ORTORESSIA

Quando l’attenzione per il cibo diventa ossessione: il paradosso nascosto. L’ortoressia nervosa – termine coniato dal dietologo statunitense Steven Bratman dal greco orthos (giusto) e óreksis (appetito) – è un comportamento alimentare disfunzionale caratterizzato da un’ossessione patologica verso il cibo sano, accompagnata dal desiderio di seguire una dieta perfettamente salutare.

 

 

A differenza di altri disturbi alimentari, è un fenomeno poco conosciuto e non ancora ufficialmente presente nei principali manuali diagnostici e statistici dei disturbi mentali come il DSM-5. Naturalmente il concetto di “mangiare sano” di per sé non è problematico, ma quando la preoccupazione diventa così eccessiva da sconfinare nell’ossessione può celare una realtà potenzialmente dannosa e compromettere la salute fisica e mentale dell’individuo.

Le persone che sviluppano questo disturbo manifestano una preoccupazione estrema per la qualità degli alimenti, imponendosi regole dietetiche rigide. Tendono a seguire regimi specifici come il veganismo, la dieta crudista o il consumo esclusivo di cibi privi di additivi, creando liste di nutrimenti “permessi” e “proibiti”.

Rifiutano categoricamente zuccheri, grassi, prodotti di origine animale, carboidrati raffinati e alimenti trasformati. Tuttavia l’eliminazione di interi gruppi alimentari può portare a stanchezza cronica, disturbi gastrointestinali, compromettendo la digestione fino ad arrivare a gravi carenze nutrizionali. Questi soggetti pianificano scrupolosamente i pasti, ai quali dedicano una quantità sproporzionata di tempo ed energie, cosa che interferisce con altri aspetti della vita; si deteriora la socialità, evitando cene e eventi sociali per paura di non trovare piatti conformi ai propri criteri alimentari.

L’eccessiva preoccupazione, la tendenza ossessiva al controllo delle etichette, unite al mancato rispetto delle regole, possono portare a livelli elevati di ansia, sentimenti di colpa e vergogna. Rispetto agli altri disturbi, gli “ortoressici” non sono ossessionati dal peso corporeo ma dall’idea di “purezza” del cib; in pratica il focus del controllo si sposta dalla quantità alla qualità.

 

Diagnosi, cause e fattori di rischio

Diagnosticare questo disturbo è molto complesso. La più grande difficoltà sta nel fatto che può essere confuso con la semplice attenzione a una sana alimentazione, per altro sempre più incentivata dalla cultura attuale.

Gli elementi che contribuiscono all’insorgere della patologia sono multifattoriali e comprendono componenti genetiche, psicologiche e sociali.

Tra i principali i fattori di rischio si annoverano una storia familiare di disturbi della sfera del comportamento alimentare, una bassa autostima e, spesso, una tendenza al perfezionismo.

Inoltre, la pressione sociale, i modelli culturali che promuovono un’alimentazione estremamente ripulita e l’esposizione alle immagini di corpi perfetti proposte dai social media possono alimentare l’ossessione per il cibo sano.

Essere consapevoli di questi fattori può aiutare a riconoscere i soggetti a rischio e a intervenire precocemente per prevenire lo sviluppo del disturbo.

 

Trattamento

Data la complessità di questo fenomeno, il trattamento richiede un intervento multidisciplinare che combini aspetto psicologico e nutrizionale.

L’obiettivo principale delle terapie per l’ortoressia mira a ristabilire un rapporto equilibrato con il cibo, a ridurre l’ansia e il bisogno ossessivo di purezza alimentare.

La scelta del tipo di trattamento o la combinazione di diverse tecniche dipendono dalle caratteristiche individuali del paziente e dalla gravità del disturbo.

La psicoterapia rimane il pilastro principale: tra le più comuni quella cognitivo-comportamentale che aiuta a modificare i pensieri, i comportamenti ossessivi e disfunzionali legati al cibo e a sviluppare un atteggiamento più equilibrato.

Un’altra terapia utile è quella dialettico-comportamentale che insegna alcune abilità per regolare le emozioni intense che spesso accompagnano il disturbo.

Anche quella di gruppo può aiutare a ridurre l’isolamento sociale; naturalmente il sostegno da parte di amici e familiari gioca un ruolo fondamentale nel percorso di guarigione.

Inoltre, si possono praticare alcune tecniche di rilassamento come la meditazione e la mindfulness, strumenti efficaci per aiutare le persone a gestire l’ansia legata alla loro ossessione. Dal punto di vista nutrizionale, è importante intervenire con una rieducazione alimentare incoraggiando una maggiore flessibilità e reintegrando gradualmente gli alimenti.

Nei casi più gravi può essere necessario l’intervento medico per trattare eventuali carenze nutrizionali o inserire farmaci per l’ansia.

La chiave per superare l’ortoressia sta nel trovare un equilibrio tra abitudini alimentari salutari e una relazione serena e flessibile con il cibo.

Il recupero è un processo graduale, ma con il giusto supporto è possibile raggiungere un significativo miglioramento della qualità della vita.

 

Alessandra Meda

alessandra.meda@cibiexpo.it

 

L’ortoressia

Nota anche come “clean-eating” – che significa letteralmente “alimentazione pulita” –, è sostenuta da personaggi noti come Gwyneth Paltrow e Cameron Diaz, le quali prediligono il consumo di alimenti completamente naturali e privi di lavorazioni industriali.