FRAGOLE INFINITE

Un cuore rosso, dolce e profumato… Ma basta questo a spiegare la magia ispiratrice delle fragole?
Nella Primavera del Botticelli i vermigli frutti sono simbolo di sensualità e seduzione, nella pittura visionaria di Hieronymus Bosch ricorrono in inquietanti simbiosi tra flora ed esseri umani (si pensi al Trittico delle Delizie), mentre, in tempi a noi più vicini, le fragole hanno ispirato l’arte di Renoir, che dedica loro un quadro intero (Le fragole del 1908), raffigurando la consistenza della polpa con pennellate tanto efficaci da rendere evidente la passione dell’autore per il soggetto. E si potrebbero ancora citare Chagall, piuttosto che de Pisis, per saltare poi all’arte della musica, anche quella leggera.

 

 

 

 

Quanti “giovani” sessantenni ricordano oggi come sottofondo delle loro prime esperienze amorose l’immortale Strawberry Fields Forever (Campi di fragole all’infinito) dei Beatles?

E che dire di Alberto Fortis, che quindici anni dopo intitolava Fragole infinite uno dei suoi album migliori?

Certo, il salto è notevole da Botticelli a Fortis, ma il gusto delle fragole è anche in quelle loro immagini di libertà e trasgressione che permettono di accostare senza imbarazzo il sacro col profano, gli incubi di Bosch ai sogni di John Lennon, e di arrivare persino ad accettare il kitsch di Luca Carboni, quando nel suo delirante hit Fragole buone buone recita: “Le ha dato fragole buone, buone/ le ha dato fragole col limone, Simone lui adesso senza problemi mi ha rubato la fidanzata”…

 

Fragole dipinte, fragole in musica, ma fragole anche sui diari delle ragazzine, nei manga giapponesi (quello intitolato 100% Fragola è stato pubblicato in 167 puntate), sulle T-shirt, nei blog.

 

Persino dal parrucchiere, tra le tinte troviamo un improbabile “biondo fragola”… Eh no: una magia le fragole la devono davvero nascondere. Forse avevano ragione i romani, che le ritenevano nate dalle lacrime di Venere alla morte dell’amato Adone.

 

 

 

 

Oppure gli Ojibwa, indiani dell’Ontario, nel cui credo l’anima dei defunti trova pace solo raggiungendo nell’aldilà un’enorme fragola e gustandone la delizia…

O forse la risposta ci viene dalla realistica concretezza dei Cherokee, secondo i quali il Creatore fece spuntare fragole sul cammino della prima donna, per convincerla a fermarsi e farsi raggiungere dal primo uomo, col quale aveva litigato. Appena mangiò la fragola, la donna dimenticò la sua rabbia, tornò verso il marito e gliele offrì sorridente, come promessa di ben altri piaceri.

 

Come dire: non ci fossero state le fragole, non ci saremmo neppure noi…

 

Giorgio Donegani

www.giorgiodonegani.it