
Succede spesso che porzioni di terreno dedicate alla viticoltura, anche se vicine tra loro, differiscano per microclima, grado di umidità, caratteristiche del suolo. Questo può rendere difficile controllare lo stato di salute del vigneto o, tanto più, della singola pianta. Oggi però viene in soccorso la viticoltura di precisione: grazie all’uso dell’informatica che consente di gestire un amplissimo numero di informazioni, si possono rilevare con esattezza le coordinate geografiche delle viti (la cosiddetta georeferenziazione) e quindi mettere a punto gli interventi necessari alla salvaguardia del benessere di ciascuna pianta.
SOSWine
In Toscana nel 2015 la Regione ha finanziato il progetto “Innovazione, Valorizzazione e Ottimizzazione della Filiera Vitivinicola dell’Area Sud della Provincia di Grosseto”, capofila la Cantina Cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano e partner le aziende vitivinicole Fattoria Mantellassi, Fratelli Bruni e Montauto.
In questo contesto si è avviata una sperimentazione biennale, SOSWine, con la direzione scientifica di Fabio Mencarelli, professore ordinario al DIBAF (Dipartimento per l’Innovazione dei Sistemi biologici, Agroalimentari e Forestali) dell’Università della Tuscia, e la collaborazione del professor Pietro Tonutti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Il progetto prevede l’impiego della pratica DSS (Decision Supporting System) che, basandosi su rilevamenti accurati dei dati ambientali, consente interventi mirati in caso di sviluppo di malattie, con un significativo risparmio economico per l’azienda e minor impatto ambientale perché si difendono le viti eseguendo direttamente in vigneto trattamenti con l’ozono (molecola formata da tre atomi di ossigeno), un elemento con proprietà disinfettanti e disinfestanti che agisce immediatamente e senza lasciare residui, sia in fase gassosa, sia sciolto in acqua. Questo permette di ridurre, o per lo meno di limitare, l’impiego di fitofarmaci.
Anomalie precoci sia fisiologiche, sia patologiche sono individuate con precisione grazie a un drone di ultima generazione, con il quale il DIBAF svolge attività di servizio, che provvede a eseguire la mappatura remota. I dati rilevati vengono integrati con mappature di tipo prossimale (cioè eseguite da vicino) con un sensore all’infrarosso che rileva i dati di maturazione delle uve. Le mappature consentono ai produttori di vedere ciò che sta avvenendo in pianta, sia nella chioma che sui grappoli.
I collaboratori della sperimentazione SOSWine sono il professor Giuseppe Scarascia Mugnozza (Direttore DIBAF), il ricercatore dottor Andrea Bellincontro, gli assegnisti dottor Simone Baccelloni e dottor Roberto Moscetti.
Le piattaforme sensoriali
I dati da raccogliere e analizzare sono tanti: per questo il DIBAF sta realizzando dei prototipi di piattaforme sensoriali IoT (Internet of Things) di dimensioni ridotte, in grado di rilevare parametri ambientali e del suolo, luce incidente e caratteristiche di maturazione dell’uva a costi molto contenuti e con la possibilità di avere le informazioni wireless (senza cavo) a distanza, in una qualunque parte del mondo ci si trovi purché ci sia la connessione Internet.
Per inciso, Internet of Things è la rete attraverso la quale si prevede che entro il 2020 cinquanta miliardi di dispositivi interagiranno in modo integrato con le persone e con l’ambiente, realizzando un modello d’interconnessione universale su scala mondiale. Ogni dispositivo, di qualsiasi natura e dimensione, sarà capace di comunicare, e quindi di interagire con altri dispositivi, di scambiare dati e di decidere in maniera automatica e autonoma, anche a prescindere dall’intervento umano.
L’innovazione in cantina
Torniamo al vino. Per la parte enologica, nella Cantina Cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano è stata realizzata una cella innovativa per l’appassimento delle uve che consente lo studio della loro evoluzione metabolica, cioè di tutte le loro reazioni chimiche, per poter scegliere la destinazione migliore dei grappoli: produzione di vino da uve mature o da uve appassite.
Ancora, impiegando il brevetto italiano Purovino della società PC Engineering, le aziende partner del progetto otterranno vini senza aggiunta di solfiti. La società citata inoltre collaborerà con il DIBAF per la sanificazione della cantina con acqua ozonata che, opportunatamente filtrata e riozonata, si potrà riutilizzare, consentendo un risparmio del 70% di acqua e l’abbandono dei detergenti chimici.
Alla fine l’intera innovazione di filiera sarà sottoposta a una procedura che ne valuti l’interazione con l’ambiente durante tutto il ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment) e la certificazione di impronta ambientale di prodotto (PEF, Product Environmental Footprint).
Paola Chessa Pietroboni e Fabio Mencarelli
