SATURNINO

Musica per le nostre orecchie.

Saturnino Celani ha 52 anni e da 35 si dedica anima e corpo alla musica. “La musica mi ha dato l’opportunità di viaggiare, quindi anche di conoscere usi e costumi di altri posti, e devo dire che l’Italia è il Paese dove mediamente si mangia meglio, insieme al Giappone”.

Inizia così la mia intervista a Saturnino, bassista (anche di Jovanotti), compositore e produttore discografico. Oggi però non parleremo di musica, ma di cibo.

 

 

 

Parto dal tuo “in Italia mediamente si mangia meglio”. Che cosa intendi? Potrebbe voler dire molte cose diverse…

Intendo che c’è la possibilità, con risorse economiche contenute, di nutrirsi di qualità.

 

Tu mangi in modo tradizionale o sei uno che sperimenta?

La curiosità permette di scoprire cose e cambiare le proprie abitudini, sul lungo periodo. Io, ad esempio, ho sperimentato gli effetti di un certo tipo di alimentazione sulla salute. Una decina di anni fa non riuscivo a uscire dal tunnel logorante del reflusso gastrico. Avevo preso tutti i farmaci esistenti per risolvere il problema, senza successo. L’unico medico utile è stato quello che mi ha dato un protocollo alimentare: assenza quasi completa di zuccheri, carne di animali cresciuti in particolari condizioni – stato brado, alimentazione di un certo tipo – e varie altre indicazioni.

 

E stai ancora seguendo questo protocollo?

Sì, e ne ho appena finito anche un altro, guidato da uno specialista, che mi ha aiutato a perdere peso in maniera armonica. Siamo tutti mediamente ipernutriti.

C’è una frase bellissima di Jodorowsky: “Non criticare, professa la consapevolezza”. Quando uno consiglia: “Dovresti fare più attenzione”, sarebbe giusto dicesse: “Potresti fare più attenzione”. Se vedo un mio amico che mangia coi piedi, glielo faccio notare.

 

Cucini?

Sì, per nutrirmi bene, non per provare ricette. E pensa che, quando ero in tour da giovane, scendevo in Autogrill e prendevo merendine e salumi, e quelli erano i miei pasti. Ho sperimentato la tossicità del cibo. Ne esistono forme che non sono solo quelle ovvie: ci sono le droghe, c’è l’alcool, ma c’è anche il cibo. Se no, non esisterebbe un reparto per disturbi alimentari. A livello mediatico non si parla abbastanza, a mio avviso, di questo aspetto.

La cosa positiva che noto, al contrario, è che si comincia ad affrontare l’argomento seriamente, sempre più spesso, quando si cena tra amici.

 

Che cosa ti è piaciuto così tanto del cibo giapponese che hai citato prima?

Il loro modo di combinare gli ingredienti. E un’altra cosa mi ha colpito: la cucina giapponese permette di lasciare il piatto pulito, perché le dosi sono giuste. Secondo me, è una forma di educazione al cibo. Da noi le porzioni sono eccessive, e diventa impossibile rispettare il principio ‘non lasciare nulla nel piatto’ imparato da piccoli. Se me fai 400 grammi di pasta e poi me dici che devo finirla, me stai ad ammazà!!

 

Vivi da solo, con il cane?

Eh sì, tipo Io sono leggenda (romanzo fantascientifico del 1954, ndr).

 

Come nutri il cane?

Qualità anche per lei. Un menu che varia ogni giorno, cibo già cotto preparato da Dog Heroes con ingredienti di qualità, freschi. Da un anno Oliva sta da dio, sia come peso sia come salute, e non è una pischella, ha già 10 anni.

 

E stai ricominciando a viaggiare per lavoro, a suonare in pubblico?

Ci sono delle cose che sto riprendendo a fare e sono contentissimo. Trovo però ci sia un grande ritardo rispetto agli altri Paesi del mondo in tema di intrattenimento e spettacolo, cioè cultura, fondamentali per lo spirito. Mi fa invece un po’ sorridere il sentire frasi tipo: “Eh, però adesso è impossibile andare negli Stati Uniti…”. A me il turista sta sul c… in tutta onestà. Gli vorrei chiedere: “Quando ci andavi negli Stati Uniti durante l’anno? Devi andarci per il Getty Museum? Guarda che qua ci sta un sacco di roba bellissima che non hai visto!”

Io sono cresciuto in una famiglia dove non esisteva il viaggio a meno che non si avesse nulla da fare. Mio padre stava a lavorà. Ogni tanto a Milano chiedo per curiosità: “Sei mai stato al Cenacolo? Sei mai stato all’Abbazia di Chiaravalle?”. “No”. “E che fai quando stai qua?!”

 

Eppure, tu non sei di Milano…

Sono nato ad Ascoli e cresciuto in un contesto agreste: dietro casa avevamo l’orto e mio nonno aveva conigli, maiale, galline, api e c’era tutta la verdura del mondo a meno del km zero! Il lattaio ti riempiva la pentola di latte, non c’erano le confezioni… Ecco, un’altra cosa di cui mi sono reso conto durante il lockdown è che io, da solo con il cane, producevo tonnellate di spazzatura, perché tutto è iper-confezionato.

 

Per chiudere, il tuo rapporto con l’alcool. Si immagina sempre la rockstar che sgarra: e tu?

Sono andato in coma etilico a 17 anni e sono diventato astemio a 18. Non brindo neanche l’ultimo dell’anno. La cosa che mi manda fuori di testa è il sesso. E con la musica ogni tanto raggiungo lo stato di trance ascetico. Ho iniziato a suonare perché volevo rimorchiare, ma poi ho passato dei lunghi periodi dell’adolescenza a suonare e ascoltare musica da solo a casa per 8, 9 ore consecutive. Ha vinto la passione. Le passioni sono fonti d’ispirazione. Fondamentali in tutto quello che si fa.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 

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