LA CONTRAFFAZIONE DELL’OLIO

Uno dei prodotti per cui l’Italia è famosa nel mondo è l’olio di oliva, la cui pianta, originaria del Medio Oriente, è stata coltivata per la prima volta dagli Etruschi. Già secoli prima dell’anno zero, in Palestina erano attivi diversi frantoi, e si deve ai Fenici, ai Greci e ai Cartaginesi la diffusione della pianta nel bacino del Mediterraneo. In Italia, la coltivazione degli ulivi inizia intorno al 1000 a.C. e dobbiamo agli antichi romani la divulgazione, nei territori occupati, delle tecniche di coltivazione, spremitura e conservazione.

 

 

 

 

Ai giorni nostri, la richiesta di olio extravergine, uno dei principali protagonisti della dieta mediterranea, è in aumento grazie alle sue riconosciute proprietà benefiche per la salute. Non è un caso che, di recente, le autorità statunitensi lo abbiano addirittura classificato come farmaco. Ma uno dei problemi del settore oleario italiano è l’abbandono degli oliveti, che riguarda vaste superfici della penisola. Pratica che costituisce un grave danno anche al patrimonio storico, culturale e turistico, specialmente nei territori storicamente legati alle colture tradizionali.

 

Le cause dell’abbandono sono una limitata convenienza economica del loro mantenimento e il progressivo venir meno del lavoro delle generazioni più anziane, che sono state la linfa vitale di questo patrimonio. Non si hanno dati precisi, ma si stima che in Italia ci siano migliaia gli ettari di oliveti incolti e abbandonati all’incuria, un deprecabile spreco sia in termini di materia prima sia di occasioni di lavoro.

 

Tale fenomeno ha un ulteriore risvolto, ossia quello di dover reperire in molti casi le olive, se non il prodotto finito, al di fuori dei confini nazionali per far fronte a una elevata domanda di olio d’oliva Made in Italy, con il relativo proliferare di frodi alimentari e contraffazioni a opera della criminalità organizzata attratta dagli ingenti guadagni, tanto più se si considera che i prezzi delle produzioni estere sono molto più “convenienti”…

 

Solo negli ultimi anni si assiste a un’inversione di tendenza, e svariate sono le iniziative di recupero degli oliveti abbandonati in tutto il territorio italiano a opera di associazioni di giovani imprenditori. Il recupero delle colture, in certi casi anche secolari, rappresenta dunque una concreta occasione di sviluppo e valorizzazione del territorio e di creazione di posti di lavoro, permettendo la produzione di olio di oliva di alta qualità veramente italiano.

 

Daniela Mainini

info@anticontraffazione.org