IL PANE DEL LUBERON

I grani antichi sono tornati in auge non solo in Italia (soprattutto in Sicilia), ma anche oltralpe, in Francia, nel Parco naturale regionale del Luberon

 

 

La biodiversità, attraverso la coltivazione di antiche varietà di cereali, è la sfida lanciata dal Parco naturale regionale del LuberonNe è coinvolta l’intera filiera del pane, dall’agricoltore al panettiere: tutto sotto il primo marchio, “farina e pane di grano meunier d’Apt (cioè, il grano del mugnaio di Apt, ndr).

 

Il grano “meunier d’Apt”

Questo cereale, anche chiamato touselle blanche de Pertuis, era coltivato nel bacino di Apt, in Alta Provenza. La qualità della pasticceria e del pane realizzati con la sua farina rimane ancora nella memoria degli anziani. Testi del Vaucluse (Valchiusa) del 1808 citano il grano meunier d’Apt come “una specie molto apprezzata, di massima importanza alimentare”.
Spinti dalla volontà di tutelare il patrimonio vegetale locale, una dozzina di agricoltori del Parco naturale regionale del Luberon, ormai da diversi anni, si sono uniti in partenariato per ri-coltivare varietà antiche di grano con vari obiettivi: sviluppare la ricerca storico-etnologica, monitorare la sperimentazione e la moltiplicazione delle varietà; perfezionare test di trasformazione (macinatura e panificazione), valorizzare le qualità nutrizionali dei grani antichi; creare una filiera grano-farina-pane sul territorio del Parco del Luberon. È stata così stilata una convenzione di utilizzo del marchio tra il Parco e gli agricoltori, i mugnai e i panettieri del territorio.
Il grano meunier d’Apt presenta caratteristiche interessanti: buon adattamento climatico e al suolo povero della regione, rendimento modesto ma regolare (media di 30 quintali/ettaro) con una concimazione moderata, qualità organolettiche e nutrizionali particolari. Il pane, prodotto con la farina di questo grano macinato a pietra, è ricco di fibre e di magnesio ed è più digeribile grazie sia alla lavorazione lenta, sia alle caratteristiche del glutine contenuto nel grano. È riconoscibile grazie a un’etichetta in ostia con il logo del Parco, un “borie”, cioè una costruzione in pietra, tipica dell’Alta Provenza.

Un cereale fedele al suo Paese

Questo grano antico è riuscito a catalizzare il lavoro e l’attenzione di agricoltori, mugnai, panettieri e consumatori: la qualità dei prodotti da esso ricavati e la garanzia della tracciabilità hanno messo in evidenza la ricchezza di un territorio e le competenze dei diversi attori, valorizzando la natura del luogo e la capacità dei suoi abitanti di fare rete.

Studenti di traduzione

Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli 

 

 

Articolo pubblicato il 14-09-2018

 
Colophon

Direttore responsabile

Paola Chessa Pietroboni

 

Art director
Marco Matricardi

Redazione 

Alessandro Caviglione
Anna Francioni

Ilaria Greco
Marta Pietroboni 
Carmen Rando

 

Relazioni istituzionali
Cinzia Maddaloni

Pubbliche relazioni
Marta Pietroboni

Consulenza scientifica

Ettore Capri – Ordinario di Chimica agraria

Giorgio Donegani – Tecnologo esperto di nutrizione, consigliere OTALL

Flavio Merlo – Sociologo

Toni Sàrcina – Patron di Altopalato

 

Illustratore

Libero Gozzini

 

Fotografo
Guido Valdata

Stampa: Rotopress – Pigini Group Printing Division

© 2018 CiBi srl 

È vietata la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari senza l’autorizzazione dell’Editore. 

L’Editore dichiara la propria disponibilità a regolarizzare eventuali omissioni o errori di attribuzione.