Dalla cucina della nonna ai social, passando per MasterChef Italia. La sua storia nasce nella cucina di casa e dalla passione trasmessa dalla nonna. Dopo l’esperienza televisiva, ha trasformato quell’interesse in una professione, costruendo una carriera tra ristorazione e comunicazione digitale. Oggi è chef food e content creator su Cookist, progetto editoriale del gruppo Ciaopeople in cui racconta la ricchezza della cucina italiana, tra tecnica, tradizione e identità regionali. Nei suoi contenuti valorizza ricette storiche, prodotti del territorio e tradizioni locali, con l’obiettivo di rendere la cultura gastronomica più accessibile. Un racconto autentico della cucina, dove tradizione e linguaggio digitale convivono senza perdere qualità e identità.

Quando hai capito che la cucina sarebbe diventata la tua strada?
La cucina mi è sempre piaciuta. Da bambino guardavo mia nonna cucinare e cercavo di rifare le ricette insieme a lei. Però, al momento di scegliere la scuola superiore, non ho fatto l’alberghiero: dove vivevo non c’erano scuole che mi convincessero, e così ho scelto il liceo artistico. Solo più tardi ho capito che avevo sbagliato percorso: io ero portato per fare il cuoco.
Quanto ha influito MasterChef Italia sulla tua crescita professionale?
Mi ha cambiato la vita. Prima non avevo una direzione precisa, poi ho deciso di mettermi in gioco, seguendo quella che era sempre stata la mia più grande passione: la cucina. Dopo il programma sono arrivate subito le prime chiamate dai ristoranti e da lì è iniziato il mio vero percorso professionale, fatto di gavetta e lavoro sul campo. Venivo da un piccolo paese vicino Mantova e, in quegli anni, avere successo nel mondo della ristorazione senza un percorso formativo specifico alle spalle sembrava impossibile. Avevo inviato curriculum anche per ruoli da aiuto cuoco o lavapiatti, ma senza ricevere risposte concrete. Oggi, il settore è cambiato e la richiesta di personale è più alta, ma allora riuscire a trovare spazio in cucina non era affatto semplice.
Quindi MasterChef è stato davvero un trampolino di lancio?
Assolutamente sì, ma non nel senso della visibilità social o della televisione. Per me è stato il modo per entrare davvero nel mondo della cucina professionale. Non cercavo notorietà, ma un’opportunità concreta per lavorare nei ristoranti. E, tra le cose più belle che mi ha lasciato, c’è anche l’incontro con la donna che sarebbe poi diventata mia moglie.
Oggi il cibo è sempre più legato ai social media e alla comunicazione digitale. Come vedi il rapporto tra cucina e social?
È un rapporto complesso, ma inevitabile. Oggi i social hanno reso la cucina più accessibile e permettono di raccontare tradizioni, metodi e territori a un pubblico enorme. Allo stesso tempo, però, la comunicazione online richiede velocità e immediatezza, rischiando a volte di semplificare troppo un mondo fatto di studio, tecnica e sacrificio.
Secondo te, questo fenomeno ha migliorato o impoverito la cultura gastronomica?
Dipende da come viene utilizzato. I social possono avere un effetto molto positivo, perché ci sono creator bravissimi che trasmettono metodologia, conoscenza e passione. Però esiste anche il lato opposto: tanti contenuti puntano solo alla viralità. Ci sono professionisti molto preparati e altri che fanno video “acchiappa-like”. Però, quando dietro ai contenuti c’è un vero background da cuoco, si percepisce subito. Io seguo volentieri chi riesce a trasmettere davvero il saper fare in cucina, non solo immagini belle da vedere.
Come ti definiresti?
Dopo la nascita del mio primo figlio, ho scelto di lasciare il lavoro da chef perché i ritmi erano difficili da conciliare con la vita familiare. Quindi oggi mi considero uno chef food content creator: continuo a cucinare e, allo stesso tempo, racconto il cibo attraverso i social, cercando di valorizzare soprattutto le ricette della tradizione italiana. Mi piace raccontare, non solo il piatto finale, ma la storia di una ricetta e il legame con il territorio.
Le ricette tradizionali sembrano essere centrali nei tuoi contenuti.
Sì, sto lavorando molto sulle ricette antiche. La cucina italiana è incredibile, perché è vastissima: ogni regione, ma anche ogni paese, ha piatti diversi. L’altro giorno ho scoperto un procedimento tipico del territorio dove vivo, che non avevo mai sentito nominare. Questa frammentazione è la nostra vera forza. Basta spostarsi di pochi chilometri per trovare varianti completamente diverse dello stesso piatto. Pensiamo al risotto alla pilota mantovano e al risotto veronese con il tastasal (un impasto di carne di maiale tipico della tradizione contadina). Sono molto simili, ma il nostro è asciutto e sgranato, mentre quello veronese è più cremoso. Sono dettagli che raccontano identità diverse.
Cosa ti piacerebbe trasmettere oggi attraverso il tuo lavoro?
Vorrei far capire che la cucina non è solo intrattenimento. Dietro un piatto ci sono tradizione, tecnica, storia e territorio. I social sono uno strumento potentissimo, ma bisogna usarli con autenticità. Alla fine, quello che resta davvero è la passione.
Alessandra Meda
Cookist
È un progetto editoriale digitale, edito dal gruppo Ciaopeople, dedicato al mondo del food. Attraverso ricette, video e contenuti social, racconta il cibo in modo semplice, contemporaneo e accessibile a un pubblico molto ampio. Riconosciuto da Facebook tra le migliori case history globali e da Gambero Rosso tra i migliori siti di cucina, oggi conta quasi 50 milioni di follower nel mondo e raggiunge oltre 15 milioni di persone solo in Italia, affiancando all’intrattenimento contenuti dedicati a storia, tradizione e salute. Nel 2025 ha ampliato la propria presenza cross-mediale con l’approdo in TV sul canale Food Network.
