Energia, dati e sostenibilità: il nuovo volto dell’agricoltura. Se l’agricoltura del Novecento è stata definita soprattutto dalla meccanizzazione e dall’aumento della capacità produttiva, quella del XXI secolo, figlia di una trasformazione profonda, parla il linguaggio dei dati, dell’energia pulita e della biologia applicata.

Un’evoluzione che integra conoscenza scientifica e innovazione tecnologica per rendere i sistemi produttivi più efficienti, sostenibili e resilienti. In quest’ottica, le nuove serre hi-tech stanno assumendo un ruolo sempre più centrale come vere e proprie infrastrutture di ricerca applicata, capaci di superare la tradizionale funzione di semplice supporto alla coltivazione. Non sono più soltanto spazi protetti, ma sistemi evoluti e altamente integrati, in cui convergono agronomia, ingegneria, scienze ambientali e tecnologie digitali.
All’interno delle serre, sensori e sistemi automatizzati controllano costantemente parametri come temperatura, umidità e stato di salute delle piante. I dati raccolti permettono di intervenire in modo mirato, riducendo sprechi, migliorando le rese e accelerando lo sviluppo di nuove varietà più resistenti e sostenibili.
In questo modo, la serra si trasforma, da semplice struttura di supporto, a infrastruttura attiva, capace di generare conoscenza scientifica e soluzioni concrete per un’agricoltura orientata alla tutela delle risorse e proiettata nel futuro.
Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dalle nuove serre del Centro di Ricerca di Bayer Crop Science Italia a Borgo Sabotino, uno dei principali poli europei per lo sviluppo varietale in ambito orticolo. Inaugurato nello scorso ottobre, si estende su circa 23 ettari tra serre e campi sperimentali, dove si sviluppano varietà orticole pensate per rispondere alle sfide dell’agricoltura moderna: cambiamento climatico, scarsità di risorse idriche, richiesta di produzioni più sostenibili ma allo stesso tempo più performanti.
Qui l’innovazione non resta un concetto astratto, ma si traduce in risultati misurabili grazie a un insieme di soluzioni tecnologiche integrate, che accompagnano l’intero ciclo di ricerca: dalla gestione delle risorse alla selezione genetica, fino alla raccolta e interpretazione dei dati.
Ciò che rende davvero “hi-tech” una serra è l’integrazione di tecnologie diverse che lavorano in sinergia. Un esempio è il sistema Phytobac®, che utilizza processi naturali per il trattamento dei residui agricoli, riducendo l’impatto ambientale grazie all’impiego di microorganismi e substrati naturali. A questo si affiancano l’uso di materiali biocompostabili e le pratiche di solarizzazione avanzata, una tecnica che sfrutta il calore del sole per sanificare naturalmente il terreno, riducendo il ricorso a trattamenti chimici e contribuendo alla rigenerazione del suolo e al miglioramento della fertilità nel lungo periodo.
Un altro elemento chiave è la gestione dell’acqua, che, attraverso sistemi di recupero e riutilizzo, diventa una risorsa circolare, riducendo gli sprechi e aumentando l’efficienza complessiva del sistema. In parallelo, l’impiego di tettoie fotovoltaiche consente di abbattere oltre il 50% delle emissioni di CO₂, trasformando la serra in una piccola fonte di energia pulita. Dal punto di vista energetico sono infatti progettate per consumare meno e utilizzare meglio le risorse disponibili, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e con la necessità di decarbonizzare il settore agricolo.
Il vero salto tecnologico è però rappresentato dalla digitalizzazione dei processi di ricerca. L’uso di tecnologie di diagnostica per immagini (imaging avanzato) come la Scalecam, un sistema di analisi visiva ad altissima precisione, consente di raccogliere dati dettagliati sullo stato delle piante e sulle condizioni ambientali. Queste informazioni, elaborate attraverso modelli analitici, permettono di monitorare in tempo reale la salute delle colture, individuare precocemente situazioni di stress e accelerare i programmi di miglioramento varietale, selezionando piante più resistenti e adattabili.
In questo contesto, la serra diventa un ambiente controllato e riproducibile, in cui è possibile simulare differenti condizioni climatiche e agronomiche, testando la resilienza genetica delle piante e sviluppando varietà più adatte ai cambiamenti in atto.
Le nuove serre hi-tech dimostrano come l’agricoltura stia evolvendo verso un modello knowledge-driven, in cui la produzione è guidata dalla conoscenza scientifica e dall’analisi dei dati. Un approccio che permette di sviluppare soluzioni in tempi più rapidi, rispondendo alle sfide globali legate alla sicurezza alimentare, al cambiamento climatico e alla competitività delle filiere. All’inaugurazione di queste nuove infrastrutture di ricerca ha partecipato anche PARLA CON ME, uno spazio di approfondimento dedicato al mondo agrifood e all’innovazione.
Alessandra Meda
PARLACONME
È il podcast e programma radiofonico ideato da Simona Riccio, dedicato al mondo dell’agrifood e dell’innovazione. In onda dal 2020 su Radio Vida Network, racconta l’evoluzione della filiera agroalimentare italiana, approfondendo i cambiamenti del settore e i modelli che stanno contribuendo a costruire l’agricoltura di domani. Attraverso voci, esperienze e confronti nazionali e internazionali, dà spazio a professionisti, aziende e istituzioni, con l’obiettivo di promuovere e diffondere conoscenza e stimolare il dialogo sull’evoluzione del sistema.
