MESSO A DIETA DA IPPOCRATE

Nato intorno al 460 a. C. nell’isola greca di Coo, secondo i contemporanei fu il fondatore della medicina scientifica.

“Allora Ippocrate noi ci sediamo quaggiù?”

“Sì, sì, Nestore, sarò da voi tra poco”.

“Come no…”, borbottò lo zio.

“Nestore?”, ridacchiò il nipote.

“Beh? Che c’è? È il nome di un eroe omerico! Pensa per te, Aristide”.

“Aristi-che?!”

“Shhh! Disturberai il maestro!”, disse accennando all’uomo dalla folta barba che stava visitando il paziente di turno.

“… Quindi è lui Ippocrate?”

“In carne e ossa”.

 

 

Entrambi guardarono il medico

Qui c’è un eccesso di pituita rispetto a questa stagione. Serve un clistere ogni 3 giorni e cibi caldi e secchi…”

“Zio, ma non è già il quinto clistere che prescrive da quando siamo qui?”

“Già, non me ne parlare”.

“Ma… la pituita?”

“La pituita, o flegma, è uno dei quattro umori del corpo, secondo la teoria di Ippocrate. Beh… non è che l’abbia inventata lui in realtà; però è una superstar, quindi alla fine gliel’hanno attribuita”.

“In che senso ‘umori’?”

“Umor in latino, e prima chymòs in greco, significavano ‘liquido’, ‘succo’. I quattro umori – sangue, pituita, bile gialla e bile nera – sarebbero quindi i quattro liquidi responsabili, se in equilibrio, del giusto funzionamento del corpo e, se non in equilibrio, di buona parte delle malattie”.

“E che cosa c’entrano le stagioni?”

“C’entrano nel senso che ogni umore è in relazione con certe proprietà, alle quali corrispondono anche le stagioni. Per esempio: ora siamo in autunno, che ha le proprietà freddo e secco, mentre la pituita è associata alle proprietà freddo e umido, tipiche dell’inverno. Leggeri eccessi di ogni umore sono stagionali; ciascuno di essi dovrebbe abbondare nella stagione che condivide le sue caratteristiche”.

“E, quindi, cibi caldi e umidi dovrebbero… compensare in qualche modo?”

“Bravo nipote! Tutta la teoria umorale si basa proprio sul ristabilire l’equilibrio degli umori. Ogni cibo ha delle proprietà intrinseche che qualunque buon medico deve conoscere, così da poter indicare la dieta adeguata. Solo che, in questo caso, le proprietà intrinseche non sono principi attivi, nutrienti, ecc., ma la combinazione delle proprietà caldo/freddo – secco/umido”.

Ora Ippocrate stava visitando un uomo la cui stazza era sproporzionata rispetto alla misura di una porta normale, tanto che, per entrare, dovette mettersi di lato e trattenere il respiro.

“Ah! Questa la vorrei sentire”, sghignazzò lo zio.

Il medico osservò il paziente e decretò:

“Serve più attività fisica… e subito dopo, senza esserti rinfrescato, bevi del vino non troppo freddo. Pasti a base di sesamo, dolciumi e altre sostanze simili e, mi raccomando, molto abbondanti, una sola volta al giorno. Niente bagni. Dormi su un letto duro e, quando puoi, passeggia nudo”.

“…Ah…”

“Che c’è? Non ti convince la teoria del Maestro?”

“Dimagrire… mangiando dolci e camminando nudi?”

“Ma facendo un solo pasto al giorno!” Lo zio soffocò una risata in piccoli colpi di tosse. Il medico posò lo sguardo su di lui.

“Sto bene! Sto bene!”, disse lo zio alzando le mani neanche gli avessero puntato contro una pistola. Il medico tornò al paziente.

“…Mi sembra che una soluzione simile sia arrivata fino a noi in Il Regime salutare, una delle tante opere del Corpus Hippocraticum; secondo paragrafo, mi pare”, concluse pensieroso.

“Ma zio, ne parlano sempre come del padre della medicina… Pensavo di trovare qualcosa di più simile alle conoscenze o ai metodi che abbiamo noi…”

“Beh, benvenuto nella Grecia del V secolo avanti Cristo! Però bisogna dare a Ippocrate quel che è di Ippocrate: vedi come fa?”

Il medico stava ora esaminando con attenzione un paziente, facendo molte domande su cosa sentisse, dove fosse situato il dolore, tastando, ascoltando…

“Ecco: questo, prima di lui, non era la prassi. Ippocrate, come tutti i medici che lo precedettero, era asclepiade, un medico-sacerdote formato nei templi di Asclepio, dio della medicina, figlio di Apollo. Solo che le soluzioni terapeutiche erano un po’ più… magico-religiose”.

“In che senso?”

“Nel senso che, per esempio, si credeva che la guarigione fosse portata nel sonno dalla divinità stessa, per cui alcune terapie consistevano semplicemente nel venire a dormire nel tempio. Ippocrate, invece, fu il primo che rifiutò sistematicamente questo tipo di soluzioni, privilegiando l’osservazione diretta e l’ascolto del paziente, la sperimentazione e l’analisi dei sintomi e dell’effetto delle terapie. Questo puoi già considerarlo più ‘scientifico’?”

Il nipote annuì incerto.

“Poi, certo, nessuno è indipendente dalla visione del mondo nella quale nasce e cresce. Buona parte delle soluzioni di Ippocrate, come mangiare dolci per dimagrire o usare il succo di acacia contro la caduta dei capelli, non sembra così efficace vista con gli occhi della biomedicina moderna; ma considera questo…”

Lo zio si avvicinò al nipote.

“Agli inizi del Novecento esistevano delle compresse a base di uranio, perché si pensava che la radioattività fosse un toccasana. Nel Novecento, un secolo fa! Che c’è di strano allora se delle soluzioni di duemilacinquecento anni fa ci fanno sorridere?”

Riccardo Vedovato

riccardo.vedovato1994@gmail.com 

 

 

 

 

 

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