PELLI ALTERNATIVE

“La terra fornisce abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di tutti!”  (Mahatma Gandhi).

Queste semplici parole racchiudono in maniera chiara ed esplicativa un concetto fondamentale, ovvero l’incombente necessità di abbandonare l’approccio consumistico che caratterizza il nostro tempo, per abbracciare un modello di vita sostenibile. Tutto ciò per raggiungere un unico grande obiettivo: cercare di proteggere, tutelare e, perché no, migliorare, tutta quella serie di equilibri tra fattori biotici e abiotici (componenti viventi e non viventi, ndr) che determinano il funzionamento e la stabilità dei vari ecosistemi che ci circondano.

 

 

Vivere in maniera sostenibile vuol dire essere in grado di utilizzare le risorse disponibili in modo responsabile, promuovere equità sociale ed economica, al fine di soddisfare i bisogni della società attuale senza compromettere quelli delle generazioni future.

In un mondo sempre più consapevole, proiettato al raggiungimento di uno stile di vita green c’è, per esempio, chi sceglie di rispettare la stagionalità degli alimenti che consuma, chi preferisce il kilometro zero, chi evita l’utilizzo di contenitori usa e getta, chi decide di riparare o riciclare anziché buttare.

Negli ultimi tempi, grazie soprattutto a un importante lavoro di divulgazione scientifica, la sostenibilità ha smesso di essere un concetto legato solo alla sfera ambientale ed ecologica.

Numerose realtà imprenditoriali hanno deciso, infatti, di sviluppare il proprio processo produttivo intorno a un modello a basso impatto ambientale, dando il via ad una vera e propria rivoluzione culturale ed economica.

Il caso più eclatante di questa conversione ecologica è rappresentato, probabilmente, dall’industria della moda, una delle realtà più inquinanti esistenti, responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra.

Se da un lato la fast fashion, ovvero la moda veloce, è in grado di produrre indumenti a basso costo, dall’altro lato bisogna considerare che il prezzo da pagare dal puto di vista ambientale è elevatissimo. Maggiore impatto è dovuto all’uso di materie prime poco eco friendly quali poliestere, viscosa, acrilico, nylon e pelle, quest’ultima molto discussa anche dal punto di vista etico. La maggior parte di quella utilizzata nel lussuoso e attraente, anche se a volte molto oscuro, mondo della moda, deriva da bovini allevati intensivamente. L’industria della carne, tuttavia, non riesce a soddisfare la continua e costante richiesta d’acquisto. Alcuni animali vengono allevati esclusivamente al fine di accontentare le richieste di mercato.

Da questa e altre considerazioni, nasce l’esigenza di creare e utilizzare delle pelli alternative cruelty-free (senza sfruttamento animale) dall’elevato valore ecologico poiché prodotte nel pieno rispetto dell’ambiente.

Le pelli vegetali, o bio-pelli, rappresentano un nuovo traguardo dell’economia circolare.

Si parte da scarti agroalimentari come bucce di mela, residui di cactus, uva e fibre di ananas, per realizzare un prodotto di alta qualità, soprattutto dal punto di vista etico e ambientale.

La Kiwileather Innovations, ad esempio, è una start-up neozelandese che, in maniera geniale, ha cercato di affrontare e risolvere il problema rappresentato delle oltre 50.000 tonnellate di kiwi che ogni anno finiscono negli scarti o vengono utilizzati nell’alimentazione animale.

La kiwi leather (pelle) è un biomateriale ottenuto dalla lavorazione della polpa, dei semi e della buccia di questo frutto ricco di nutrienti. In collaborazione con Energypolis, l’ecosistema svizzero per lo sviluppo sostenibile, e il suo il centro di ricerca Sion – grazie al quale è stato possibile perfezionare il processo di manifattura attraverso fasi di essiccazione, pressatura e trattamento con polimeri naturali –, è stato possibile ottenere un tessuto resistente, molto simile alla pelle di origine animale sia dal punto di vista visivo che da quello olfattivo.

Questo materiale, totalmente di origine vegetale e privo di plastiche, che vive ancora la sua fase di prototipo, vede un campo di applicazione abbastanza ampio, spaziando dal mondo della moda a quello dell’arredamento, per poi passare a quello automobilistico.

Accanto a questo prodotto in grado di soddisfare la crescente domanda, a livello globale, di materiali sostenibili, in realtà se ne sviluppano tanti altri come la pelle in vitro.

Anche in questo caso si parla di un prodotto in fase di sviluppo ma che promette una concreta e solida affermazione economica anche su larga scala. Si tratta di un tessuto biologico prodotto artificialmente in laboratorio a partire da cellule epiteliali. Un prodotto innovativo dall’elevato potenziale economico, etico e ambientale.

Queste non sono altro che dimostrazioni che, in fin dei conti, ogni innovazione sostenibile non è altro che un atto di coscienza e consapevolezza: il pianeta è generoso ma non ha risorse inesauribili.

Per questo è importante saper distinguere tra bisogno e avidità. La ricerca dell’effimero è pericolosamente fine a sé stessa; è fondamentale concentrare risorse ed energie sul concetto di responsabilità in tutte le sue sfaccettature.

 

Marina Greco

marina.greco83@hotmail.com