AGLI ITALIANI PIACE ELETTRICA

Presentata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’indagine 2025 sullo stato della filiera automotive italiana.Un settore alle prese con un contesto economico, sociale e geopolitico caratterizzato da grande incertezza, che non osa investire in innovazione, ma che continua a impiegare denaro nell’elettrico: ecco come potremmo, sintetizzare in una frase, il quadro emerso dai dati della Survey 2025 dell’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive (TEA), guidato dal Center for Automotive & Mobility Innovation della Venice School of Management – Università Ca’ Foscari di Venezia, e presentata a fine gennaio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

 

 

Di fronte a uno scenario instabile, le imprese adottano strategie prudenti. Il 52% del campione analizzato dichiara infatti di operare prevalentemente su componenti o servizi non direttamente legati né al motore termico né a quello elettrico. Inoltre, solo il 15,4% delle aziende italiane coinvolte nell’analisi prevede di fare innovazione di prodotto per i veicoli full electric. Tiene, invece, l’innovazione di processo, con una propensione agli investimenti superiore di circa 15 punti percentuali rispetto a quella di prodotto, spinta soprattutto da esigenze di efficientamento e riduzione dei costi.

 

Occupazione: buone prospettive nel settore elettrico

Le previsioni occupazionali riflettono le difficoltà strutturali del settore. Il saldo complessivo atteso nel prossimo triennio è negativo, rispetto al periodo precedente (-4,9%), confermando le preoccupazioni per il futuro dell’occupazione nella filiera automotive. Emergono però segnali incoraggianti da un segmento ben definito: le aziende che investono esclusivamente nell’elettrico sono le uniche a prevedere un aumento degli addetti, con un saldo positivo del +1,8%. Proprio queste imprese segnalano una forte carenza di competenze specialistiche, in particolare su elettronica di potenza, software e gestione energetica.

Dal punto di vista finanziario, il settore mostra una forte dipendenza dall’autofinanziamento: quasi il 60% delle imprese utilizza principalmente risorse interne, mentre l’accesso al credito bancario è spesso giudicato costoso e complesso.

 

L’appello alle istituzioni: focus su energia e semplificazione

Il report si chiude con una richiesta chiara al decisore pubblico: per sostenere la transizione e preservare la competitività della filiera, le imprese indicano come priorità assolute la riduzione del costo dell’energia (tra i più alti in Europa) per gli impianti produttivi,  e la semplificazione burocratica legata agli investimenti. Sono questi infatti gli interventi ritenuti più urgenti ed efficaci rispetto ai soli incentivi alla domanda, come spiega Francesco Zirpoli, Direttore dell’Osservatorio TEA: «È in atto una trasformazione profonda del settore automobilistico, con rilevanti implicazioni economiche e sociali». E ancora: «Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha proposto una revisione del regolamento sul phaseout (eliminazione graduale, ndr) dei motori endotermici, che introduce maggiore flessibilità per le case automobilistiche e nuovi meccanismi di compensazione delle emissioni, oltre a incentivi alla produzione europea di piccole auto elettriche. Per l’industria italiana si tratta di un’opportunità, a patto di non considerarla un’inversione di rotta: la transizione resta guidata dagli investimenti in digitalizzazione, automazione ed elettrificazione, già fortemente avanzati soprattutto in Asia e sui quali l’Italia non può restare indietro».

Alle parole di Zirpoli fa eco Fabio Pressi, Presidente di Motus-E,  piattaforma di settore, che raggruppa oltre 100 tra associati e partner, lungo tutta la catena di valore della mobilità elettrica: «Il quadro che emerge dalle risposte delle imprese italiane indica chiaramente l’urgenza di un cambio di passo nella politica industriale per il settore automotive, in primis a livello europeo, superando un approccio basato esclusivamente sui target e adottando una strategia fondata su meccanismi premiali e schemi di supporto chiari e strutturati, capaci di promuovere una cultura dell’innovazione indispensabile per competere sui mercati globali».

A chiudere le riflessioni sui dati del report, il commento di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che illustra l’impegno delle istituzioni per dare maggiore vigore a questo comparto in trasformazione: «Il rapporto dell’Osservatorio TEA ci offre una fotografia dettagliata della filiera nazionale dell’automotive e delle criticità che il comparto dovrà affrontare. La Commissione ha accettato di anticipare la revisione del regolamento sulla CO₂, ma non è ancora sufficiente. Occorre agire in modo più radicale, innanzitutto riconoscendo la neutralità tecnologica e sostenendo lo sviluppo dei biocarburanti. Non possiamo perdere altro tempo, perché dall’industria dell’auto dipendono molti altri settori: in ogni vettura ci sono la siderurgia, la chimica e l’intelligenza artificiale».

 

Anna Francioni

a.francioni@cibiexpo.it