L’AVVENTURA DEL PESCO

Ogni frutto ha una storia e ogni storia merita di essere narrata. Quella del pesco è un intreccio di memorie, leggende, viaggi, ricerche scientifiche. Il pesco è soprattutto un’eredità contadina, lascito di agricoltori che nei secoli ne hanno conservato il germoplasma, gli usi e le tradizioni. Affonda le sue origini negli altopiani del Tibet, da dove si diffonde in Cina.

 

 

 

 

 Ne sono testimonianza i noccioli risalenti al Neolitico (6000 a.C.) rinvenuti nei villaggi Hemudu sulle rive dello Yangtze. Intorno al 3000 a.C. inizia la ‘domesticazione’ di molte delle tipologie di pesca che oggi conosciamo: le nettarine nel Turkestan (ispiratrici del celebre saggio The Golden Peaches of Samarkand), le pesche bianche, le piatte (Peen-to) dal gusto di miele. Il frutto si radica profondamente nella cultura cinese, assurgendo a simbolo di fertilità e longevità, e ispirando l’antico canzoniere Shijing (1100 a.C.).

 

Il suo arrivo in Europa è avvolto nel mistero: forse giunge dalla Persia, notato da Alessandro Magno nei giardini del re Dario III; oppure dall’Egitto, secondo Diodoro Siculo. Al di là delle leggende, l’introduzione del pesco è probabile sia avvenuta prima nel mondo greco (tramite l’antenata di quella che fu poi nominata Via della Seta) e poi, intorno al I secolo a.C., nell’Impero Romano.

 

Plinio il Vecchio ne cita l’origine persiana e altri latini (Virgilio, Columella, Palladio) ne descrivono il frutto: Asiatica, Duracinus, con polpa aderente all’endocarpo, Gallica, dai Balcani tramite la via del Danubio. Dopo la caduta dell’Impero, il pesco scompare dalle campagne, ma viene salvato da Carlo Magno nei giardini dei monasteri. Rifiorisce  nel Rinascimento, negli horti nobiliari, ed è esportato nel Nuovo Mondo dai colonizzatori ispanici.

 

L’epoca di massima fortuna del pesco inizia con la ‘Febbre dell’Oro’ a metà dell’800, con l’arrivo nel piccolo Stato americano del Delaware della Chinese Cling, una pesca cinese a polpa bianca con buccia marezzata di rosso.

 

Nel primo ‘900 una moltitudine di tipologie discendenti da Chinese Cling e dalle antiche pesche ispaniche (le Indian peaches) inizia a diffondersi, prima in America e poi nuovamente in Europa. Nel secondo dopoguerra, le varietà americane invadono il resto del mondo, ritornando infine nella loro terra natia: la Cina. Curioso è il caso delle nettarine, originarie del bacino del Tarim ma ‘rinate’ nella coltivazione cinese grazie alle varietà americane. E l’epopea della pesca non è ancora finita…

 

Marco Cirilli

Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Università degli Studi di Milano

In collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano