Per introdurre questo vitigno, basta un numero: due, come il numero delle cantine che lo vinificano, in tutto il mondo.
Vitigno a bacca bianca che si trova nel nord-ovest della Sardegna: siamo ad Alghero. Fa parte della famiglia delle Malvasie che, anticamente, avevano trovato la loro patria in territorio greco. Probabilmente intercettato dalle rotte dei Fenici, approda in Spagna per giungere poi in Sardegna durante la dominazione spagnola, anzi catalana, fra il Trecento e il Quattrocento.

Il Torbato è conosciuto anche come Uva catalana, Turbat o Vitis iberica; in Portogallo e in Francia è noto con il nome di Malvoise de Roussillon, ma ad oggi, al di fuori dell’Italia, anzi della Sardegna, non ve ne sono notizie.
È quindi la zona di Alghero il suo habitat, il luogo dove si è perfettamente adattato, anche se la sua percentuale di coltivazione è tra le più basse della regione.
È iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 ed è idoneo alla produzione di una sola DOC, la DOC Alghero Torbato sia nella versione ferma che spumante. Fuori dalla zona di Alghero è possibile coltivarlo come vino a Indicazione Geografica Tipica (IGT).
Ci ha aiutato ad approfondire la conoscenza del Torbato Paolo Parpinello, degli omonimi Poderi, che con il padre Giampaolo ha fondato quest’azienda.
Diamo subito un’idea di cosa significhi definire il Torbato un vitigno raro.
Attualmente, a vinificarlo in tutta la Sardegna sono solo due cantine: una è Sella&Mosca, nota azienda che produce grandi quantità di vino, e poi ci siamo noi, Poderi Parpinello, decisamente più piccoli.
Gli ettari vitati a Torbato sono circa 120. Di questi, i nostri sono 12, mentre i restanti sono da attribuire interamente a Sella&Mosca.
Un territorio molto ristretto, quello per la coltivazione del Torbato. Viene da chiedersi quali fattori pedoclimatici si rivelino fondamentali, tali da rendere il territorio di Alghero un unicum in Italia e nel mondo per la coltivazione di questo vitigno.
Inizialmente ritenevo che ad essere fondamentale fosse il terreno. In questa zona della Sardegna è calcareo-argilloso, ma devo dire che con il tempo sono arrivato a pensare di non ritenerlo un fattore fondamentale, o almeno non il solo. Dico questo perché è vero che il suolo è generalmente calcareo, ma è anche vero che la nostra zona ha superfici molto difformi. Variano molto di zona in zona. Probabilmente, a pesare maggiormente è il fattore climatico, in particolare le escursioni termiche e il vento, al quale la nostra una zona è molto esposta.
Ma devo aggiungere che, qualunque cosa si possa dire, dobbiamo considerare che non ci sono riscontri né in altre zone della Sardegna né altrove: diamo per scontato che queste siano le condizioni pedoclimatiche migliori possibili, ma è pur vero che non abbiamo termini di paragone.
Questo ci porta a parlare nuovamente di rarità.
Sì. Sulla rarità di questo vitigno voglio aggiungere questo: la scarsa reperibilità. Non si possono trovare sul mercato le barbatelle di Torbato. Cioè, se andate in vivaio e chiedete le barbatelle di Vermentino le trovate, quelle di Torbato no. Vi racconto come è andata per noi. Un amico di mio padre le aveva nei suoi terreni e ne ha regalato 100 gemme a mio padre, ed è da qui che sono state ricavate le prime 100 piante. Ovviamente, si intende, effettuate tutte le analisi del caso. Alla fine, sono state mandate nei vivai e siamo riusciti ad ottenere le barbatelle.
C’è qualche curiosità che non conosciamo e che possiamo raccontare riguardo il Torbato?
II Torbato prende il suo nome da “torbido”, perché un tempo era molto difficile chiarificarlo. Oggi è più semplice, grazie alle tecnologie moderne che riescono ad agevolare il processo.
Però abbiamo ricordato questa particolarità con la nostra bottiglia del Centogemme, che è satinata proprio per richiamarne la morbidezza.
Il Torbato non è l’unico vitigno di nicchia che coltivate.
No, coltiviamo anche altri vitigni poco conosciuti come il Cagnulari e il Semidano dal 2021. Diciamo che i vitigni autoctoni sono per noi il focus e, secondo la nostra visione, il modo migliore per difendere e valorizzare una piccola azienda come la Poderi Perpinello.
Veniamo ora al vino.
Il Torbato è giallo paglierino poco intenso, rivela note fruttate di mela, pera e prugna bianca. È quasi aromatico e ha un leggero finale gradevole, amaricante: entrambi aspetti che lo caratterizzano. Non mancano una bella acidità e persistenza.
L’acidità ci offre lo spunto per rivelare una piacevole sorpresa natalizia.
È ottima la versione spumantizzata: un metodo Martinotti (un procedimento per produrre vino spumante, ndr) con una bollicina fine e piacevole. È un vino con una struttura interessante e una gradazione alcolica di circa 12 gradi. È ideale per piatti a base di crostacei, pesce o per aperitivi.
Un consiglio per un abbinamento tipico?
Gli spaghetti all’algherese. Gli ingredienti principali sono; arselle, olive e capperi, poi prezzemolo, aglio e un po’ di peperoncino. Saporiti e perfetti con le bollicine di Torbato.
Elisa Alciati
