Se pensi di conoscere tutto e aver bevuto tutto… sbagli. Ritorniamo al discorso sui vini rari. All’ultimo appuntamento di questo percorso (che finisce qui, ma riprenderà con altre declinazioni) è fondamentale fissare un punto: se mai penserai di conoscere tutto e aver bevuto tutto, sbaglierai di grosso. Potrai sempre trovare un tema, che riguardi il vino, da approfondire e in cui perderti; come quello dei vitigni e vini rari.

La rubrica “Le tappe dei tappi” di CiBi, con la quale abbiamo girato tutta l’Italia, ne è un esempio.
Raro a chi?
Il termine raro si riferisce al vitigno e, potremmo dire, a uno “status” che si è guadagnato con il tempo. Spesso il nome è quasi sconosciuto, appartiene a tempi passati e il più delle volte ha subito espianti massivi per motivi legati alla sua fragilità (come la facile esposizione a parassiti e malattie fungine) o alla sua scarsità produttiva. Oppure, più semplicemente, l’interesse nei suoi confronti è sfiorito all’ombra della moda di qualche vitigno internazionale.
Perché andare alla ricerca di un vitigno raro?
Perché l’Italia è un tesoro di varietà autoctone (cioè, originarie del luogo, nate e sviluppatesi nel territorio in cui si trovano) e ha un patrimonio di biodiversità unico al mondo, che vale assolutamente la pena di scoprire. Ma il motivo, se vogliamo, è ancora più profondo e forse, un po’ romantico. Andare alla scoperta di un vitigno, e di conseguenza di un vino raro, è un viaggio nel tempo; significa scovare un segno di resistenza culturale e una storia familiare che non esiste altrove. Ma ancora, significa uscire dalla zona di comfort dei soliti nomi, anche quelli un po’ “glitter” e ricordarsi che il vino non è solo quello dal lemma famoso e l’etichetta bella.
È anche quello dal nome sconosciuto e l’etichetta fatta a mano, che sopravvive in poche vigne, che è prodotto in piccole botti ed è figlio di tanti esperimenti di vinificazione e affinamenti.
Andare alla ricerca di un vitigno raro è un atto di curiosità, che ripaga gli sforzi di coloro i quali si adoperano per riportare alla luce piccoli tesori, piccoli pezzi di identità che diversamente andrebbero perduti per sempre.
Perché, dietro a ogni vitigno recuperato, c’è il coraggio di un vignaiolo che ha fatto degli investimenti e si è messo in discussione; perché la realtà è che spesso, a occuparsi di ricerca e recupero di vitigni antichi, sono piccole realtà familiari più che grandi realtà industriali.
Come scovare i vini rari?
Ecco qualche suggerimento concreto. Il primo è quello di leggere la rubrica di CiBi, chiusa alla fine del 2024, “Le tappe dei tappi”: un giro lungo tutta l’Italia, costituito da ventiquattro interviste, regione per regione, a viticoltori coraggiosi, ognuno dei quali ha raccontato una storia unica.
Il secondo è quello di girare per enoteche, dove qualche curioso enotecario ha già fatto il lavoro al posto vostro. Rivolgendo le giuste domande (dopo aver letto “A tutto vino” saprete senz’altro come fare) potreste ritrovarvi in conversazioni piacevolissime. Il terzo è quello di sbirciare nei mercati contadini e nelle fiere di settore; lì troverete direttamente i vignaioli con cui confrontarvi. E poi ancora internet, con riviste e guide di settore. Il consiglio migliore rimane: girare, esplorare, curiosare.
E la degustazione?
Un vino raro (o, per meglio dire, un vino che deriva dalla vinificazione di un vitigno raro) non deve essere per forza il più buono che tu abbia mai assaggiato. Dovrai mettere in conto l’effetto sorpresa: non lo conosci e, il più delle volte, non ne hai un altro con cui immediatamente confrontarlo.
Scrivendo la rubrica “Le tappe dei tappi”, ho trovato che gli elementi più affascinanti, da afferrare nella degustazione di questi vini, sono due. Uno è il carattere, spesso un po’ spigoloso, ma autentico. Tipico di quelli che al primo sorso non li capisci, al secondo li apprezzi e al terzo ne sei perdutamente innamorato. L’altro è l’abbinamento, rigorosamente territoriale, con il cibo, perché, se ancora l’assaggio del vino non ti avesse convinto, ecco lì che l’abbinamento può sbloccare tutto, portandoti a capire esattamente perché quel vitigno cresceva lì e perché i nonni insieme ci mangiavano proprio quella cosa lì.
La sana diversità dei vini rari
Trovo che i vini e i vitigni rari siano un modo bellissimo di chiudere questo percorso durato un intero anno. Perché, in un mondo dove tutto tende a essere schiacciato per sottomettersi a riconoscibilità, replicabilità e facile amabilità, ci riportano a una scintilla di sana diversità.
La prova che il vino non è solo un prodotto da scaffale, e che non è lì solo per soddisfare un bisogno, ma è un mondo che attiene a tante sfere, tra le quali la cultura e la curiosità.
Quindi, se pensi di conoscere tutto e aver bevuto tutto… sbagli! E i vini rari sono lì per ricordarti che ce ne sarà sempre almeno uno di cui potresti aver ignorato l’esistenza.
Elisa Alciati
