È sinonimo di cultura alimentare: pane, pasta, pizza, dolci rappresentano un patrimonio identitario. Ma una verità spesso ignorata è che, per soddisfare la richiesta interna, il nostro Paese è fortemente dipendente dalle importazioni.
Secondo i dati più recenti, l’Italia produce ogni anno circa 2,7 milioni di tonnellate di grano tenero, a fronte di un fabbisogno di oltre 8 milioni. Per quanto riguarda il grano duro, indispensabile per la produzione della pasta, quella interna si attesta intorno ai 3,5 milioni di tonnellate, mentre la domanda supera i 6 milioni.

La conseguenza è che dobbiamo importare circa il 70% del grano tenero e quasi il 40% di quello duro. E ciclicamente si accendono polemiche sull’arrivo di grano straniero nei porti italiani. Emblematica, in tal senso, la recente protesta di Coldiretti a Manfredonia, contro l’approdo di una nave carica di grano canadese.
Al centro delle contestazioni, l’uso di pesticidi vietati in Italia e in UE, ma consentiti in altri Paesi. Oltre alla carenza di controlli efficaci, un grave rischio è rappresentato dalla frode in commercio del grano. Una volta arrivato in Italia, il prodotto estero può essere miscelato con quello nazionale, all’insaputa del consumatore. Una truffa ai danni degli acquirenti e dei produttori onesti, penalizzati da concorrenza sleale e crollo dei prezzi.
Il problema riguarda non solo la qualità del cibo, ma anche la fiducia nel sistema agroalimentare. I controlli, seppur presenti, non sempre riescono a intercettare le frodi, soprattutto quando il grano viene trasformato in farine, pasta o altri derivati.
Non mancano però segnali incoraggianti: la produzione italiana di grano duro per l’annata 2024-2025 è stimata in oltre 4,2 milioni di tonnellate, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente.
Servono interventi strutturali, a partire da una maggiore trasparenza, un sistema di tracciabilità efficace e l’applicazione rigorosa del Registro telematico “Granaio Italia”, obbligatorio dal 31 luglio 2025, pensato per monitorare le giacenze e prevenire gli abusi.
Le filiere del grano e della pasta generano oltre 4 miliardi di export l’anno, ma senza politiche mirate a valorizzare il prodotto nazionale, il rischio è che il Made in Italy venga svuotato del valore e della fama che lo contraddistinguono. È fondamentale investire nella tracciabilità delle materie prime e sostenere i produttori locali affinché possano competere a livello internazionale. Solo così si potrà garantire un futuro sostenibile alla filiera, tutelando la qualità e l’autenticità che rendono unica la nostra tradizione agroalimentare.
Daniela Mainini
www.centrostudigrandemilano.org
