ASPARAGI E IMMORTALITÀ DELL’ANIMA

Cosa lega in effetti gli asparagi, nel loro breve viaggio dal campo alla tavola, all’immortalità dell’anima? Una domanda intrigante che Campanile sviluppa attraverso pagine di sagaci elucubrazioni, di geniali intuizioni, di arguti sillogismi, di appassionanti riflessioni sull’essere e il divenire, per arrivare a una sola conclusione inconfutabile (caso mai a qualcuno venisse in mente di confutarla): «non c’è alcun rapporto fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima».

 

 

 

 

Ma una cosa gli asparagi ce l’hanno in comune con il libro di Campanile: l’immenso piacere del gusto che procurano. Gusto della lettura nel caso del libro, piacere del palato nel caso degli affusolati ortaggi. E il binomio letteratura-asparagi ricompare in altre opere, molto più frequentemente di quanto ci si potrebbe aspettare. Così, nell’epico Addio alle armi Ernest Hemingway celebra il gusto degli asparagi assaggiati nelle sue scorribande sul Monte Grappa.

 

Ancora, gli asparagi sono raccontati con delicata maestria nel Bel Ami di Guy de Maupassant e si ritrovano anche in una dimensione verista nelle Novelle rusticane di Giovanni Verga. Senza dimenticare, naturalmente, il massimo comunicatore d’emozioni, Marcel Proust, che racconta di come sostasse «rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa». Sino ad arrivare, ai tempi nostri, a John Le Carré, giallista tra i più sottili, che nell’incipit del suo Single & Single, tra pistole e desideri d’avventure, riesce a mettere in tavola anche succulenti asparagi freschi, maturati nell’orto. 

 

A questo punto, dunque, non ci sono scuse: se possono diventare protagonisti di saggi filosofici, di descrizioni passionali, di situazioni intriganti, perché non dovrebbero esserlo anche sulla nostra tavola? Chissà, forse potrebbero aprirla a una nuova dimensione poetica, suggestiva per i suoi sapori, ma anche per i sui colori…

 

Si, perché l’uomo con gli asparagi ne ha combinate di tutti i colori: se negli asparagi verdi i turioni (si chiama così la parte commestibile) crescono per quasi tutta la loro lunghezza fuori terra, abbronzandosi a loro modo con la fotosintesi, il pallore di quelli bianchi è ottenuto facendoli maturare completamente sotto la terra, e per i più sofisticati si è riusciti a creare anche asparagi violetti, dalle sfumature particolarmente delicate che si generano in una breve esposizione alla luce, prima di essere raccolti appena fuoriusciti dal terreno.

 

Giorgio Donegani

www.giorgiodonegani.com