MOGLIE E BUOI DEI PAESI TUOI. MA I BUOI COME ME LI PREPARI?

“Il Rossiglione, smontato, con un coltello il petto del Guardastagno aprì e colle proprie mani il cuor gli trasse, e quel fatto avviluppare in un pennoncello di lancia, comandò ad un de’ suoi famigliari che nel portasse […]. Il Rossiglione, smontato, chiamò il cuoco e gli disse: “Prenderai quel cuor di cinghiare e fa che tu ne facci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu ne sai. E quando a tavola sarò, me la manda in una scodella d’argento” […]. La donna, che svogliata non era, ne cominciò a mangiare e parvele buono; per la qual cosa ella il mangiò tutto”.
Questa novella contenuta nel Decameron di Boccaccio sembra un racconto d’altri tempi. E certamente lo è, perché siamo nel 1300 e Messer Rossiglione, tradito nell’orgoglio, non solo uccide l’uomo amato dalla moglie, messer Guardastagno, ma gli cava il cuore, lo fa cucinare e lo dà in pasto alla donna. Che, a sua insaputa, gradisce enormemente il lauto pasto. Altri tempi, sì, ma nemmeno così tanto.

 

 

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In Italia si mangia tutto

 

Uscendo dal seminato del cannibalismo, ma restando in quello della stranezza in materia di gusti carnivori italiani, troviamo il Bollito alla Piemontese, che propone testina, lingua, scaramella (bianco costato); per non parlare della Finanziera, tra creste di gallo, animelle e granelle (testicoli) di vitello. O il tanto dibattuto e “stellato” Piccione. La Polenta e osei veneta si prepara con beccafichi, allodole o tordi, mentre il Lampredotto è un faro della cucina toscana: stomaco di bovino (precisamente l’abomaso) solitamente servito nel panino. Spostiamoci a Roma dove, in pieno stile “antico banchetto”, puoi deliziarti con un ottimo piatto di Rigatoni con la pajata, che è l’intestino tenue del vitellino da latte o del bue. Spostiamoci in Umbria, poi, per assaggiare lo Spezzatino di coratella a base di interiora di agnello, coniglio o pollame, per poi passare in Abruzzo con i suoi Arrosticini: spiedini a base di carne di pecora, una delizia per chi ama i gusti forti (anzi, diciamo pure selvatici). In questo viaggio da nord a sud ricordiamoci di portare sempre con noi dei buoni Sanguinacci: così… nel caso in cui avessimo voglia di sgranocchiarci un bell’insaccato di interiora e sangue. Le stranezze carnivore sono infinite, ma una, per il gusto e la “leggerezza”, merita ancora di essere nominata: il Pani c’a meusa siciliano, un delizioso street-food preparato con la milza e il polmone di vitello. Ottimo da fine pasto… E siamo stati solo in Italia!

 

Stranezze alimentari d’oltre confine

 

Addentrarsi nelle abitudini alimentari in materia di carne nel resto del mondo sarebbe come assaggiare un pezzo di Casu marzu cercando di contare le larve che lo caratterizzano: impossibile, perché questo celebre formaggio sardo ha una consistenza cremosa in cui i simpatici vermetti non sono più riconoscibili. Impossibile quindi elencare tutte le stranezze mondiali, ma qualcuna che ci solletica particolarmente e che vogliamo citare c’è. Andiamo in Francia, per goderci una cena in stile “Pranzo di Babette” a base di Cailles en sarcophage, Foie gras e Gardienne de toro. Procediamo con ordine: nel primo caso, abbiamo dei vol-au-vent che simulano un sarcofago, dentro cui caliamo quaglie ripiene di fegatini di pollo, tartufo e funghi; anche il fegato di anatra ingrassata – tra i piatti della tradizione francese, preparato soprattutto nel Périgord, Pirenei e Alsazia – non è indicato per i palati più delicati (e, per essere precisi, anche per quelli più sensibili alla sofferenza dell’animale…), così come il ricco spezzatino di toro selvatico, tipico della Camargue, preparato con vino rosso, carote, cipolle. Da mangiare in loco, e non perché sia complesso da preparare, ma in quanto la carne di toro, almeno in Italia, è praticamente impossibile da reperire. Spostiamoci un po’ più al freddo, e per combatterlo possiamo affidarci al sapore intenso dell’Haggis scozzese, piatto nazionale a base di insaccato di cuore, polmone e fegato di pecora, insaporito con cipolle e farina d’avena e cucinato direttamente nello stomaco dell’animale. Poco gradevole all’aspetto, molto gradevole (a detta scozzese) al gusto. Se il budello ci ha lasciato ancora un po’ di appetito, possiamo deliziarci con Carne di foca groenlandese, del buon Stufato di renna o qualche pezzetto di Hákarl, la carne di squalo putrefatta. Gli Islandesi la amano, noi…!
Moglie e buoi (preparati come??
ndr) dei paesi tuoi. Nel Sud-Est asiatico si può trovare il Balut, uovo di anatra o gallina fecondato e fatto bollire nel suo guscio: la particolarità risiede nel fatto che l’embrione all’interno è già praticamente formato. Meglio forse restare su una classica carne di serpente o qualche sfizioso insetto. Anche con la Zuppa di pipistrello, i topi e i vermi delle risaie o la Torta di sangue di maiale, Cina e Indonesia non scherzano. Ci sta forse passando l’appetito? I Testicoli di toro americani o il Canguro alla griglia australiano potrebbero farcelo tornare, magari serviti con un po’ di latte e sangue delle tribù Masai. Fino a compiere un ultimo salto in Perù e dintorni, dove si preparano Porcellini d’India fritti o stufati con le verdure. Assurdo, vero? Eppure, il celebre Coniglio alla ligure, preparato con vino, olive, cipolle ed erbe aromatiche, non se ne discosta poi così tanto.

Ecco che allora anche Boccaccio, se potesse leggerci, si farebbe una grassa (o, dato i piatti visti finora, magra) risata, e riterrebbe “normale” la sua novella. Viene da chiederci come Messer Rossiglione avrebbe fatto preparare quel cuore: certamente stufato, con del buon Chianti, qualche rametto di alloro e, perché no, un macinato di interiora miste. Ma forse Decameron, a quel punto, si sarebbe chiamato De Gustibus. E questa è tutta un’altra storia.

 

Chiara Caprettini