BLUE ECONOMY

L’Italia è in prima fila nel progetto europeo da 1,5 milioni di euro per l’hub delle ‘biotecnologie blu’.

Cos’hanno in comune le ridenti località marine di Portorose in Slovenia, Manfredonia in Puglia, il golfo di Salonicco in Grecia, l’area di Tolone in Francia e il Mar Menor nella Murcia in Spagna?  La risposta, da oggi, non è soltanto nella loro posizione geografica: oltre che essere ameni luoghi della sponda nord del Mediterraneo, infatti, sono stati individuati dalla CEE come sedi per l’istituzione di 5 laboratori pilota che, assieme alla creazione di un grande hub coordinato dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), fanno parte di un importante progetto di blue economy, il tutto finanziato con 1,5 milioni di euro.

 

 

Cos’è la blue economy? Il primo a parlarne è stato l’economista belga Gunter Pauli. Le sue idee si ispirano al concetto di biomimesi, cioè sull’imitazione dei comportamenti e delle strutture della natura per trovare nuove tecniche e migliori materiali per settori che vanno dagli alimenti alla cosmesi, dai farmaci ai biocombustibili, con un impatto notevole sul mondo della produzione. Si tratta di un modello di economia nato dall’intenzione di creare un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze, precedentemente sprecate, in merce redditizia e nella realizzazione di nuovi materiali con mezzi che imitano la natura e il cui utilizzo non impatta negativamente con essa.

In questo progetto europeo, che riunisce 10 partner di 8 Paesi del Mediterraneo, l’Italia tramite l’ENEA è in prima fila nel coordinare l’istituzione della Blue Biotechnology Community, un grande hub che ha lo scopo di superare la frammentazione del settore nel Mediterraneo e di coinvolgere progressivamente oltre 300 organizzazioni tra università, centri di ricerca, istituzioni nazionali e locali e imprese di settore. Oltre a ENEA, al programma partecipano CNR e Regione Puglia, HAMAG-BICRO (Croazia), Hellenic Centre for Marine Research (Grecia), National Innovation Agency (Portogallo), National Institute of Biology (Slovenia), Pôle Mer Méditerranée (Francia), Science & Technology Park (Montenegro) e Università della Murcia) (Spagna).

Nell’ambito di questa organizzazione sovranazionale, ognuno dei 5 laboratori avrà dei settori specifici di indagine. Dalle spugne, dalle alghe e dai gusci dei molluschi triturati ogni laboratorio ricaverà nuove sostanze utili alla produzione industriale, nell’ottica di un ecosistema sostenibile.

Marta Ferrazzi

ferrazzi.marta@gmail.com

 

 

 

La blue economy costituisce uno sviluppo della green economy: prevede di arrivare a emissioni zero di CO2, puntando sull’innovazione tecnologica e sulla condivisione delle conoscenze. I suoi obiettivi: salvaguardare l’integrità del mare e promuovere la pesca sostenibile.

 

 

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