L’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri è una rinomata fondazione no profit di Milano, che si occupa di ricerca, formazione e informazione sulle scienze biomediche. L’ha fondata nel 1963 l’allora trentacinquenne Silvio Garattini, che tuttora la dirige. Il paragone suona un po’ irriverente, ma il professore ricorda il protagonista di una filastrocca per bambini, Bobo super cane inglese, che è “un signore nato, timido, educato e beve solo tè”, proprio come lui. Timido in realtà non si sa, ma anche fosse questo non lo ostacola nel combattere la sua battaglia contro false credenze e pregiudizi. Non per niente tra i numerosissimi premi conseguiti c’è anche il Premio Ippocrate per la comunicazione scientifica.

La prima domanda è sui cosiddetti superfood. È vero che i cibi possono in qualche caso sostituire i farmaci?
Oggi si pensa che gli alimenti abbiano anche effetti terapeutici. Però, pur essendo molto attento a quello che la nutraceutica potrà stabilire, dico che le prove sono ancora scarse. Dall’alimentazione dipende certamente il nostro benessere. Se non introducessimo vitamine, oppure al contrario inserissimo nella dieta troppi grassi o zuccheri, la nostra salute ne risentirebbe. Quanto invece i cibi curino le malattie è dubbio. Sappiamo però che si può prevenire. Per esempio l’impiego delle fibre è molto importante per sottrarre al nostro organismo sostanze cancerogene che, assorbite da loro, vengono con loro eliminate.
Quanto contano le caratteristiche del singolo individuo?
Contano moltissimo perché le modalità con cui assorbiamo i cibi e li metabolizziamo, e la loro influenza sull’organismo, dipendono molto dalla conformazione genetica e anche dal tipo di abitudini, dalle malattie…
Parliamo di obesità
Salvo rari casi di anomalie ormonali, l’obesità dipende dall’alimentazione, cioè dal rapporto tra quanto si introduce e quanto si consuma. L’ideale è mangiare regolarmente ma poco. Nell’ambito di una settimana dobbiamo avere come base i carboidrati complessi, come la pasta (meglio se non troppo purificati), frutta e verdura, poi carne, o pesce, o uova, o formaggi. Dobbiamo abituare l’organismo a un regime costante, pur nella variabilità. Si può mangiare 3 volte al giorno, ma anche 5 volte o 1 volta, limitando le quantità. Moderazione secondo me vuol dire mangiare un po’ di meno di quanto si vorrebbe. Abbiamo visto tante volte con gli animali da esperimento che se un gruppo di topi mangia il 25% in meno di un altro gruppo di topi vive di più. L’alimentazione fornisce all’organismo quello che gli serve ma lo impegna anche a smaltire.
È importante come si preparano i cibi?
Certamente. Per esempio nella cottura della carne alla griglia si possono formare sostanze cancerogene. Mangiando troppi affettati, conservati con i nitriti, nell’organismo si possono formare delle nitrosamine, altre sostanze cancerogene.
La questione dell’igiene?
È fondamentale. Purtroppo oggi, con l’idea che gli antibiotici ci salvano, è molto trascurata.
Nel caso di abitudini non corrette, poca frutta, niente verdura, sono utili gli integratori alimentari?
Una dieta variata offre tutto quello che è necessario, vitamine, micronutrienti, aminoacidi, Omega 3. Ci sono parecchi studi clinici che non hanno identificato benefici derivanti dall’uso d’integratori. Anzi, l’eccesso di vitamina A è cancerogeno, l’eccesso di vitamina C tende a impegnare inutilmente i reni.
Si sono osservate interazioni tra farmaci e cibi?
La più conosciuta è quella fra sali di calcio (in latticini, latte, formaggi) e tetracicline, che sono degli antibiotici. I sali di calcio inattivano le tetracicline anziché permetterne l’assorbimento. Va ricordato che è sempre meglio prendere le medicine con l’acqua, evitando alcolici o estratti di frutta. Sappiamo anche che il pompelmo impedisce l’assorbimento di molti farmaci.
L’antibiotico-resistenza generata dalla somministrazione di antibiotici agli animali d’allevamento: un problema vero o falso?
Vero in parte. L’impiego di antibiotici negli allevamenti animali intensivi non sarebbe un problema se si rispettassero le regole perché sappiamo quanto impiega un antibiotico a uscire completamente dall’organismo. Quindi se si macellassero gli animali dopo un certo periodo di tempo, questo non sarebbe un problema ma siccome spesso non si fa…
Per concludere, una regola d’oro?
Due: varietà e moderazione. La varietà è positiva anche pensando ai contaminanti. Se per esempio si mangiasse il tonno tutti i giorni si assorbirebbe mercurio, quindi è meglio diversificare perché ogni tipo di cibo ha il suo tipo di contaminante e quindi mangiando cose diverse si evitano accumuli nocivi.
Quali sono le figure di riferimento per chi vuole consigli in campo alimentare?
Quelle che si basano sui dati scientifici. Applicare il metodo scientifico vuol dire fare dei confronti, anche se non è facile perché ci sono tanti prodotti diversi tra loro a seconda del Paese di provenienza. C’è molto bisogno di studiare l’alimentazione con metodologia scientifica. Vale per esempio per l’approccio al biologico. Il problema è che oggi i fatti sembra non contino nulla, contano le opinioni. La scienza non è ancora patrimonio comune. L’omeopatia, per esempio: non si può dire che funziona solo perché una campionessa olimpica afferma di aver conseguito le numerose vittorie grazie al suo utilizzo.
Paola Chessa Pietroboni e Toni Sàrcina
