UN’ALLEANZA SPECIALE TRA UN ARCHITETTO E UN MAESTRO PASTICCERE

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Alla scoperta del progetto “Home”, pralina per Expo 2015, realizzato da un giovane architetto per Ernst Knam, il pasticcere più famoso di Milano: i cioccolatini, con “facciate architettoniche” diverse e intercambiabili, non soltanto sono deliziosi (ripieno tutto milanese di zafferano, riso soffiato, pere, cioccolato fondente), ma anche un insolito souvenir per la vista e il gusto. Prima considerazione: Lorenzo Palmeri (architetto e designer a tutto tondo) nella vita fa, in modo serio, cose che lo appassionano. Si vede subito.

 

 

cioccolatino

 

 

Ho studiato un po’ la tua biografia e mi sembra che quello che lega le tue tante e diverse esperienze lavorative sia la capacità di “avere idee”, costruire ogni volta un nuovo “processo progettuale”

 

Vero. La premessa è che stiamo vivendo un mutamento epocale. Quando mi accingo a progettare un oggetto, provo una vaga sensazione di “fuori tempo”. Tavoli, sedie, lampade: potremmo vivere per i prossimi 10mila anni con ciò che già esiste. Questo non vuol dire che non ci sia più nulla da progettare ma, al contrario, quanto sia sempre più importante ricercare il progetto capace di cogliere un’esigenza reale. Per me è interessante, più dell’oggetto in sé, ciò che lo “muove” dall’inizio alla fine della sua storia. Per questo mi piace il ruolo di art director che svolgo per alcune aziende.

 

 

Da qui nasce il cioccolatino?

 

Il mio studio è diviso in due frazioni: “progetto” (design e architettura) e “musica”. Quello che m’interessa davvero è la progettazione, una categoria trasversale. Un panettiere di alto livello è un grande progettista.

 

 

C’è una fase della progettazione in cui i materiali diventano stimolo o motivo? In questo caso, il cibo?

 

Sì, i materiali sono una delle variabili. Trovo curioso, nel caso del cibo, che si disegni qualcosa che andrà distrutto.

Si trasformerà, più che altro. Nel cibo mi affascina un concetto antichissimo: il tuo corpo e la tua mente sono fatti di quello che mangi. Senza retorica o moralismo, se uno si avvelena, diventa velenoso. Mi sono accorto che a seconda di quello che mangi, cambia il modo di approcciare il mondo, la forza che hai, cambia tutto…

 

 

Ma quindi, questo cioccolatino?

 

Io sono curioso e ho studiato anche gli alimenti, ma l’idea è venuta a Ernst Knam, che mi ha chiamato e mi ha chiesto di disegnarlo. La richiesta era folle ma interessantissima. Mi ha fatto venire in mente quello che dicevi tu prima: disegnare un cioccolatino è progettare una cosa che sparirà… Come la musica, l’amore, ti lasciano una memoria, ma sono esperienze perdute… così anche il sapore.

 

 

Avresti potuto dirgli di no?

 

Sì, ne ho detti molti, perché non credo all’innocenza dei ma- teriali o dei mezzi. Una pistola, nelle mani di chiunque, rimane una pistola. Viceversa Ernst l’ho stimato subito, è un visionario e mi sono divertito.

 

 

Il cioccolatino ha varie declinazioni?

 

Sì, variano colore, composizione, fragranze e sapore. E disegno: uno skyline (il profilo dei punti più alti degli edifici di una città, ndr). Esistono due linee di cioccolatini, dedicati a una o più città: una è sulle “traiettorie” (per esempio, Milano-Ro- ma), e una sui “luoghi” singoli.

 

 

Hai disegnato solo la forma o sei anche entrato nel merito del sapore?

 

Sono intervenuto sul gusto in modo concettuale, con l’idea di trarre ispirazione dalle zone cui il cioccolatino avrebbe fatto riferimento. Poi Ernst è incredibile… Metti in bocca un semplice cioccolatino e ti arrivano lampi colorati… e il sapore cambia continuamente. All’inizio ne ha uno, dopo poco cambia e quando l’hai finito quello che ti resta è diverso ancora. E lui lo sa, lo progetta proprio così.

 

 

Marta Pietroboni

 

 

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