L’AGRICOLTURA DEL FUTURO

Nel 2026 l’idea che la tecnologia faccia sempre più parte della nostra quotidianità non è più una previsione astratta, ma una realtà tangibile.

Siamo abituati all’utilizzo di app che, tramite algoritmi, ci suggeriscono, ad esempio, quale strada percorrere per arrivare alla nostra destinazione nel minor tempo possibile. Tutto ciò che ci circonda è ormai smart. Se è vero che, da un lato, la tecnologia influenza ciò che guardiamo, ascoltiamo e a volte pensiamo, è anche vero che può aiutarci a risolvere problematiche più o meno complesse. Tutto sta nel saper gestire le innovazioni che caratterizzano il nostro tempo, sfruttandole senza farsene dominare.

 

 

Nel caso delle nuove tecnologie utilizzate in campo agricolo, queste permettono di aumentare la produttività, riducendo i tempi di lavorazione e il sovrasfruttamento di risorse.

Da sempre il lavoro nei campi si è basato sull’esperienza dei padri tramandata ai figli tramite leggi non scritte, ma oggi a tutto ciò si aggiunge l’utilizzo di macchinari e tecniche intelligenti per ottimizzare tutte le fasi produttive, al fine di raggiungere l’obiettivo della sostenibilità ambientale. L’agricoltura del futuro utilizza IA, droni, sensori climatici, per soddisfare le richieste alimentari di una popolazione in costante crescita, riducendo sia gli sprechi che l’emissione di sostanze inquinanti.

Il progetto Instinct nato in Trentino Alto Adige, finanziato da FESR-EFRE Cohesion Italy 21-27 Alto Adige Südtirol e co-finanziato dall’Unione Europea, ha come obiettivo quello di sviluppare un processo di agricoltura di precisione. Obiettivi: ridurre l’utilizzo di insetticidi, promuovere l’impiego di trappole intelligenti, in grado catturare gli insetti dannosi tramite l’utilizzo di sostanze attrattive, e monitorare il loro ciclo vitale.

In particolare, si cerca di contenere la presenza di due specie: Cydia pomonella (parassita del melo) e Drosophila suzukii (moscerino dei piccoli frutti), in grado di causare gravi danni a frutteti e comprometterne il raccolto annuale.

Una volta all’interno della trappola, la presenza degli insetti è rilevata da appositi sensori ed è proprio a questo punto che entra in gioco l’intelligenza artificiale che, per tutta la durata del progetto, ancora in corso, viene allenata a riconoscere gli insetti target e a registrare l’incidenza di cattura. Di conseguenza, è possibile effettuare il monitoraggio di questi animali a distanza, per determinare il momento più adatto all’applicazione dei metodi di contenimento e ridurre, quindi, il numero dei trattamenti fitosanitari.

“Grazie alle nuove tecnologie, gli agricoltori potranno prendere decisioni più consapevoli, intervenire solo quando serve e ridurre gli sprechi”, dice Silvia Schmidt, coordinatrice del progetto e responsabile del gruppo Metodi biologici di protezione delle piante al Centro di sperimentazione Laimburg.

Un altro progetto/start up che offre una svolta tecnologica innovativa nel settore agricolo è Plantvoice, che ha come obiettivo quello di prevedere la qualità della produzione agricola e massimizzare la resa dei raccolti. Grazie all’utilizzo di un biosensore delle dimensioni di uno stuzzicadenti inserito all’interno del fusto della pianta, è possibile analizzare la linfa in tempo reale, ottimizzando, così, l’uso di risorse idriche, fertilizzanti e fitofarmaci.

Non è assolutamente un vantaggio da sottovalutare, poiché si sa che, in campo agricolo, la tempestività nella diagnosi di eventuali malattie o anomalie può essere fondamentale per garantire la produttività e la qualità del raccolto.

I dati fisiologici della pianta, vengono raccolti e analizzati tramite una tecnologia sensoriale “as a service” (un modello di business che trasforma prodotti e risorse tecnologiche in servizi in abbonamento, ndr), inviati via cloud direttamente sullo smartphone o sul computer dell’agricoltore, che riceve così informazioni importantissime in tempo reale.

Il fatto di ottenere, in questo modo, dati precisi e accurati sullo stato di salute delle piante e poter intervenire in maniera tempestiva e specifica su eventuali segnali di stress o di attacchi di patogeni e parassiti, rappresenta davvero un’innovazione poiché si discosta totalmente dai metodi finora utilizzati che si basano, essenzialmente, sul monitoraggio del suolo e di tutto il microambiente che si determina intorno a una coltura.

Nello specifico Plantvoice, nata nel 2023 a Bolzano, si propone di effettuare una sorta di “elettrocardiogramma vegetale”, grazie ad un dispositivo fitocompatibile inserito nel fusto della pianta, che permette di controllare parametri vitali fondamentali quali la salinità e i flussi della linfa.

Matteo Beccatelli, CEO e cofondatore insieme al fratello Tommaso e a Pierluigi Lodi Rizzini, afferma: “Il nostro obiettivo è sempre stato duplice: aumentare la redditività dell’agricoltore e ridurre l’impatto ambientale”.

L’agricoltura del futuro è innovazione, sviluppo e consapevolezza. La tecnologia, usata con criticità e responsabilità può diventare un ponte di collegamento tra produttività e sostenibilità, aiutandoci a comprendere tutti quei segnali che l’ambiente ci ha inviato e che finora abbiamo ignorato.

 

Marina Greco

marina.greco83@hotmail.com