ARIA PIÙ SANA GRAZIE ALLE PIANTE

Abbiamo in casa o in ufficio delle piante verdi? Ottima idea. Perché non solo sono belle; sono anche utili per ridurre l’inquinamento atmosferico nei locali in cui viviamo.

 

 

 

Questo dice una ricerca condotta dall’Università di Birmingham in collaborazione con un’istituzione prestigiosa, la Royal Horticultural Society (RHS), la principale organizzazione benefica mondiale del giardinaggio. Fondata nel 1804 da Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society e supervisore dei giardini botanici reali del quartiere londinese di Kew, e da John Wedgwood, figlio del titolare dell’omonima fabbrica di ceramiche, si prefiggeva di rendere il Regno Unito un luogo più verde e più bello e la vita di tutti più gratificante grazie alla presenza delle piante. È ancora oggi una delle più famose organizzazioni mondiali dedite all’orticultura: gestisce 4 giardini aperti al pubblico in diverse zone dell’Inghilterra e organizza alcune tra le più famose esposizioni floreali del mondo, prima tra tutte il Chelsea Flower Show, nato nel 1913.

 

La ricerca

Nel corso dell’indagine sono state monitorate piante d’appartamento comuni esposte al biossido di azoto (NO2), un gas inquinante di odore pungente e altamente tossico, che si forma in atmosfera per ossidazione del monossido (NO) sia nei processi di combustione, dovuti per esempio al riscaldamento degli edifici o al traffico, sia nelle fasi produttive senza combustione (realizzazione di acido nitrico, di fertilizzanti azotati, ecc.). È un gas irritante per l’apparato respiratorio e per gli occhi.

I ricercatori hanno calcolato che, in alcune condizioni, le piante d’appartamento potrebbero essere in grado di ridurre l’NO2 fino al 20%. Ne hanno testate 3, tra quelle che si trovano comunemente nelle case del Regno Unito, non eccessivamente costose e facili da mantenere: il ​​giglio della pace (Spathiphyllum wallisii), la pianta di mais (Dracaena fragrans) e la felce arum (Zamioculcas zamiifolia). Ognuna di esse è stata messa, da sola, in una camera di prova contenente livelli di NO2 paragonabili a quelli di un ufficio ubicato nei pressi di una strada trafficata.

Nell’arco di un’ora, il gruppo di studio ha potuto documentare che tutte le piante, indipendentemente dalla specie, erano state in grado di rimuovere dalla stanza circa la metà dell’NO2. Tali prestazioni non dipendevano dall’ambiente. Per esempio, risultavano ininfluenti le condizioni di luce o di oscurità o, per quanto riguardava il terreno, il grado alto o basso di umidità.

Il ricercatore capo, Christian Pfrang, ha dichiarato: «Le piante che abbiamo scelto erano molto diverse l’una dall’altra, eppure hanno mostrato tutte capacità sorprendentemente simili di rimozione dell’NO2 dall’atmosfera. Questo è molto diverso da quanto era risultato in un nostro precedente lavoro relativo al modo in cui le piante d’appartamento assorbono CO2, fortemente dipendente da fattori ambientali come la notte o il giorno o il contenuto idrico del suolo».

Il team ha anche calcolato cosa potrebbero significare questi risultati per un piccolo ufficio (di 15 metri cubi) e per uno di medie dimensioni (100 metri cubi) con diversi livelli di ventilazione. In un luogo di lavoro piccolo e scarsamente ventilato, con alti valori di inquinamento atmosferico, si è  stimato che 5 piante d’appartamento avrebbero ridotto il biossido d’azoto del 20% circa. In uno spazio più grande, l’effetto, pur minore, sarebbe incrementabile aggiungendone di più.

Sebbene gli effetti sulla riduzione dell’NO2 siano chiari, il meccanismo che produce il fenomeno rimane un mistero. Il dottor Pfrang ha aggiunto: «Non pensiamo che le piante utilizzino lo stesso processo messo in atto per l’assorbimento di CO2, in cui il gas viene assimilato attraverso gli stomi – piccoli fori – nelle foglie. Non c’era alcuna indicazione, anche durante esperimenti più lunghi, che le nostre piante rilasciassero l’NO2 nell’atmosfera; quindi è probabile che si stia verificando un processo biologico che coinvolge il terreno in cui cresce la pianta, ma non sappiamo ancora di cosa si tratti».

La dottoressa Tijana Blanusa, una ricercatrice della RHS coinvolta nello studio, ha dichiarato: «Questo integra i nostri sforzi per comprendere i dettagli scientifici di quella che sappiamo essere una passione popolare. Comprendere i limiti di ciò che possiamo aspettarci dalle piante ci aiuta a pianificare e a consigliare combinazioni che non solo abbiano un bell’aspetto, ma forniscano anche un importante servizio ambientale».

Nella fase successiva della ricerca, il team progetterà strumenti per simulazioni modellistiche della qualità dell’aria in ambienti chiusi, includendo una gamma molto più ampia di variabili chimico-fisiche. Il nuovo progetto, finanziato dal Met Office (il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito), utilizzerà strumenti mobili di misurazione per identificare gli inquinanti e testarne gli effetti sia negli spazi residenziali sia negli uffici.

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it

 

 

N.B.

I dati del Higher Education Funding Council for England (HEFCE) posizionano l’Università di Birmingham fra le 12 istituzioni d’élite in Inghilterra e tra le prime 100 del mondo.

La RHS pubblica testi di rilievo, conserva una collezione di libri di orticoltura e arte botanica di livello mondiale e vende piante di alta qualità e regali di giardinaggio.

 

 

 

 

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