SOBRIETÀ E QUALITÀ

Il nuovo modo di bere degli italiani. Il calice di vino continua ad accompagnare il pranzo della domenica, la cena in famiglia o quella con gli amici. Lo Spritz resta il protagonista dell’aperitivo. Eppure, qualcosa, nel modo di bere degli italiani, sta cambiando. Non è una rivoluzione, ma un’evoluzione fatta di consumi più moderati, cocktail più leggeri, vini a gradazione contenuta e alternative analcoliche. Una tendenza che sta interessando gran parte del mondo. Cambiano le quantità e le occasioni di consumo, sempre meno legate all’abitudine quotidiana e sempre più alla qualità dell’esperienza.

 

 

Un cambiamento che, però, non mette in discussione una delle nostre peculiarità: la tradizione vitivinicola. In Italia il vino non è soltanto una bevanda, ma un elemento identitario, che racconta territori, paesaggi, cultura gastronomica e stili di vita. Proprio questo legame con il cibo e con la tavola distingue il nostro Paese da molti altri contesti europei, dove il consumo di alcol è più spesso slegato dai pasti e concentrato nei momenti del divertimento.

A confermarlo è la prima ricerca promossa da Federvini e realizzata dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma. Lo studio mostra come, anche in Italia, sia in corso una progressiva evoluzione verso consumi più contenuti, ma evidenzia soprattutto la specificità del nostro modello: un consumo ritualizzato e profondamente legato alla convivialità. Oltre l’80% del vino viene infatti consumato durante pranzo e cena, mentre più del 70% dei cocktail accompagna il rito dell’aperitivo. Con 8 litri di alcol puro pro capite all’anno, inoltre, l’Italia resta al di sotto della media dei Paesi OCSE e ben distante dai livelli registrati in molte aree dell’Europa centro-orientale.

Questa specificità, però, non significa immobilità. Anche il vino segue l’evoluzione dei gusti. Se il consumo complessivo continua lentamente a diminuire, cresce la ricerca della qualità: si acquistano meno bottiglie, ma di valore più elevato, mentre il consumo quotidiano si riduce progressivamente. Parallelamente, cambiano anche le preferenze. I grandi rossi mantengono il loro prestigio, ma aumentano i consumi di bianchi freschi e aromatici, di rosati e soprattutto di bollicine, protagonisti di occasioni più informali e dell’aperitivo. Il Prosecco continua a trainare il mercato, affiancato da Franciacorta e Trentodoc, mentre cresce l’interesse per vini biologici, sostenibili e ottenuti da vitigni autoctoni. Si cercano etichette più immediate, dalla buona bevibilità e, sempre più spesso, con gradazioni leggermente inferiori rispetto al passato.

Il cambiamento emerge ancora più chiaramente osservando le nuove generazioni. Secondo la ricerca, il 72% degli italiani tra i 18 e i 24 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’ultimo anno, ma appena il 5,7% dichiara un consumo quotidiano, contro oltre il 31% degli over 75. I giovani, insomma, non rinunciano necessariamente all’alcol, ma cambiano le occasioni di consumo e scelgono sempre più spesso birra, aperitivi e cocktail, rispetto al vino tradizionalmente consumato a tavola. Si diffondono inoltre pratiche come lo zebra striping, che consiste nell’alternare drink alcolici e analcolici durante la stessa serata, segno di una crescente attenzione al benessere, alla guida e all’attività sportiva.

Anche l’industria italiana sta accompagnando questa trasformazione. Accanto ai vini dealcolati, il cui mercato è destinato a crescere dopo il via libera alla produzione nazionale, stanno arrivando sugli scaffali e nei locali prodotti pensati per chi cerca un consumo più equilibrato, senza rinunciare al gusto. Cantine di Verona, ad esempio, ha lanciato la linea G.Low, vini bianchi e rosati da 8°, ottenuti naturalmente attraverso raccolta anticipata delle uve e fermentazioni controllate, senza ricorrere alla dealcolizzazione. Anche la Doc Orvieto ha introdotto una versione a 10°, tra le prime denominazioni italiane a modificare il disciplinare per rispondere alla crescente domanda di vini a bassa gradazione. Parallelamente, cresce l’offerta di aperitivi botanici, vermouth reinterpretati e ready-to-drink a ridotto tenore alcolico, mentre numerose aziende della mixology stanno investendo in prodotti pensati per un aperitivo più leggero, ma non meno ricco dal punto di vista aromatico.

Una tendenza che attraversa tutta l’Europa. Nel Regno Unito il comparto low & no alcohol è ormai uno dei più dinamici; in Spagna crescono le birre a bassa gradazione, mentre nei Paesi nordici le carte dei ristoranti includono sempre più spesso percorsi gastronomici accompagnati da bevande analcoliche premium. Negli Stati Uniti, infine, si moltiplicano i sober bar, locali dove protagonisti sono cocktail privi di alcol ma preparati con la stessa ricerca della mixology tradizionale.

La sfida, per l’Italia, sarà accompagnare questa evoluzione, senza perdere ciò che la rende unica. La forza del modello italiano non risiede soltanto nella moderazione, ma soprattutto in una cultura del bere costruita intorno al vino, alla tavola e alla convivialità. Un patrimonio che continua a rinnovarsi, adattandosi ai nuovi stili di vita, senza rinunciare alle proprie radici.

 

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it