PRODUZIONI SOSTENIBILI NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Realizzare progetti in alcuni Paesi in via di sviluppo per organizzare le produzioni alimentari in maniera sostenibile e compatibile con l’ambiente sociale non è sempre facile. Spesso l’offerta di progetti ready made (preconfezionati ndr) non ha dato i risultati attesi. A volte le conseguenze sono state addirittura disastrose, con sviluppi tragici per le società locali e l’ambiente, sebbene tutti i progetti avessero in comune un idealistico punto di partenza: offrire aiuti alimentari. Nel  pianificare gli interventi nei Paesi a lento sviluppo spesso non si è tenuto conto che, oltre a usanze e costumi locali, sono presenti rigidi ordinamenti sociali, imperniati su regole di casta e di ruolo, basati sull’appartenenza etnica, sul sesso e sull’età, con speciale riferimento ai bambini.

 

 

Dunque, vorremo dare un contributo che, partendo da una base tecnico-scientifica sostenibile, proponga soluzioni che non mettano in crisi i progetti e gli interventi, al di là della bontà dei propositi o della loro qualità. 

 

Un progetto di acquacoltura integrata

 

Un progetto di acquacoltura sostenibile integrata nasce dall’osservazione di alcuni territori, in particolare africani, a sviluppo ritardato, dove esistono delle risorse idriche di acqua dolce importanti, scarsamente utilizzate.

L’idea di base consiste nell’organizzare la superficie disponibile realizzando delle vasche di medie dimensioni, con argini in terrapieno alti circa 150 cm, dove far accumulare e variare il livello dell’acqua finalizzato a un ciclo di allevamento ittico, seguito da una o più successioni, in base alla durata del ciclo vegetativo, di coltivazioni orticole.

Con dispositivi semplici, come tubi e barriere in legno, si regola il livello dell’acqua per ottenere una profondità di circa 1 m per la produzione di pesci tropicali come la Tilapia. Al termine del ciclo di allevamento il livello dell’acqua viene abbassato, dapprima per facilitare le operazioni di pesca e di seguito, messo a secco il bacino, per le coltivazioni successive. Si effettuano così zappature a mano o sarchiature a macchina o con animali, per rendere assimilabili dalle piante i composti azotati, fosfati e potassici depositati sul fondo del bacino durante la fase acqua-colturale. Si organizzano, quindi, le coltivazioni a file, utilizzando diverse specie di ortaggi. L’acqua che prima invadeva il bacino adesso scorre in un canaletto al suo interno, permettendo di gestire e indirizzare il flusso idrico lungo i filari di coltivazioni e irrigare le colture per scorrimento.

Nella progettazione dei bacini si dovrà prevedere un canale di adduzione, che derivi una quota di acqua da un fiume in una zona a monte dell’impianto di produzione, per ottenere una pendenza sufficiente a far affluire l’acqua captata ai bacini.  La portata del canale sarà dimensionata per eccesso. Il canale sarà collegato a uno svaso di livello per il troppo pieno, sufficiente ad alimentare i bacini che, nel caso dell’acquacoltura, dovranno assicurarsi un ricambio completo del volume di acqua ogni 2-5 giorni in base alle loro dimensioni, e per l’uso di orticoltura dovranno ricevere  l’acqua necessaria all’irrigazione.

L’agricoltura, in particolare l’orticoltura, è gestita negli stessi bacini durante le fasi asciutte. Negli argini dei bacini sono realizzate rampe per facilitare l’accesso per le lavorazioni di zappatura, la raccolta dei prodotti e la pulizia.

 

I vantaggi del progetto

 

I vantaggi di questo tipo di produzioni integrate sono molteplici.

– È possibile produrre senza l’uso di fertilizzanti. Anzi, le coltivazioni orticole contribuiscono a eliminare i residui organici degli allevamenti ittici accumulati sul fondo durante la fase di acquacoltura.

– Grazie all’alternanza produttiva, anche i parassiti, sia dei vegetali, sia dei pesci, sono eliminati a seguito dell’interruzione del ciclo vitale e pertanto si eviteranno interventi con pesticidi.

– Le produzioni alternate consentono di produrre proteine nobili (pesci) e ortaggi.

– Le produzioni integrate consentono di mantenere inalterata e in molti casi anche di potenziare la fertilità dei suoli.

– Si risparmia sul consumo dell’acqua in quanto, alla fine della fase d’allevamento ittico, l’acqua, passata attraverso un bacino orticolo, sarebbe depurata e quella in eccesso sarebbe restituita al corso d’acqua di derivazione.

– La gestione di tale sistema potrebbe fornire grandi quantità di prodotto di qualità elevata per il mercato locale e anche per altri mercati, creando reddito d’impresa.

– L’integrazione delle attività produttive consentirebbe di utilizzare gli scarti delle produzioni vegetali e gli sfalci erbosi, somministrandoli ai pesci erbivori/onnivori come la Tilapia.

Volendo fare una previsione, con un investimento di circa 15.000 € si otterrebbe l’allestimento di circa 100 ettari (1 ettaro = 10mila mq) di bacini. Alla fine si avrebbe un’area attrezzata da destinare alle coltivazioni e agli allevamenti ittici, in una distribuzione teorica del 50% per ciascuno dei due tipi di attività.

Paolo Berni – Università di Pisa – Nutrafood