REPUBBLICA DEL RUANDA

Inauguriamo la rubrica Gourmonde e il nostro viaggio attraverso le cucine del mondo entrando in una casa di Kigali, in Ruanda, Paese situato al centro del continente africano. Ci accolgono virtualmente Ilaria, antropologa italiana, e Desiré, suo marito ruandese, insieme alla loro figlia, la piccola Thalia. Abbiamo chiacchierato circa gli usi e i costumi alimentari, e questo è ciò che ci hanno raccontato!

 

 

 

 

“Sveglia! È ora di alzarsi!”: i ruandesi sono soliti fare colazione con gli avanzi della cena del giorno precedente, allestita in abbondanza proprio per destinarne parte al primo pasto del giorno successivo. Quando invece preparano la colazione la mattina stessa, utilizzano patate dolci, di solito bollite nel latte, e le accompagnano con tè al latte o latte caldo (bollito per sterilizzarlo) e un pane simile al chapati indiano: azzimo e non lievitato. A volte si cucina anche una sorta di porridge con grano bianco e latte.

 

“A tavola! È pronto!”: l’ingrediente tipico che fa quotidianamente capolino in tavola è la manioca. La sua radice è fatta a pezzi e bollita insieme a patate o fagioli neri. Viene anche ridotta in farina e preparata come una polenta insieme al pomodoro e accompagnata con salsa di arachidi e/o carne. Anche il riso e i legumi sono consumati spesso. Il largo uso di patate, anche fritte, è un retaggio della colonizzazione belga!

 

“Auguri! I piatti della festa”: in Ruanda non esiste il pranzo della domenica. I pasti elaborati sono destinati a eventi come matrimoni, funerali o feste religiose, in cui si prepara una sontuosa grigliata. In realtà, anche grazie al clima sempre mite, si utilizza spesso la graticola su cui si cuoce carne bovina o di capra, allevata e macellata in casa, e nelle grandi occasioni un toro intero! Non lo abbinano con verdure, bensì solo con patate o banane verdi cotte anch’esse sulla griglia e accompagnate con salsa di pomodoro.

 

 

Zibaldone delle curiosità

 

Vi sono molte altre tradizioni alimentari, per noi insolite, che meritano di essere raccontate.

 

Il latte. Le mucche sono quasi sacre e questa è la bevanda base, assunta anche durante i pasti principali. Il latte fermentato viene chiamato kivuguto. Si consuma una grande quantità di questo alimento e non si registrano casi di intolleranze al lattosio! C’è anche un rituale legato al latte: viene offerto quale segno di accettazione e inclusione in una nuova famiglia o gruppo sociale; si consegna con due mani, spesso in una zucca vuota, e non è bene rifiutarlo.

 

I ruandesi però non consumano formaggi e mangiano poco yogurt; pertanto vi è una costante sovra-produzione di latte. Il Governo ha annunciato che presto aprirà la prima industria per la realizzazione di latte in polvere, proprio per sostenere gli allevatori ed evitare gli sprechi.

 

 

 

 

Il burro. È largamente utilizzato e molto spesso è ancora prodotto in casa, soprattutto nelle campagne. Se ne realizzano principalmente due tipi. Il burro kimuri si fa con il kivuguto. Il burro ikimuri invece è un burro tradizionale prodotto dalle donne; si utilizza una zucca come recipiente e viene coperto con foglie di banano. Il latte da cui ha origine, chiamato amacunda, è consumato solo da donne e bambini perché, secondo le credenze locali, gli uomini bevendolo potrebbero perdere la virilità. Nonostante le ottime proprietà nutritive, il burro destinato al consumo alimentare preparato con modalità tradizionali e casalinghe è considerato illegale. Viene comunque utilizzato per la cura del corpo e dei capelli.

 

L’olio. Nelle campagne è poco utilizzato ed è sostituito dal burro. In città invece si usa, oltre al burro, anche l’olio di semi misti o di arachidi. La frittura è un metodo di cottura frequente.

 

I dessert. Nella cucina ruandese i dolci sono quasi sconosciuti. A fine pasto si consuma solo frutta. Talvolta si mangiano delle frittelle tipo crêpes, delle torte stile plumcake, oppure patate, radice di manioca, banane dolci o pani fritti, ma accade per merenda e non al termine del pasto. Solo nelle grandi occasioni vengono servite torte di pan di spagna glassate, il più delle volte senza farciture.

 

Gli alcolici. Si bevono due tradizionali tipi di birra: una di banana, l’urwagwa, l’altra, l’ikigage, fatta di sorgo e talvolta ancora preparata in casa, anche nei villaggi. Si trovano birre e vino d’importazione, ma la qualità di quest’ultimo è molto bassa a fronte di un prezzo elevato.

 

Lo Street Food. I ruandesi ritengono sconveniente mangiare in pubblico. I venditori di street food sono quindi assenti e molto difficilmente si consumano cibo sui mezzi di trasporto, per strada o nei parchi, nonostante il clima mite. Il cibo è considerato “sporco” ed è ancora un mezzo di sostentamento e non un vero e proprio piacere.

 

Il nostro viaggio continua: saliamo sull’aereo del gusto e facciamo rotta verso la meta del mese prossimo… la Slovacchia!

 

Margherita La Francesca

Margherita.lafrancesca@cibiexpo.it