RECANTINA

Andiamo in Veneto, e più precisamente in provincia di Treviso, per un nuovo, rarissimo, vitigno. Recantina a peccolo rosso, a peccolo scuro e Forner (dal nome dell’azienda che ha ritrovato questo tipo di clone), ma più semplicemente detta solo Recantina.

È un vitigno a bacca nera di cui si hanno notizie da tempi antichi: veniva citato già alla fine del 1800, come una delle varietà più coltivate nella provincia di Treviso, con una produzione che arrivava fino a 25 mila ettolitri, una misura molto importante per quell’epoca.

 

 

 

Per un approfondimento abbiamo rivolto qualche domanda a Matteo Serafini, enologo dell’azienda vitivinicola Serafini & Vidotto.

 

Parliamo della storia della Recantina e delle sue difficoltà.

Per prima cosa si sa che, come tante varietà di vitigni autoctoni italiani, è stata decimata dalla fillossera, ma il problema non fu solo questo.  I contadini si erano stancati di coltivarla perché era un’uva abbastanza difficile. Grappolo compatto, maturazione tardiva e, con l’arrivo dell’umidità, alto rischio di rottura degli acini e marcescenza. Detto questo, manca ancora il problema principale: la scarsa resa. Differenti fattori la rendevano molto poco invitante per l’ottica di allora. Se possiamo dircelo francamente, la verità è che adesso “facciamo i fighi” sulle rese basse e magari possiamo vendere una bottiglia a 50, 60 euro, ma una volta non era così.

 

Questo è vero. Spieghiamo meglio…

Anche se il Montello (un piccolo colle della provincia di Treviso, ndr) è una zona molto vocata soprattutto per i rossi – e questo gli veniva già riconosciuto, tanto che le uve erano pagate fino a un terzo in più rispetto a quelle del resto del territorio veneto –, le coltivazioni delle varietà autoctone lasciano spazio a varietà internazionali e più produttive come Merlot e Glera, l’uva del Prosecco che sappiamo aver fatto la fortuna del territorio. Da un certo punto di vista, è stata necessaria anche la quantità.

 

Ritorno alle origini dunque. Come avviene?

I cloni di Recantina erano già presenti in un centro sperimentale, il CRA di Conegliano, che detiene una sorta di biblioteca di tutti i DNA delle varietà di vitigno. Lo scopriamo quando il CRA organizza una degustazione alla cieca in cui individuiamo un vino con un bel colore, tannino elegante, aromaticità al naso. Pensiamo che, se quello era il risultato di una vinificazione sperimentale, studiandolo avremmo potuto ottenere molto di più. Facciamo la prima vinificazione di Recantina nel 2009 ma, nonostante siano passati diversi anni, ancora oggi stiamo studiando quali siano le condizioni per il suo sviluppo ottimale: quale il miglior appezzamento, la miglior esposizione, dove sia la ventilazione ideale. Per scoprirlo, facciamo vinificazioni separate e assemblaggio solo in fase finale.

 

Veniamo alla coltivazione e alla vinificazione.

La Recantina ha un grappolo molto compatto che la sottopone al rischio di marciumi, ma, se posta in collina, con buona ventilazione, non ha problemi. È importante gestire bene il verde, le cimature, la selezione dei germogli. In fase di vinificazione cerchiamo anzitutto la semplicità, cosa che non deve essere male interpretata, non si tratta di superficialità: usiamo l’acciaio affinché non interferisca con le caratteristiche del vino. Inoltre, questo tipo di uva è molto tintorea e ricca di antociani; quindi, occorre avere attenzione in fase di macerazione per non estrarre veramente troppo rischiando così di perdere freschezza.

 

In quanti oggi producono Recantina?

Siamo 6 aziende in tutto ed esiste anche un consorzio, ma non abbiamo ancora un’idea comune riguardo la vinificazione di questo vitigno. C’è chi fa appassimento, chi  vendemmia ultra tardivamente, chi predilige una maturazione tecnologica o fenolica.

Noi ci riteniamo in una fase di studi; vogliamo conoscere tutte le sfaccettature di questo vitigno. Cerchiamo di vedere anche le diverse aromaticità che si possono produrre nei diversi terreni. È importante avere piena e completa conoscenza della vita dell’uva. Trovo inutile fare un vino senza carattere e senza identità. Solo la conoscenza approfondita permette di dare una giusta interpretazione al vino.

 

Veniamo alle caratteristiche. Cosa ci si deve aspettare?

I tannini sono rotondi, eleganti, il vino ha una bella speziatura, una bella frutta rossa piena di polpa, un colore intenso molto tintoreo e ricco di antociani e sostanze coloranti in genere; il vino tuttavia rimane molto fresco nel complesso con una acidità equilibrata che sostiene bene la speziatura. Viene da terreni argillosi che conferiscono una bella concentrazione di fenoli e acidità: nelle annate perfette tipo 2021, 2019 ha anche sentori di note balsamiche e caffè.  Pur rimanendo un vino molto fresco che può durare nel tempo.

 

Vediamo un abbinamento tipico.

Con la selvaggina come spezzatino di cinghiale o ragù di capriolo. Questa è un’area molto particolare, gli animali hanno ancora molto bosco. Viviamo in un polmone verde della provincia di Treviso, per cui è facile e immediato pensare alla selvaggina.

Elisa Alciati

elisa.alciati@cibiexpo.it

 

 

 

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