UN PRANZO NEL SOLE DI MILANO, ALL’OMBRA DEL CAUCASO

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Da anni si conoscono ceppi batterici capaci di digerire idrocarburi, così come l’evoluzione che ha portato allo sviluppo di organismi dalle strane abitudini alimentari come le piante carnivore o le mosche… ma fra tutti gli animali del creato, dal punto di vista alimentare, lo “studente fuori sede” è forse quello più strano e curioso. Facendo parte del suddetto tipo umano ho visto molti miei simili, eterni procrastinatori della spesa (per pigrizia e situazione finanziaria), vedersi costretti a spalmare ketchup avanzato sul pane dell’altro ieri e chiamare il prodotto “cena”. Io no, non sempre almeno.

 

 

khachapuri copia

 

 

Convivenza multiculturale

 

Vivo a Milano e in casa siamo in 8: 2 italiani, 1 bulgaro, 4 georgiani. E lei, Marina Pachoshvili, madre di 2 di loro, spesso artefice di grandi piatti con i quali ci fa sentire tutti un po’ meno abbandonati. Grazie a lei, nel sole di una pigra domenica milanese, ho sentito i gusti e i profumi di Tbilisi, pranzando a base di khachapuri, il pane-pizza al formaggio, piatto nazionale georgiano.
La giornata è iniziata con la bella sorpresa di un cestino ricolmo di polpette di verdura fritte, dal sapore delizioso, un po’ speziato, che ho (forse profanamente) accompagnato con un tazzone di caffellatte.
Per pranzo si mangerà l’Acharuli khachapuri, versione molto diffusa del piatto tipico, proprio della regione di Achara, sul Mar Nero, e costituito da un impasto del tutto simile a quello di pane e pizza.  La forma è quella di un vascello, necessaria per contenere in fase di cottura in forno una generosa “fonduta” di formaggi: l’Imeruli, salato a pasta morbida tipico dell’Imereti, e il Sulguni, altrettanto morbido, ma senza sale.

 

 

Un indicatore dell’economia nazionale

 

Secondo uno studio del 2009 condotto dall’università della Georgia, (non scherzo) l’88% dei cittadini georgiani preferisce il khachapuri alla pizza. Questo pane al formaggio è così fondamentale nello stile di vita georgiano che è stato creato il “khachapuri index”, un indicatore economico basato sulla differenza di prezzo per unità, nel tempo e nello spazio, proprio della pietanza nazionale.
L’abile lavoro di impasto scivola velocemente verso il momento dell’infornata: presto la casa si inonda di un delizioso profumo di fonduta e di pane. Estratti dal forno i nostri “vascelli”, prendiamo un uovo a testa e lo aggiungiamo a crudo sul formaggio ancora bollente, insieme a una noce di burro. Mescolando l’insolita “fonduta”, un concerto di aromi si sprigiona: ci sediamo intorno al tavolo e tutti insieme iniziamo a rompere con le mani tozzi di impasto dal bordo, per raccogliere la deliziosa fonduta.
Niente di leggero, certo… Perfetto, però, per condividere un’ora felice con le persone giuste!

 

Alessandro Caviglione

alessandro.caviglione@cibiexpo.it

 

 

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