IRISINA: DALL’OLIMPO AI MUSCOLI

L’irisina, una proteina sintetizzata dai muscoli, è dotata di proprietà straordinarie, quale quella di consumare grassi convertendoli direttamente in calore. Questo apre la porta a numerose vie per il benessere fisico e la cura di patologie metaboliche.

 

 

Da decenni è ormai risaputo che i vantaggi dell’attività fisica non si ripercuotono positivamente sul solo apparato muscolare, ma intervengono in modo massivo su numerosi organi e sistemi, a volte insospettati di collaborazione.

Per svariati decenni abbiamo considerato il muscolo scheletrico come un mero apparato meccanico, utile solo al movimento e al sostegno. Tuttavia, la ricerca degli ultimi vent’anni ha ribaltato questo paradigma, rivelando che il muscolo è, a tutti gli effetti, il più grande organo endocrino del corpo umano (un organo endocrino è una ghiandola a secrezione interna che produce e rilascia ormoni direttamente nel sangue, senza l’uso di condotti). ll tessuto muscolare è infatti in grado di sintetizzare un contingente di “postini” molecolari che veicolano messaggi dal muscolo al resto dell’organismo. Queste proteine, le miochine, annoverano numerose molecole con le funzioni più disparate.

Nel 2012, un gruppo di ricercatori di Harvard ha identificato uno di questi messaggeri chiave: l’irisina. Chiamata così da Iris, la messaggera degli dèi della mitologia greca, questa proteina prodotta dai muscoli viene rilasciata nel sangue durante la contrazione muscolare. Sebbene abbia influenze anche su ossa ed encefalo, il suo bersaglio più interessante, e inatteso, è senza dubbio il tessuto adiposo, su cui agisce come un fattore fondamentale di rimodellamento.

Per capire perché sia così importante, dobbiamo innanzitutto distinguere i due tipi principali di grasso presenti nell’organismo di un mammifero, il tessuto adiposo bianco, che rappresenta il classico grasso di deposito, che immagazzina energia sotto forma di trigliceridi, e il tessuto adiposo bruno, che consuma i trigliceridi accumulati per produrre calore (termogenesi).

L’irisina agisce su alcune particolari cellule di grasso bianco “pigre” e le converte in cellule che, pur restando fondamentalmente cellule adipose bianche, assumono funzioni simili al grasso bruno; per coerenza cromatica, sono state denominate cellule beige. La funzione principale dell’irisina sul tessuto adiposo è quindi quella di attuare sulle cellule bianche un processo chiamato imbrunimento. Le cellule beige hanno perciò caratteristiche simili al grasso bruno: sono ricche di mitocondri – le “centrali energetiche” delle cellule – ed esprimono una proteina denominata proteina disaccoppiante 1, la quale permette a quelle adipose di generare calore anziché immagazzinare energia per i consueti processi metabolici. Una volta che l’irisina ha stimolato la sintesi di proteina disaccoppiante 1 nei depositi di grasso, accade qualcosa di straordinario. Normalmente, i mitocondri producono ATP (adenosintrifosfato, la “moneta energetica” cellulare): sotto l’effetto di questa proteina, invece, il processo viene “cortocircuitato” e l’energia derivante dai grassi viene dissipata direttamente sotto forma di calore. In pratica, l’irisina incrementa il dispendio energetico a riposo, migliora la sensibilità all’insulina, rinforzando il controllo della glicemia e riduce l’accumulo di lipidi, contrastando l’ipertrofia degli adipociti.

Ma l’irisina non agisce in modo selettivo sul tessuto adiposo: è stata evidenziata una sua funzione sul tessuto osseo, stimolando la formazione di nuove strutture, irrobustendo lo scheletro, e sul sistema nervoso centrale, promuovendo la neurogenesi, migliorando le funzioni cognitive e, probabilmente, operando come fattore di contrasto per la malattia di Alzheimer. Inoltre, agendo sul grasso bianco può contenerne i processi infiammatori derivanti dal suo accumulo eccessivo.

Ma come possiamo stimolare la produzione di irisina? Per fortuna, non abbiamo la necessità di disporre di un laboratorio: il motore principale è l’esercizio fisico. Gli sforzi di tipo aerobico (corsa, nuoto, ciclismo) e gli allenamenti di resistenza (pesi) sono i trigger più potenti. Anche l’esposizione al freddo sembra stimolare il rilascio di questa molecola, poiché il corpo cerca di produrre calore per mantenere la temperatura costante, coadiuvando le attività del grasso bruno, la cui funzione primaria è, come detto, la termogenesi.

L’irisina rappresenta perciò il ponte (o uno dei possibili ponti) tra l’attività fisica e la salute metabolica: sebbene la ricerca stia studiando farmaci in grado di mimarne l’effetto per chi non può muoversi (come i pazienti gravemente disabili), per la maggior parte di noi la “prescrizione” rimane la stessa: muoversi. Ogni passo, ogni pedalata e ogni sollevamento pesi è un messaggio inviato al nostro tessuto adiposo con lo scopo di rallentare l’accumulo di grassi e iniziare a consumare in modo consapevole e positivo, promuovendo un processo vero e proprio di riprogrammazione biochimica che, grazie all’irisina, trasforma il nostro metabolismo in una macchina più efficiente, lubrificata e resiliente.

 

Massimo Faustini

Università degli Studi di Milano

Dip. DIVAS

Massimo.faustini@unimi.it