RISTORANTE: MEGLIO PUBBLICO O IN CASA PRIVATA?

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Ristorazione nelle case private. In questo tempo di sharing economy (economia della condivisione, ndr), fenomeno di grande tendenza che tocca ambiti diversi, abbiamo voluto approfondire l’argomento forse più delicato e controverso, quello che riguarda l’alimentazione.

 

 

homereastaurant

 

 

Che cosa ne pensa la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE)?

 

Siamo preoccupati per i consumatori. Un pubblico esercizio è sottoposto a controlli, l’esercente ha una partita IVA e una formazione certificata. Al contrario nelle case private la Polizia senza un mandato di perquisizione non può entrare, l’ASL nemmeno, i Vigili del Fuoco neanche, quindi il consumatore è esposto a tutta una serie di rischi, soprattutto di natura igienico sanitaria. Ci risulta che il 70% delle tossinfezioni si verifica nelle case private.  Non tutti sanno trattare i cibi in modo che non divengano un pericolo.

 

 

Avete dei dati sulla dimensione del fenomeno dell’home restaurant?

 

Non proprio, ma non è una pratica numericamente irrilevante, basta visitare i portali per le prenotazioni, le attività di questo genere saranno qualche migliaio.

 

 

Avete notizia di qualche caso particolarmente censurabile?

 

Per noi è tutto censurabile perché siamo di fronte a un esercizio che dovrebbe avere, e non ha, una serie di autorizzazioni. Gli immobili e le attrezzature mancano dei requisiti necessari. 

 

 

Quali vantaggi ha il cliente, a fronte di questi rischi?

 

Io non ne vedo. Nessuna sicurezza, nessuna ricevuta fiscale, nessuna possibilità di rivalsa nei confronti del “ristoratore” nel caso di una tossinfezione perché non ci sono assicurazioni come nei locali pubblici. Che sono posti sicuri, visibili e vigilati dalle forze dell’ordine. In più, a differenza dei ristoranti moderni che devono rispettare le normative sui disabili, le case private non è detto siano in regola per ospitare persone con handicap.

 

 

Che cosa fate per spiegare ai cittadini tutti questi aspetti?

 

Ne parliamo sui nostri siti. In più abbiamo fatto una serie di denunce ai Nas e ai Comuni. Alcune hanno avuto seguito e quindi sono state iniziative efficaci.

 

 

Altro?

 

Si sta discutendo un disegno di legge. Oggi sono i portali, che hanno una commissione del 20-25% sulle inserzioni di chi fa da mangiare in casa, a lottare per avere una regolamentazione. Nel ddl (disegno di legge, ndr) c’è scritto che le prenotazioni si possono fare solo su portale.

 

 

A voi sembra un testo soddisfacente?

 

Per niente. Vogliamo un emendamento che imponga almeno che in questi locali le forze dell’ordine possano accedere tranquillamente, come nei ristoranti. Sapendo che nessuno controlla, è più facile che si commettano scorrettezze. Poter applicare delle sanzioni sarebbe un utile deterrente.

 

Paola Chessa Pietroboni

 

 

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