QUANDO LA SCIENZA SI TRASFORMA IN “SCENZA”

La diffusione di articoli pubblicati con dati copiati, “aggiustati” o inventati è una realtà (triste) che può compromettere molteplici aspetti legati alle conoscenze pregresse e alle ricerche future. Il mondo scientifico è popolato da una vasta costellazione di riviste, più o meno prestigiose, tradizionalmente valutate seguendo canoni dettati da indici basati generalmente sulle citazioni che ciascun articolo guadagna nel tempo. Questi indici influenzano il prestigio e la visibilità sia della rivista che dei ricercatori: gli avanzamenti di carriera di questi ultimi si basano anche su tali valutazioni, che nel corso degli anni hanno innescato un circolo vizioso basato sul “publish or perish” (pubblica o muori), fondato sulla pubblicazione a ogni costo.

 

 

 

Spesso quindi per raggiungere prestigio, finanziamenti alla ricerca e avanzamenti di carriera, molti ricercatori intraprendono percorsi di dubbia moralità scientifica, basati sovente su 3 comportamenti illeciti fondamentali: il plagio, la falsificazione e la fabbricazione dei risultati, in ogni loro accezione. Il plagio è, come intuibile, l’appropriazione indebita di testi, idee o dati di terzi inconsapevoli; la falsificazione comprende il dirottamento di dati e risultati “scomodi” verso gli obiettivi prefissati; la fabbricazione implica una costruzione fantasiosa tout court di campioni, dati di base, risultati, immagini ecc., con un costrutto totalmente privo di qualsiasi fondamento realistico.

Tali comportamenti sono, purtroppo, più diffusi di quanto si possa immaginare: un sito web www.retractionwatch.com  diffonde ogni giorno una newsletter che riporta casi aggiornati di illeciti scientifici o di pubblicazioni con dati alterati o completamente inventati; spesso le segnalazioni sono inquietanti, specialmente quando coinvolgono pubblicazioni inerenti alla salute umana e a quella animale.

Purtroppo i pezzi contenenti dati fasulli o corretti in modo fraudolento, immagini alterate o manipolate a dovere sono negli ultimi anni in aumento (oltre 10.000 articoli “pizzicati” nel solo 2023 contro gli scarsi 2.000 del 2016) e la loro individuazione da parte degli editor e dei revisori è particolarmente ardua, nonostante la presenza di sofisticati software in grado di rilevare frodi con una certa attendibilità; agli stratagemmi “classici” si aggiunge anche l’uso dell’intelligenza artificiale che può in alcuni casi restituire un articolo scientifico completo di dati, immagini,  conclusioni e bibliografia. Tali contraffazioni risultano verosimili e possono indurre i revisori a considerarli validi a tutti gli effetti, promuovendone la pubblicazione.

Quali possono essere le conseguenze per gli autori fraudolenti? Le reazioni dipendono molto dalla politica degli enti o degli atenei; innanzitutto, si ha il ritiro dell’articolo da parte della rivista, corredato da opportune motivazioni. In molti casi si possono avere l’interruzione dell’erogazione di fondi, licenziamenti, fino a giungere alla comminazione di condanne penali. Ma le conseguenze per gli autori restano il problema di minore entità; in quanto punto di vista scientifico il fenomeno può raggiungere livelli catastrofici in ogni campo, soprattutto in quello medico: la ricerca si basa non solo su esperienze personali, ma anche sugli studi pregressi che costituiscono la base per quelli futuri.

L’invalidazione dei dati e dei risultati citati negli articoli successivi ha il preoccupante potenziale di inficiare le conclusioni fornite da gruppi di ricerca che hanno – in buona fede – basato le loro conclusioni su articoli fasulli, creando così una reazione a catena tossica che potrebbe ripercuotersi sul progresso scientifico e su aspetti economici, da non sottovalutare soprattutto quando si parla di analisi che coinvolgono grandi volumi di denaro per i finanziamenti.

Nonostante l’estendersi del problema, anche i mezzi per contrastarlo hanno fatto notevoli passi in avanti, permettendo con buoni risultati l’identificazione di articoli prodotti totalmente con la AI. Il tema è, ovviamente, esteso e molto complesso, ma vale la pena considerarlo per la sua gravità e diffusione.

Concludendo, mi sento in dovere di precisare che questo intervento ha uno scopo esclusivamente informativo, e non è stato redatto con la benché minima intenzione di denigrare il mondo della ricerca che, per nostra fortuna, prosegue per la grandissima maggioranza dei casi, secondo metodiche che si muovono con i canoni della buona condotta scientifica. Ritengo (e la stragrande maggioranza dei ricercatori ritiene) necessario divulgare la conoscenza di queste illecite procedure che possono minare gli affascinanti aspetti della scienza e delle loro negative ripercussioni sulla nostra vita, nonché sul fascino che spesso le scoperte scientifiche esercitano non solo sugli esperti del campo, ma a chiunque sia sedotto da questo meraviglioso universo.

 

Massimo Faustini 

Università degli Studi di Milano

Dipartimento DIVAS    

massimo.faustini@unimi.it