Dal Trentino arriva una novità che rende il mondo “più dolce”, con la creazione di un lampone succosissimo capace di sfidare il clima e di conquistare i mercati globali.
In molti sono convinti che il lampone sia una bacca unica quando invece è un insieme di piccoli frutti chiamati drupeole, ciascuno con il proprio semino: questa struttura alveolare lo rende così gustoso ma delicato e facilmente deperibile.

La cooperativa Sant’Orsola, da anni impegnata nella creazione di varietà di lamponi più buone, resistenti e sostenibili, ha fatto della ricerca il suo punto di forza. Con la collaborazione di centinaia di agricoltori ha creato un percorso unico che guarda al futuro dell’ortofrutta e porta in tavola un lampone nuovo, capace di raccontare la qualità del territorio e la forza della cooperazione.
Una storia che sa di buono
Negli anni ’70, a Vigolo Vattaro, in Trentino, giovani produttori pionieri nel settore dei piccoli frutti danno vita alla Cooperativa Sant’Orsola.
Con un’intensa attività di ricerca, sperimentazione e sviluppo varietale arrivano a brevettare ben 14 nuove varietà di lampone protette da privativa vegetale, il “brevetto per le piante”, un’importante forma di tutela che le certifica, garantendo l’immissione nel mercato con diritto di esclusività.
Oggi la Cooperativa conta circa 650 agricoltori e soci, dislocati tra il Trentino, il Nord Italia e il Sud per la produzione invernale.
Questa estensione garantisce l’offerta di lampone fresco tutto l’anno, di more e mirtilli per 8-9 mesi e di fragole per circa 4 mesi, con una filiera che unisce ricerca, sostenibilità e disponibilità costante per il consumatore.
Grazie ai risultati ottenuti, Sant’Orsola è punto di riferimento per il mondo ortofrutticolo e ha ricevuto il riconoscimento del CPVO – Community Plant Variety Office – organismo ufficiale dell’Unione Europea che protegge le nuove varietà vegetali in Europa.
Dal campo di breeding arriva un lampone rivoluzionario
Il cuore pulsante dell’innovazione è il campo di breeding, un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, in cui ogni varietà affronta un percorso di selezione e analisi lunghissimo ed estremamente articolato: viene osservata per anni, per verificarne la stabilità genetica, la resistenza e la resa senza mai perdere di vista le qualità sensoriali.
Da qui nascono frutti più sostenibili, più resistenti alle malattie e capaci di adattarsi ai diversi ambienti di coltivazione.
Programmi di miglioramento genetico, incroci e selezioni guidate attraverso l’impollinazione tradizionale hanno generato il lampone del futuro, rosso brillante alla maturazione, resistente agli attacchi di parassiti e soprattutto agli effetti sempre più estremi del cambiamento climatico.
Le nuove varietà si distinguono per le altissime rese produttive e una raccolta più veloce del 30%, offrendo frutti consistenti e omogenei e una maggiore shelf life (vita a scaffale, ossia durata di conservazione, ndr) che contribuisce a ridurre lo spreco alimentare.
Tutto è pensato per rispondere alle esigenze degli agricoltori e del mercato, ma anche per coccolare il palato dei consumatori, offrendo freschezza, qualità e sostenibilità.
Qualità a residuo zero
Il comparto Ricerca e Sviluppo della cooperativa ha collezionato molti successi – mirtilli, lamponi e more a residuo zero – sotto la guida di Paolo Zucchi, coltivatore a capo del campo sperimentale.
Si tratta di frutti per cui i trattamenti, usati solo se necessari a garantire la salute della pianta, si degradano naturalmente, tanto che, al momento della raccolta presentano un residuo di prodotti fitosanitari inferiore allo 0,01 mg/kg.
La cooperativa ha sviluppato anche tecniche innovative per ridurre del 30% il consumo d’acqua in tutte le coltivazioni con l’obiettivo di offrire frutti buoni, sani e sostenibili nel tempo.
Un Open Day internazionale
Per aprire le porte delle proprie scoperte al mondo, la Cooperativa Sant’Orsola ha organizzato a Pergine Ciré un evento di portata internazionale.
Un Open Day che ha catturato l’attenzione di vivaisti e coltivatori provenienti dall’Italia, dall’Europa e da Nuova Zelanda, Cile, Messico e Marocco.
Dopo aver visitato i campi dei soci e quello sperimentale di Vigolo Vattaro, i partecipanti hanno preso parte a un panel test alla cieca per degustare e fornire valutazioni imparziali.
Gianluca Savini, R&D Manager della cooperativa spiega “Il miglioramento genetico è un’attività molto creativa. Ci vogliono fantasia, intelligenza e passione per fare questo lavoro. Il bello della nostra azienda è che tutti gli operatori e le persone che lavorano nell’azienda ne sono veramente innamorate”.
Sono passione e sinergia tra ricerca scientifica e know-how agricolo a rendere la Cooperativa Sant’Orsola pioniera dell’ortofrutta internazionale, in un processo di tutela di biodiversità e sostenibilità che genera valore condiviso, resistenza e qualità sulle tavole di tutto il mondo.
Tiziana Mazzitelli
tiziana.mazzitelli@cibiexpo.it
