Iniziamo da un principio fondamentale: l’intolleranza al glutine e quella al frumento sono due condizioni diverse, anche se spesso erroneamente associate.
Immagina che, durante una passeggiata nel centro storico di un piccolo borgo di collina durante una soleggiata giornata primaverile, un inebriante profumo di focaccia appena sfornata arrivi fino a te e che tu decida di rinunciare anche al solo assaggio perché è ben salda la convinzione che i prodotti contenenti glutine provochino danni più o meno gravi alla tua salute.

Sicuramente quella descritta è una situazione paradossale, volutamente esagerata per sottolineare il fatto che demonizzare un qualsiasi alimento è sicuramente un atteggiamento sbagliato, privo di un qualsiasi fondamento scientifico.
In questo caso specifico, il glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali come il frumento, il farro, l’orzo e la segale, è dannoso solo per una determinata categorie di persone.
Purtroppo la continua e martellante disinformazione, avallata da mode alimentari del momento, porta inevitabilmente a consolidare l’idea che il “gluten free” sia sempre e comunque la scelta più salutare.
Nasce da qui la necessità di far chiarezza…o almeno provarci.
La celiachia e l’intolleranza al frumento sono, come si è detto, problemi diversi. Conoscerne le differenze è essenziale per una corretta diagnosi e una conseguente adeguata gestione dei sintomi. La disinformazione si può azzerare solo attraverso la consapevolezza e il sapere.
L’AIC- Associazione Italiana Celiachia e la Food Allergy Italia APS vengono in nostro soccorso, decidendo di cooperare e di portare avanti una serie di iniziative atte a spiegare cause ed effetti delle due patologie. Proprio in nome di una maggior comprensione di ciò che può contenere un determinato alimento, queste due organizzazioni hanno lanciato un appello unificato alle istituzioni, italiane prima ed europee poi, affinché le etichette alimentari contengano informazioni affidabili con la regolamentazione della PAL (Precautionary Allergeb Labelling – scritta precauzionale degli allergeni) ovvero la classica designazione “può contenere…” al fine di tutelare il benessere di tutti i soggetti celiaci e allergici.
La celiachia non è altro che una patologia cronica autoimmune che provoca una risposta anomala del sistema immunitario in seguito all’assunzione di glutine.
Dopo aver ingerito questo complesso proteico, ovviamente nel caso di persone geneticamente predisposte, si verifica l’induzione di una risposta d’infiammazione cronica nell’intestino tenue e il conseguente malassorbimento di alimenti, comportando anche carenze nutrizionali più o meno gravi.
È stato stimato che, in Italia, circa l’1% della popolazione è affetto da celiachia. In realtà, secondo il Ministero della salute, in base ai dati pubblicati nel 2023, solo 265.102 italiani risultavano avere una diagnosi ufficiale di celiachia. Ciò vuol dire che circa 400.000 persone potrebbero essere celiache, ma completamente all’oscuro della loro situazione.
La diagnosi di questa malattia, infatti, è abbastanza difficoltosa poiché i sintomi, alquanto variabili, possono essere facilmente riconducibili ad altre cause. Molto comuni sono una serie di problematiche che coinvolgono l’apparato gastrointestinale come diarrea, gonfiore addominale, crampi e perdita di peso.
La sintomatologia appena descritta, risulta essere molto simile a un’altra patologia, ovvero quella derivante dall’allergia al frumento. Quest’ultima però coinvolge meccanismi immunitari differenti e può essere scatenata da un complesso di molecole di frumento anche diverse dal glutine.
Mentre a dare inizio alla celiachia è esclusivamente una esposizione al glutine continua e prolungata attraverso l’alimentazione, nel caso dell’allergia al frumento la situazione è un po’ più difficile poiché coinvolge il sistema respiratorio, la cute e le mucose. A complicare ancora di più il quadro clinico delle persone affette da quest’ultima patologia è il fatto che può manifestarsi persino in seguito a un’unica esposizione, in concentrazioni anche abbastanza esigue.
Data la complessità delle condizioni che accompagnano questi due disturbi, diversificati e non facili da diagnosticare e da gestire, è importante, dice Rossella Valmarana, Presidente di AIC: “che gli operatori del settore alimentare, in particolare i ristoratori, siano adeguatamente formati su come gestire l’accoglienza di un celiaco o di una persona allergica”.
Ma questo è solo uno dei tanti aspetti. È sostanziale, ad esempio, che le etichette degli alimenti, in particolare degli allergeni, siano di immediata comprensione.
In caso di dubbio, è necessario basarsi sul principio della massima cautela, consultando il proprio allergologo dopo aver letto l’etichetta.
Con il giusto supporto medico, la giusta consapevolezza e le giuste precauzioni è possibile comunque vivere una vita senza restrizioni e godersi una passeggiata nel centro storico di un piccolo borgo di collina durante una soleggiata giornata primaverile gustando uno dei tanti prodotti alimentari che oggi il mercato è in grado di offrirci.
Marina Greco
