RISO SENZA SEGRETI

Digitalizzazione e Agricoltura 4.0 sono ormai da diversi anni temi strategici per il settore agroalimentare, in cui lo sviluppo di tecnologie per la condivisione di dati e informazioni può contribuire a garantire qualità dei prodotti e sicurezza dei processi lungo tutta la filiera. Proprio con questo obiettivo, BASF, azienda tedesca presente in 90 Paesi al mondo e leader nello sviluppo di soluzioni chimiche sostenibili, nel 2019 ha avviato in Italia “Riso Chiaro”, il primo progetto europeo di tecnologia blockchain applicata alla filiera del riso.

 

 

 

 

La tutela del patrimonio agricolo italiano

 

L’iniziativa è stata sviluppata dalla Divisione Agricultural Solutions di BASF  con l’intento di tutelare e promuovere la risicoltura italiana, non solo come patrimonio agricolo, ma come vera e propria eccellenza sia in termini di qualità che di quantità.

 

Pochi sanno per esempio che, con il 49% dell’intera produzione risicola europea, l’Italia ha conquistato il podio di primo Paese produttore di questo cereale tra tutte le nazioni aderenti all’UE: un primato che “Riso Chiaro” si propone di difendere, grazie all’applicazione della tecnologia blockchain per registrare le fasi di produzione del riso, come ci spiega Eric Bas, Head of Business Management Agricultural Solutions South Europe di BASF e Responsabile della divisione per l’Italia.

 

 

Come funziona, dal punto di vista pratico, “Riso Chiaro”?

 

Prima di tutto è necessario ricordare che, per sviluppare questo innovativo progetto, BASF si è avvalsa della collaborazione di due partner di alto livello: l’Azienda Agricola Coppo e Garrione, importante realtà piemontese con 1.000 ettari coltivati a riso; e EZ Lab, startup padovana specializzata in soluzioni digitali avanzate per il settore Smart Agrifood, che ha sviluppato la piattaforma AgriOpenData, un software in grado di applicare la tecnologia blockchain per raccogliere tutti i dati di coltivazione del riso conservandoli in modo sicuro e inalterabile.

 

In questo modo è possibile riunire tutte le informazioni relative alla coltivazione del riso, come per esempio i dati legati all’area geografica di produzione, le varietà piantate, le estensioni, i programmi di irrigazione, fertilizzazione e protezione della coltura, tracciando le diverse fasi di crescita del cereale.

 

Ogni stadio del processo sarà, dunque, segnalato, inserito nel sistema e conservato in un registro unico condiviso, ovvero quello della blockchain “Riso Chiaro”. Inoltre, è importante sottolineare che il progetto non si limiterà soltanto a incrementare la trasparenza dei processi produttivi, ma permetterà di certificare le fasi cruciali di coltivazione e lavorazione del cereale e trasferire così l’informazione lungo tutta la filiera.

 

 

Quali sono i risultati ottenuti a oggi, a circa un anno dal lancio dall’iniziativa?

 

La tecnologia blockchain è stata utilizzata in modalità test per tutta la coltivazione 2019 presso l’azienda agricola Coppo e Garrione di Trino (VC), che fa parte del BASF Farm Network, un circuito a cui aderiscono realtà operanti in ambiti differenti ma accomunate dalla ricerca e adozione di pratiche sostenibili. Dopo un anno di sperimentazioni, oggi siamo impegnati a estendere il processo sviluppato con “Riso Chiaro” anche ad altre aziende agricole.

 

 

 

 

Sono stati coinvolti nel frattempo altri attori della filiera, per esempio nelle fasi successive di lavoro?

 

“Riso Chiaro” registra le attività che iniziano in campo, dalla semina al momento della consegna del riso alle riserie. Sono state coinvolte alcune riserie che, utilizzando la tecnologia blockchain, porteranno il riso lavorato ai consumatori finali.

 

 

Proprio con riferimento al consumatore finale, quali vantaggi potrà trarre da questa iniziativa?

 

Una soluzione come “Riso Chiaro” risponde alle necessità del consumatore moderno, sempre più attento alla qualità dei prodotti che acquista e utilizza. L’utente finale avrà infatti la certezza di acquistare un prodotto coltivato in Italia, garantito in ogni fase della sua lavorazione.

 

 

In che modo il consumatore potrà venire a conoscenza delle informazioni raccolte attraverso il progetto? Sono per esempio previste “etichette parlanti” o app specifiche?

 

Ogni parte della lavorazione è tracciabile: anche se al momento la raccolta delle informazioni si ferma alla riseria, non è da escludere un eventuale allungamento alle fasi finali e quindi al pack sullo scaffale.

 

 

Prevedete di applicare l’esperienza acquisita ad altri settori agricoli? 

 

Sebbene la tecnologia blockchain alla base di “Riso Chiaro” sia modulabile e scalabile anche su altre tipologie di coltivazione, e quindi applicabile anche ad altre filiere, al momento il nostro obiettivo è valorizzarla al massimo per questa coltura.

 

L’auspicio è che comunque i risultati ottenuti possano spingere i diversi attori del sistema agroalimentare italiano a sperimentare nuove soluzioni di tracciabilità anche in altri ambiti, per una agricoltura sempre più digitalizzata e sostenibile.

 

Anna Francioni

anna.francioni@cibiexpo.it