quali alimenti ricchi di fibre che trattengono acqua, il tempo del transito nel tratto gastroenterico, ad esempio il ritmo di svuotamento gastrico e il tasso di motilità intestinale, che possono evidentemente provocare palesi fluttuazioni giornaliere del peso, influenzate anche da mutamenti delle routine quotidiane.

Inoltre, nelle donne in età fertile, le fluttuazioni ormonali legate al ciclo mestruale giocano un ruolo cruciale. I periodi di aumento delle concentrazioni di progesterone e le variazioni nei livelli di aldosterone (un ormone che promuove la ritenzione di sodio) favoriscono la ritenzione di liquidi nei tessuti, con conseguente incremento ponderale: molte donne osservano un aumento di peso che varia da 1 a oltre 3 kg nei giorni precedenti le mestruazioni, con accrescimenti transitori.

Rimanendo in campo ormonale, ricordiamo che elevati livelli di cortisolo, che si verificano ad esempio nello stress psicofisico cronico, possono promuovere la ritenzione di sodio e, di conseguenza, di acqua.

Incrementi del peso corporeo possono essere osservati a seguito di attività fisica intensa, soprattutto quella che provoca microlesioni a carico del tessuto muscolare: il processo infiammatorio acuto riparativo causa il richiamo di liquidi nelle cellule muscolari.

La variazione circadiana del peso corporeo è quindi sottoposta a una moltitudine di fattori durante le 24 ore: per ottenere dati “attendibili” e minimizzare il “rumore” delle fluttuazioni quotidiane, potrebbe essere utile salire sulla bilancia quotidianamente, calcolando la media settimanale, magari al mattino, alla medesima ora, dopo eventuale evacuazione e a digiuno, anche di liquidi, e preferibilmente nudi o con abbigliamento leggero e costante nelle pesate.

In conclusione, una singola misurazione del peso corporeo rappresenta una “fotografia” istantanea di una complessa serie di processi fisiologici in divenire. Le variazioni quotidiane non riflettono necessariamente cambiamenti nella massa adiposa, ma sono generalmente l’espressione della gestione dei fluidi e dei substrati energetici. Per monitorare la composizione corporea in modo accurato, è necessario guardare a un trend sul lungo periodo, limitando l’importanza delle naturali oscillazioni del cosiddetto “peso d’acqua”.

 

Massimo Faustini

Dip. DIVAS

Università degli Studi di Milano

massimo.faustini@unimi.it