UN TÈ CON LA REGINA

Viaggi nel tempo: immaginiamo di ricevere un invito alla corte inglese di fine Ottocento per scoprire come si svolge il rito del tè.

 

 

“Zio, ma dove siamo? E perché siamo vestiti così?”

“Nel castello di Windsor, e perché sono gli abiti adatti. Allora… è il 1899, la regina Vittoria ha 80 anni; quindi parla piano e scandisci le parole.”

“La regina?”

Le porte di fronte alle quali si erano materializzati si aprirono, accompagnate dalle parole del maggiordomo che annunciava i due ospiti.

“Vostra maestà”, disse lo zio chinando la testa.

“Reginald! Dopo tutti questi anni torni a farmi visita?”

“Reginald?”, bisbigliò il nipote.

“Sì, sta al gioco!”, rispose lo zio.

La regina socchiuse gli occhi cercando di mettere a fuoco i nuovi arrivati.

“E questo giovanotto?”

“È mio nipote, vostra maestà: Nicholas! Non ti presenti alla regina?”

Dopo l’occhiata ricevuta dallo zio, perplesso, il nipote rispose: “Onorato… di fare la vostra conoscenza… vostra maestà.”

“Ah, molto bene, accomodatevi pure.”

I due viaggiatori si avvicinarono. Sul basso tavolo da salotto spiccavano le porcellane cinesi del pregiato servizio da tè e un ampio vassoio a tre piani carico di delizie. Zio e nipote si sedettero, assistiti dai domestici.

“Avete fatto buon viaggio?”

“Non ci siamo nemmeno accorti di esserci spostati, maestà.”

“Ne sono lieta.”

A un cenno della regina, i servitori iniziarono a versare il tè.

Il nipote osservò il liquido bruno riempire una ad una le tazze, a cominciare da quella della regina. A un altro cenno di sua maestà, alla sua tazza fu aggiunto del latte. Destando la curiosità di ‘Nicholas’.

“Sai perché si versa prima il tè e solo dopo il latte, mio caro?”

“Non saprei… vostra maestà…”

“Vuoi rispondere tu, Reginald?”

“Ma certo, maestà: solo le porcellane più raffinate reggono l’alta temperatura dell’acqua, mentre le persone comuni che non se le possono permettere devono versare prima il latte freddo. Se ben ricordo, fu Josiah Spode il primo vasaio a produrre tazze più robuste inserendo nell’impasto ceneri di ossa animali, ottenendo in questo modo una ceramica lucida e resistente, che prese così il nome di bone china.”

“Esattamente, Reginald.”

Solo dopo che la regina aprì le danze, lo zio si servì scegliendo tra i sandwich uno con uova e crescione, seguito dal nipote che, per essere sicuro di rispettare l’etichetta, ne imitava ogni mossa: iniziare con il salato.

“Un ottimo Darjeeling, maestà.”

“Ne sono lieta Reginald; Darjeeling e Earl Grey sono le miscele che preferisco.”

 

 

Annuendo, ‘Reginald’ aggiunse dello zucchero e agitò il tè muovendo avanti e indietro il cucchiaino senza fare rumore. Bevve un sorso, senza sollevare il mignolo, e subito dopo appoggiò la tazza al piattino.

“È stata una fortuna…”, proseguì lo zio, “che la duchessa di Bedford abbia iniziato questa usanza.”

“Oh sì, Reginald. Cominciò tutto più di cinquant’anni fa, quando fui sua ospite a Woburn Abbey. Anne proprio non riuscì a resistere fino a cena e fece portare tè e qualche stuzzichino. In effetti tutta la storia del tè inglese ha come protagoniste delle donne.”

Lo zio annuì di nuovo bevendo un altro sorso.

“Davvero?”, chiese ‘Nicholas’.

“Ma certo”, rispose la regina. “Fu Caterina di Braganza la prima donna a portarlo in Inghilterra. Aveva ventidue anni quando lasciò il Portogallo per sposare Charles, più di duecento anni fa. Prese con sé del tè proveniente dalle colonie del suo Paese in Asia… La bevanda ci mise poco a diventare una moda, anche se all’epoca bisognava farla arrivare dalla Cina! Ancora non avevamo le nostre piantagioni indiane, e neppure queste ottime miscele!”

La regina prese una fetta di torta molto soffice e farcita con uno strato di marmellata, separandone un boccone con la forchetta.

“Se non sbaglio, maestà, quella torta porta il vostro nome! È la Victoria Sponge Cake.”

“Pare proprio di sì; è una novità piuttosto recente.”

Lo zio annuì interessato prendendo degli scone alla cannella, pasticcini la cui pasta è simile a quella delle brioche, aggiungendovi della panna e un po’ di marmellata con le opportune posate d’argento. Il nipote, intuendo che fosse il momento giusto per passare ai dolci, faticò a decidersi tra le madeleine, i biscotti al burro, gli scone alla cannella, alle mandorle o insaporiti con della frutta secca, e dei dolci composti da strati alternati di panna, pan di spagna e frutti di bosco, che solo poi avrebbe scoperto chiamarsi berry trifle. Si decise infine per la fetta di un dolce con l’interno a scacchiera, due quadri rosei e due gialli uniti da uno strato di marmellata, ricoperta da uno strato esterno di marzapane.

“Ah! La torta Battenberg”, osservò lo zio. “Non è forse stata creata in onore del matrimonio di vostra nipote?”

La regina aggrotto la fronte. “Non mi risulta proprio. Dove hai sentito questa cosa, Reginald?”

“Voci, maestà…”

Lo zio si affrettò a scomparire dietro la tazzina, bevendo un altro sorso di tè.

“Capisco. No, non che io sappia almeno…”

L’orologio a pendolo della stanza suonò comunicando l’ora ai presenti.

“Il tempo vola quando si è in buona compagnia!”, disse la regina alzandosi con lentezza dal tavolo.

Zio e nipote scattarono in piedi.

“È stato un piacere rivederti, Reginald, e fare la tua conoscenza, Nicholas…”

 

Riccardo Vedovato

riccardo.vedovato1994@gmail.com

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *