Pare strano a chi ci vive, ma le ricerche più recenti dicono che le metropoli possono essere ambienti ricchi di specie, habitat perfetti per la fauna selvatica. Lo studio pubblicato su Proceeding of The Royal Society B., che ricostruisce la numerosità e la distribuzione dei mammiferi a Roma negli ultimi due secoli, dimostra che la città è stata, ed è, la casa ideale per una grande varietà di animali, grazie agli spazi verdi diversificati che ha sempre mantenuto.

Qui si contano 51 tipi diversi di ospiti tra cui il riccio, la volpe, il pipistrello di Savi e quello albolimbato. È curioso notare come non ci siano state grandi variazioni negli anni, esclusa una diminuzione degli esseri viventi che popolavano gli ambienti umidi – come la lontra o il pipistrello vespertilio dei Capaccini – e le zone ripariali, come la puzzola e l’arvicola d’acqua.
Un tempo gli ambienti acquatici cittadini erano di buona qualità, oggi non esistono quasi più: sono stati in gran parte prosciugati, coltivati o cementificati. Ma le zone umide urbane sono preziose per la sopravvivenza e la tutela di alcune specie animali e al tempo stesso cruciali per l’assorbimento delle piogge, per la regolazione della temperatura e la riduzione degli inquinanti. Secondo gli esperti vanno recuperate e favorite dove possibile, evitando ad esempio l’alterazione come la cementificazione delle sponde, la regimentazione delle acque, ma anche l’introduzione di specie aliene o ornamentali.
È chiaro che risulta più difficile far tornare la fauna perduta, ma è una buona strategia favorire quella ancora esistente.
La città è un ambiente sfidante e particolare per gli animali e, secondo i ricercatori, funziona un po’ da filtro che seleziona determinate caratteristiche considerate vincenti. Dalla relazione emerge come negli ultimi tempi a Roma siano aumentate le specie di mammiferi cosiddette generaliste, cioè più adattabili, a scapito di quelle più selettive. Gli elementi comuni sono la prolificità e la dimensione della cucciolata, la plasticità comportamentale e la versatilità nell’occupare nuovi ambienti. Ciò però non esclude la presenza di specie più rare e protette, come i chirotteri (o pipistrelli) vespertilio maggiore e quello smarginato, il ferro di cavallo maggiore e il moscardino.
Il consiglio degli esperti per il futuro è che le città siano sempre più “verdi”, non solo per contrastare la crisi climatica ma anche per garantire un aumento della naturalità urbana.
Lucia Massarotti
