Apneista e divulgatore del respiro. Medico, ricercatore e campione del mondo di apnea, Mike Maric ha fatto della respirazione il centro della sua vita professionale e personale. Specializzato in ortognatodonzia, oggi insegna all’università e divulga i benefici di un respiro consapevole, unendo scienza e sport.

Ti definisci un curioso. Cosa significa per te?
Andare oltre a quelli che sono i classici muri: mi piace cercare di vedere oltre. Ho imparato a essere scettico, anche nei confronti del mio scetticismo.
Partiamo dall’infanzia, per trovare le origini di questo spirito.
Sono nato a Milano, da una famiglia istriana, dalla quale ho imparato a coltivare il valore della vita e a fare tante cose. Mio padre mi mise la maschera da mare a tre anni, in Jugoslavia, e già a cinque ho iniziato a nuotare seriamente. Ho poi lasciato l’agonismo a 16 anni per svariati motivi, tra i quali l’impegno per lo studio. Sognavo di diventare dottore e ricercatore, ma allora non ero brillantissimo, e mi suggerirono di fare un istituto tecnico.
Quando uno ha un sogno ed è curioso, non molla, no?
Mio padre mi regalò il “Codice da Vinci” e ogni anno andavo al Museo della Scienza e della Tecnologia a Milano: ero innamorato di Leonardo. Superate le difficoltà del periodo liceale, sono riuscito a iscrivermi a Medicina e da lì è iniziato il mio doppio viaggio: quello universitario, e quello apneistico.
Come è nata la passione per l’apnea?
Papà mi aveva avviato all’acqua, ma ho avuto la fortuna di conoscere i miti dell’apnea di quegli anni. Ho intrapreso la mia strada diventando agonista, mentre studiavo: quella che oggi chiamano “dual career”. Allora ero solo un nerd appassionato di ricerca e con grossi problemi di autostima che cercava nello sport il modo per dire “mamma, sono arrivato anch’io”.
La scienza del respiro oggi è un tema centrale. Perché?
La prima ricerca scientifica importante sul respiro esce nel 2017 su Science. Poi sono arrivati il mondo dello sport, che è un booster di eccellenza, e la grande crisi umana del Covid. La medicina classica ha scoperto che c’è bisogno anche di medicina alternativa. Ippocrate l’aveva capito 2000 anni fa: l’aria è il nostro primo nutrimento e il primo medicamento, e purtroppo possiamo ammalarci e perdere la salute proprio attraverso l’aria.
Quali fattori hanno riportato l’attenzione sul respiro?
Tre, secondo me. Primo: la qualità dell’aria e le scelte che facciamo per condizionarla, dalla corrente elettrica che scegliamo all’alimentazione. Secondo: la gestione dello stress, che è la causa maggiore di malattie. Terzo: capire che attività fisica ed esercizi di respirazione non sono due cose separate ma, insieme, sono vincenti. Vedo tanta gente che corre ma non sa respirare: oggi sappiamo che l’attività aerobica indotta dal respiro, anche da fermi, può favorire la longevità.
Cosa possiamo fare in pratica?
Scelte alimentari consapevoli, perché ciò che mangiamo incide sulla qualità dell’aria. Attenzione all’ambiente indoor, che può essere inquinato fino a sette volte più dell’esterno: un purificatore d’aria può essere utile. E poi l’esercizio “365”, suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: tre volte al giorno, 6 atti respiratori al minuto – cinque secondi di inspirazione e cinque di espirazione – per cinque minuti. Quindici minuti quotidiani abbassano il cortisolo, stimolano la serotonina e bilanciano il sistema nervoso autonomo. Allungare la fase respiratoria ha un effetto cardioprotettivo e neuroprotettivo.
E le tecniche di ipossia e iperossia, e cioè l’alternanza controllata dell’inalazione di aria a basso e ad alto contenuto di ossigeno, di cui si parla?
Confermo che la scienza dimostra che fanno bene. Il fatto di prolungare l’apnea migliora l’ossigenazione della corteccia prefrontale e la capacità cognitiva, con effetto di prevenzione sulle malattie neurodegenerative. E anche qualche puntata di ossigeno puro è benefica.
Tu, che sei un campione del respiro, lo alleni ogni giorno?
Non sono un fenomeno. La respirazione è parte della mia routine, come quando all’inizio impari a correre. È uno dei 6 pilastri che per me fanno funzionare bene la vita: mindset (allenamento dell’atteggiamento mentale), nutrizione, preparazione fisica e mentale, sonno e recupero, gestione intelligente della cura medica e respiro. Diventa un’abitudine che tutti possono sviluppare.
Ti è servito anche nei momenti difficili?
Sì. Pochi mesi fa è morto mio padre, ho provato ansia e insonnia. Conoscere la respirazione mi ha aiutato tantissimo per smorzare e gestire. Nelle tempeste emotive la respirazione diventa uno strumento concreto.
Il tuo messaggio di salute è molto diretto.
Oggi si parla di medicina delle quattro P: preventiva, personalizzata, predittiva e partecipativa. Non dobbiamo aspettare di ammalarci. Se mangi male e ti ammali è colpa tua: il 70% della salute dipende dallo stile di vita, non dal DNA. Dobbiamo chiederci come vogliamo invecchiare e agire adesso, non quando i problemi compaiono.
Fra tutte le tue attività, quale ami di più?
Condividere esperienze. Mi piace togliere la maschera di medico e sensibilizzare le persone sul tema della vita: trasferire cose apparentemente banali, ma che in realtà sono centrali per il nostro benessere.
Marta Pietroboni
