NONNA DENTRO

Ovvero Vittoria De Nittis, architetto in erba, conosciuta da tantissimi per le sue capacità culinarie da “giovane nonna”.

Di Matera, laureata da poco in architettura al Politecnico di Milano, interior designer per un’azienda multinazionale, all’inizio del primo lockdown sente di aver bisogno di una valvola di sfogo per salvarsi dallo stress milanese.

Vede per caso che Chef in camicia (una community di cuochi amatoriali e patiti della buona cucina) ha pubblicato una storia su Instagram che recita qualcosa tipo “Sei un terrone fuori sede? Sei a Milano da anni? Stiamo cercando proprio te” e, spinta dal fidanzato, manda un video di sé stessa all’opera in cucina.

 

 

È l’inizio di una seconda vita?

Quando liberarono le gabbie, a maggio, mi fecero un provino di persona e io risultai il contrario di quello che volevano. Stavano cercando uno studente fuori sede che cucinasse da studente, cose tipo il tonno in scatola rivitalizzato, e invece io ero già a Milano da tanto, lavoravo da 2 anni e l’unico requisito giusto che avevo era essere terrona! Però si incuriosirono, perché io riconosco di essere un soggetto: sono la classica persona di cui dici ma questa ci fa o ci è? E io ci sono proprio!

 

Anche a me effettivamente sei già molto simpatica. Continua a raccontare.

Mi chiesero che cosa mi piacesse cucinare. E io raccontai la verità, che per altro mi causa anche molti disagi sociali, e cioè che non mangio niente salvo piatti italiani, e meglio se cucinati da me, dalla mia famiglia o da qualcuno di noto. Che sono un po’ vecchia nell’anima: non ho mai mangiato al McDonald’s, non sono mai andata in discoteca, mai mangiato sushi o kebab; io mangio quello che cucina mia nonna e il mio piatto preferito è pasta e lenticchie. Si incuriosirono e mi invitarono a pensare a un format. E così io proposi loro Piccole Nonne, che poi decisero di realizzare con il nome di Giovani Nonne.

 

L’idea è semplice e, infatti, il pubblico ha da subito amato molto il programma. Vittoria cucina i piatti tipici della tradizione meridionale, e ovviamente quelli nati dalla fantasia e dalla bravura di nonna Rosa, suo punto di riferimento sia sentimentale che culinario, senza arzigogoli, stranezze, dosaggi precisi, impiattamenti particolari.

 

Proponi quella che chiami una cucina “terra terra”, ma buona e tipica. Senza copioni, senza schemi, con grande spontaneità, senza tempi morti.

Le persone mi vogliono molto bene e, se dedicassi tutta la vita a questa attività, un personaggio come il mio potrebbe avere un grandissimo successo. Ho mille acciacchi da vecchia, tipo il tunnel carpale, mia mamma mi dice che sono una pesantona, e quindi penso di essere un po’ ridicola. Facendo però io un altro lavoro, non sono in realtà nota al grande pubblico. In più oggi, per avere successo, devi stare 24h su 24 su Instagram, sui social, ma io non riuscirei mai: avere l’ansia di dover continuamente postare, raccontare sempre i fatti miei. Sembro una personalità esplosiva; in realtà, invece, faccio cose molto calme. Amo le poesie, e più tristi sono meglio è; mi piace la campagna, andare a cavallo, l’isolamento totale…

 

Quindi a Milano soffri tantissimo?!

Si, infatti il mio fidanzato per San Valentino mi ha regalato l’iscrizione a un centro ippico. Cerco tutti i modi per lasciare la città, almeno nei weekend, e appartarmi da qualche parte, a contatto con la natura. Questo mi manca tantissimo del sud.

 

Visto il tuo amore per la natura, sei anche una che sperimenta e coltiva?

Tantissimo. Casa mia è una giungla e ho anche una micro-coltura idroponica con basilico, rosmarino, timo… La cosa bella che ho fatto appena arrivata a Milano è stato metter davanti all’ingresso di casa mia, una casa di ringhiera, due ulivi presi all’Esselunga, adesso diventati enormi! Sono il mio segno distintivo.

 

Che cosa ti ha spinto invece a cucinare?

Mia mamma lavorava fuori città, e quindi non c’era mai a pranzo, e io dovevo sfamare due bocche abbastanza esigenti come quelle di mio padre e di mio fratello. Già alla scuola media, piccolina, preparavo il pranzo per tutti. Non ho mai variato molto, però eh…!

 

Qual è il tuo cavallo di battaglia?

Pasta e lenticchie. Mi ricorda i giovedì da mia nonna: era il giorno in cui andavo a mangiare da lei. Era proprio quel tipo di piatto che, anche se ti veniva da pensare che non potevi mangiarlo perché eri a dieta, invece lo mangiavi. È la ricetta che mi ha avvicinato alla cucina. Dentro la pasta e lenticchie c’è la cultura contadina e il contadino che c’è in me. Una delle puntate di Giovani Nonne a cui sono più affezionata è infatti quella in cui racconto la ricetta della crapiata, un piatto materano tipico, una zuppa di legumi che tradizionalmente veniva preparata e mangiata ogni agosto grazie ai frutti dei nuovi raccolti portati da tutti i contadini della zona. E l’altra cosa a cui pongo tantissima attenzione è l’olio, perché sono cresciuta con quello biologico e buonissimo di mia nonna.

 

Capisco che tua nonna è centrale nella tua vita…

Totalmente. Sia perché è l’unica nonna che ho conosciuto sia perché è diventata nel tempo un mio punto di riferimento nella cucina ma anche nella vita.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 

 

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