SOFT COMMODITIES

Il cibo nel mercato finanziario. Anche gli alimenti sono un bene negoziato sui mercati finanziari, così come tante altre materie prime. A differenza però dalle cosiddette hard commodities – proprie del settore energetico, dei metalli preziosi e di quelli industriali – i prodotti agricoli e alimentari, le soft commodities, frutto di coltivazione e allevamento, sono soggetti a fluttuazioni di prezzo in ragione di vari fattori, come le condizioni meteorologiche, le avversità e le malattie delle colture, la domanda globale e altri eventi, che ne influenzano in modo non prevedibile quantitativi e qualità di produzione.

 

 

 

Per questo – dove la volatilità dei prezzi è maggiore, è più facile speculare, e quindi guadagnare – banche e fondi scommettono sempre più spesso sul prezzo di diversi alimenti. Ma non solo. Alcuni articoli di settore spiegano infatti come dall’inizio degli anni 2.000 la deregolamentazione dei mercati delle materie prime abbia cambiato profondamente il volto delle piazze finanziarie che scambiano titoli legati al cibo. Se fino a quel momento, infatti, solo agricoltori e industrie alimentari avevano utilizzato strumenti finanziari come i futures – contratti in cui le due parti si accordano per scambiarsi a scadenza una determinata quantità di un bene  (finanziario o reale) a un prezzo prefissato – per comprare e vendere cibo (e lo avevano fatto sostanzialmente per avere una sorta di garanzia rispetto alle oscillazioni dei prezzi), dopo il 2.000, operatori esterni al settore food hanno immesso grandi somme di denaro in questo mercato per comprare e vendere materie prime agricole con l’obiettivo di ricavare liquidità a breve termine.

Gli investitori spesso cercano di trarre profitto dalle fluttuazioni dei prezzi di questi prodotti, basandosi – non senza rischi – su previsioni riguardo a fattori quali appunto la produzione agricola, la domanda globale, le condizioni meteorologiche e gli eventi politici, come, per esempio, la recente guerra in Ucraina.

La gamma di prodotti agricoli e alimentari negoziati sui mercati finanziari è vasta, ma quelli più comunemente oggetto di operazioni sono:

  1. Cereali: grano, mais, riso, avena, ecc.
  2. Oli vegetali: olio di soia, olio di palma, olio di colza, ecc.
  3. Zuccheri: zucchero di canna, zucchero di barbabietola, ecc.
  4. Frutta e verdura: mele, arance, pomodori, patate, ecc.
  5. Carne: bovini, suini, pollame, ecc.

E ogni anno c’è qualche specifico alimento che, secondo gli analisti, potrebbe essere la scommessa giusta…

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 Pillole tecniche

  1. Mercato dei futures: i contratti futures sono uno strumento comune per negoziare soft commodities. In un contratto futures, l’acquirente e il venditore si impegnano a comprare o vendere una quantità specifica di una merce a un prezzo prestabilito in una data futura.
  2. Speculazione e investimenti: gli investitori possono anche partecipare ai mercati delle soft commodities con l’obiettivo di ottenere guadagni attraverso la speculazione sui movimenti dei prezzi. Tuttavia, gli investimenti in soft commodities comportano rischi significativi.
  3. Indicatori economici: i prezzi delle soft commodities possono anche riflettere indicatori economici più ampi. Ad esempio, un aumento dei prezzi dei cereali potrebbe segnalare una crescente domanda di cibo o una scarsità di raccolti.
  4. Fluttuazioni stagionali: le soft commodities sono spesso soggette a oscillazioni dovute alle variazioni nella stagione agricola. Queste fluttuazioni possono essere utilizzate dagli operatori per prendere decisioni di trading.
  5. Impatto degli eventi globali: cambiamenti climatici, epidemie, politiche agricole e tensioni commerciali possono influenzare significativamente i mercati delle soft commodities.