IO SONO IRMA TESTA

Irma-Testa

Una medaglia olimpica che profuma di fatica e di equilibrio, senza dimenticare i piaceri e la gioia di vivere.

24 anni, un’età in cui molti ragazzi in Italia iniziano ad avere vaghe idee sul loro futuro; con buona probabilità, vivono ancora con i genitori e non hanno grandi questioni da affrontare. Irma Testa a 24 anni, invece, ha tantissime esperienze importanti alle spalle, intenzioni chiare ed è già certamente adulta.

 

 

È entrata in palestra, la Boxe Vesuviana, a 12 anni, seguendo sua sorella Lucia e, cosa che non era successa con altri sport, del pugilato si è innamorata subito. Ha avuto un maestro d’eccezione, Lucio Zurlo, che, in un contesto difficile come il quartiere “Provolera” (la Polveriera) a Torre Annunziata, è stato un riferimento non solo sportivo ma anche umano. Tra fatiche economiche, ambiente problematico ma grande supporto familiare, Irma è cresciuta in fretta. E così, quattordicenne, ha lasciato casa per dedicarsi a quella che era già diventata una ragione di vita: il pugilato; in 10 anni è diventata notissima. Ha vinto 1 medaglia d’oro, 2 d’argento e 3 di bronzo in Campionati Europei; a 19 anni è stata la prima pugile italiana a partecipare a un’Olimpiade, quella di Rio de Janeiro 2016, e ai recenti Giochi Olimpici di Tokyo 2020 ha vinto – di nuovo prima connazionale nella storia – la medaglia di bronzo.

Noi però non l’abbiamo intervistata per parlare dei successi sportivi, ma per farci raccontare che peso ha il cibo nella sua vita. Come per tanti italiani, è una storia che merita di essere condivisa: riguarda territorio, cucina e, vista la professione che svolge, ovviamente, la forma fisica.

“Il mio rapporto con il cibo è cambiato tantissimo negli anni, soprattutto in quelli cruciali in cui sono passata da adolescente a donna”, inizia Irma. “Appena ho cominciato, certo non abbinavo all’allenamento un’alimentazione corretta. Mi allenavo e continuavo a mangiare schifezze. Col tempo, ho capito invece l’importanza di una nutrizione diversa e gli effetti che ha sul corpo, sulle prestazioni”.

 

Questo vuol dire che hai iniziato a fare sacrifici?

No. Mangiare mi piace e non poco. Quindi, cerco cibi che allo stesso tempo facciano bene ma soddisfino il gusto. Amo anche tanto il vino, e quando vado al ristorante me lo concedo.

 

Alimento preferito?

Il pesce. E la pasta.

 

Sei brava a cucinare?

Sì, sono molto brava. Distinguo i pesci, li so pulire, li cucino… Cerco di mangiarli, quando posso, almeno una volta al giorno.  Mia mamma è una cuoca (in un ristorante davanti agli scavi di Pompei, ndr); l’ho sempre vista ai fornelli, si percepisce la passione che ci mette, e molte cose le ho imparate da lei. Adesso però che vivo ad Assisi, in hotel, devo adeguarmi al menù che mi viene proposto. Quando sono qui, mi preparano tutto.

 

Qual è la tua giornata tipo?

Mi sveglio, faccio colazione e torno a fare un riposino; poi mi alleno per un paio di ore. Vado a pranzo, riposo e ho il secondo allenamento della giornata, che dura un altro paio d’ore; dopo si cena.

 

E queste colazioni, pranzi e cene chi le studia, e come variano?

Abbiamo dei nutrizionisti che preparano delle schede e le danno all’hotel, e la cucina segue il loro programma, uguale per tutti e a buffet. Di solito ci sono pasta, farro, riso, verdure, e poi carne o pesce. Quantità libere. Ovviamente, nel pugilato il peso è fondamentale, perché ognuno di noi appartiene a una categoria; quindi ci regoliamo da soli, per non superarne i limiti. Io, per fortuna, da questo punto di vista non ho grossi problemi; quindi, mangio quanto mi basta e mi serve.

 

Quando vai all’estero, il regime è lo stesso?

No, devi adattarti al posto in cui vai. In Europa non ci sono grandi differenze; in Oriente, invece, è più complesso. È tutto molto speziato, i sapori sono nuovi, parecchio diversi; però, per salire sul ring devi mangiare. Prima di una gara, io so che avrei bisogno di pasta, riso, patate; ma in alcuni posti non ci sono e bisogna adattarsi. Però è anche il bello del viaggio. Il Paese estero in cui da questo punto di vista sono stata meglio è la Russia, perché sono molto accoglienti e ci hanno fatto trovare di tutto; quello in cui sono stata peggio l’India. Non metto in dubbio la qualità delle pietanze proposte, ma per me erano dei sapori difficilissimi.

 

Vorrei chiudere con una annotazione personale. Com’è la vita da sola, da adulta pur essendo giovane?

È bella!!

 

Hai risposto con un entusiasmo che supera la timidezza che ho sentito finora.

All’inizio non è stato facile per niente. Ho dovuto fare i conti con la solitudine, da ragazzina. Ero abituata a stare in casa con la mamma, che faceva tutto: cucinava, se stavo male c’era sempre, se avevo bisogno di un consiglio era lì. Crescendo, però, ho capito anche l’importanza di stare da sola.

 

Un consiglio che daresti a un ragazzino o a una ragazzina che inizia adesso una carriera agonistica?

Lo stesso che ho dato a me: pensare prima di tutto al benessere mentale. Quando si fissano troppi paletti, per esempio si escludono troppi alimenti dalla dieta, si rischia un crollo. A me è successo. Il consiglio è quindi: non privarsi di nulla, ma essere equilibrati, e lo stesso vale con le ore di allenamento.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 

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