ACQUA MINERALE: SAPPIAMO DAVVERO COSA BEVIAMO?

Una corretta lettura delle etichette può fare la differenza. Quando acquistiamo un alimento siamo attenti a grassi, zuccheri e calorie ma, con l’acqua, ci limitiamo spesso a sceglierla per la marca o il prezzo, senza soffermarci sulle informazioni riportate in etichetta. Eppure quei dati ci dicono cosa stiamo davvero bevendo: saperli interpretare è fondamentale per una scelta consapevole.

 

 

 

Un parametro è la conducibilità elettrica, che misura la capacità dell’acqua di trasportare corrente ed è legata alla quantità di sali minerali disciolti (sodio, calcio, magnesio, cloruri).   Si misura in microsiemens per centimetro, μS/cm, a 20°C (l’unità di misura della conduttanza elettrica è il siemens): valori superiori a 500 indicano un’acqua ricca di sali, poco adatta all’uso quotidiano; una bassa conducibilità (<250 μS/cm) segnala un’acqua leggera, ideale per la depurazione o per chi ha problemi renali. Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali disciolti in 1 litro d’acqua dopo l’evaporazione a 180°C, espresso in mg/l. Se inferiore a 50-80 mg/l, l’acqua è minimamente mineralizzata, ideale per favorire la depurazione dell’organismo, per neonati o per chi ha problemi renali. Tra 50 e 500 mg/l è oligominerale, cioè leggermente mineralizzata, per un uso quotidiano. Tra 500 e 1500 mg/l è minerale, utile in condizioni specifiche, come l’attività sportiva. Oltre i 1500 mg/l va consumata su indicazione medica. Questi valori sono correlati: più è alta la conducibilità, più è alto il residuo fisso (anche se non sono perfettamente equivalenti).

Altri parametri da considerare: il sodio, che dovrebbe restare sotto i 20 mg/l, soprattutto in caso di ipertensione; i nitrati, spesso legati all’inquinamento agricolo, per legge inferiori a 50 mg/l e al di sotto dei 10 mg/l per neonati e donne in gravidanza. Anche il pH, che misura l’acidità o la basicità, ha la sua rilevanza: un valore tra 6,5 e 8 è considerato fisiologico.

Un altro aspetto è la data di scadenza: non è l’acqua a scadere, ma il contenitore. È consigliabile, dunque, preferire bottiglie con scadenza meno vicina, perché l’acqua imbottigliata da tempo, lontana dalla sua sorgente, può perdere freschezza.

Terminata l’acqua, si tende a riempire nuovamente la stessa bottiglia. È una prassi da evitare per i pericoli microbiologici determinati dall’adesione alle superfici interne di funghi o batteri.

Un’alternativa valida è l’acqua filtrata in casa, più sicura e priva di impurità, con un doppio vantaggio: meno spesa e meno plastica, con benefici concreti per il portafoglio e per l’ambiente.

 

Alessandra Meda

alessandra.meda@cibiexpo.it